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Il martirio di don Jerzy Popiełuszko

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Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 04/08/16

PERDERE LA FEDE A CAUSA DELLA GUERRA E RITROVARLA ATTRAVERSO DON JERZY

«Desidero comunicare la guarigione spirituale di mio zio (74 anni), che per oltre 40 anni non si era confessato. Aveva perso la fede durante la guerra, quando era stato deportato a Dachau e poi a Majdanek». «Era il 19 ottobre 1984. Lo zio (…) seguiva le notizie sul rapimento di don Jerzy Popiełuszko alla radio. Due giorni dopo ricevette in sogno da don Jerzy l’ordine di andare in chiesa e di accostarsi al sacramento della penitenza. Il 22 ottobre 1984, mentre ascoltava di nuovo un trasmissione radiofonica sul rapimento di don Jerzy, disse a suo cognato che don Popiełuszko era morto. Allora ci raccontò il suo sogno. Anche se si sentiva assolutamente bene e non si aspettava nessuna malattia, tuttavia la domenica successiva si recò alla chiesa di Trzebieszów (…) Non ebbe però il coraggio di accostarsi al sacramento della penitenza. La settimana dopo si ammalò improvvisamente e venne ricoverato in ospedale (aveva, come si seppe in seguito, un cancro allo stomaco).

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(…) Cercai di parlargli con affetto e (…) Dopo molte insistenze, permise che andasse da lui un sacerdote. Andammo in canonica, dove era in corso il pranzo di Natale. Il sacerdote interruppe il pasto e venne con noi, portando con sé il Signore Gesù e gli oli santi. (…) Rientrammo nella camera, dove lo zio, dopo 45 anni di lontananza da Dio, era sollevato e contento: “Dio sia lodato, Dio sia ringraziato!”. Si avvertiva la gioia, pur nel dolore e la presenza del Signore Gesù in quella persona sofferente. Salutammo lo zio Stefan (…) Tornammo a casa felici del fatto che il malato si fosse riconciliato con Dio. (…) alle 2 di quella notte lo zio era morto. Grande è stata la nostra gioia, perché lo zio aveva fatto in tempo a riconciliarsi con Dio, prima di morire. Questa riconciliazione la dobbiamo al martire don Jerzy(…)».

IL DOLORE E LA FEDE DI UNA MADRE

“È difficile immaginare una scena più tragica. La madre guarda la fotografia del figlio assassinato. Lo riconosce a malapena. Il viso è massacrato, le orbite ingiallite. Il corpo è contorto, le gambe, con le ginocchia piegate, sono legate con una corda a cui è attaccato un sacco pieno di pietre. Le dita delle mani annerite, le unghie livide. L’abito talare strappato e tutto sporco di fango”.

La madre di don Jerzy, Marianna Popiełuszko, di fronte a una tale atrocità dimostra lo stesso spirito di misericordia della Madre Celeste ai piedi della croce:

“(…)«Che dire? È un grande dolore. Si riapre una vecchia ferita e quella ferita c’è e ci sarà sempre, perché chi può dimenticare una cosa del genere? Ma io non condanno nessuno, non chiedo la morte di nessuno. La cosa che mi farebbe più piacere sarebbe che gli assassini si convertissero. E, se tale sarà la volontà di Dio, vorrei vivere almeno fino a quando verrà fissata la data della beatificazione»”.

Marianna ha ricevuto la grazia dal Cielo di morire all’età di 93 anni, solo dopo la conferma da parte della Chiesa di ciò di cui lei era fermamente convinta: la santità di suo figlio.

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