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Il martirio di don Jerzy Popiełuszko

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Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 04/08/16

«Ci tenevamo al corrente sull’evolversi degli eventi. Ricordo che il Santo Padre stava seduto davanti al televisore, ad ascoltare i comunicati, con un’enorme preoccupazione e tristezza sul volto, avvilito. Seguiva con precisione quello che accadeva allora in Polonia»

e quelle pronunciate da lo stesso pontefice il 24 ottobre, cinque giorni dopo la scomparsa di don Jerzy:

«Profondamente colpito da questo fatto, esprimo la mia solidarietà con i pastori e il popolo della Chiesa di Varsavia. Condivido la giusta preoccupazione dell’intera società nei confronti di questo atto disumano, che è espressione della violenza compiuta su un sacerdote e, ovviamente, della violazione della dignità e dei diritti inalienabili dell’essere umano. Faccio appello alle coscienze di coloro che hanno commesso questo atto infame e che di esso dovranno rispondere».

DON JERZY MARTIRE E PROFETA

“L’autentico profeta dell’Europa, quello che afferma la vita attraverso la morte”.
Questa frase di Giovanni Paolo II esprime tutto il senso dell’estremo sacrificio di don Jerzy Popiełuszko. Affermare la vita attraverso la morte può sembrare per l’uomo secolarizzato di oggi un concetto assurdo, delirante e paradossale. Eppure il cristiano, come recentemente avvenuto a Rouen in Francia per padre Jacques Hamel , così come per tanti uomini e donne in Medio Oriente, non raramente è chiamato a testimoniare la sua fede fino almartirio. Questa potenziale “vocazione” del cristiano è ben rappresentata nel seguente passo dell’introduzione dell’autrice al suo testo:

«Nella tradizione ecclesiastica più antica, in greco e in latino, il cristiano che dava la vita per la fede, veniva definito «testimone» (martyr), e il suo dare la vita veniva chiamato «testimonianza» (martyrium). L’essenza del martirio era dunque la conferma della fede. I perseguitati perseveravano nella verità, sopportando la sofferenza, superando la paura e qualunque moto di rabbia nei confronti dei persecutori. In ciò c’era qualcosa di straordinario. In fondo la paura della sofferenza e della morte è universale, tocca ognuno di noi. I martiri si comportavano diversamente. Dal punto di vista umano, in modo del tutto incomprensibile, addirittura impossibile da attuare. In tal modo confermavano che esisteva Qualcuno di più grande che dava loro la forza. In questo consisteva la loro testimonianza. Così andò a morire da martire anche don Jerzy. Resterà ormai per sempre nella storia dell’umanità, come testimone irremovibile della Verità».

I FRUTTI MIRACOLOSI NATI DAL SACRIFICIO DI DON JERZY

In linea con quanto affermato da Tertulliano, “il sangue dei martiri è seme di cristiani”, anche nel caso del sacerdote polacco si è registrato dopo la sua morte uno straordinario fiorire di frutti di vita e di fede rappresentati da guarigioni miracolose e incredibili conversioni di cui il libro offre un’ampia testimonianza e di cui riportiamo due casi emblematici.

LA GUARIGIONE DEL PROFESSOR STEFAN ŚWIEŻAWSKI DA UN TUMORE

“(…) a un famoso professore polacco, Stefan Świeżawski, (…) era comparsa un’ulcerazione in cima alla testa. Dopo qualche settimana si era trasformata in una grande ferita, che non voleva rimarginarsi. Quando andò dal medico, la diagnosi fu chiara: tumore. Era necessaria un’operazione. «Allora io e mia moglie cominciammo a recitare la novena a don Jerzy Popiełuszko» scrisse il professore nella sua lettera all’ufficio per la postulazione delle cause di beatificazione. A metà della novena si recò all’Istituto di Oncologia di Varsavia. Venne a sapere che il tumore era sparito. Il cancro venne escluso dai medici e l’operazione risultò superflua. «Io e mia moglie abbiamo la convinzione che questo sia successo per l’intercessione di don Jerzy e per questo lo rendo noto»”.
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jerzy popieluszkomartirimartiriomiracoliPadre Jacques Hamelpapa benedetto xvisan giovanni paolo ii
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