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Padre Hamel ha ordinato: “Vattene, Satana!” mentre i suoi assassini lo assalivano

© CHARLY TRIBALLEAU / AFP / Getty

A picture of Father Jacques Hamel, the 85-year-old priest who was murdered by two jihadists is on display during Hamel's funeral at the Rouen cathedral in northern France on August 2, 2016. A section of pews was set aside for residents of Saint-Etienne-du-Rouvray, the nearby industrial town where the two jihadists, both 19, slit Hamel's throat while he was celebrating mass in an attack that shocked the country as well as the Catholic Church. The church attack came less than two weeks after another attacker ploughed a 19-tonne truck into a massive crowd celebrating Bastille Day in the Riviera city of Nice, killing 84 people and wounding more than 300 others. / AFP / POOL / CHARLY TRIBALLEAU (Photo credit should read CHARLY TRIBALLEAU/AFP/Getty Images)

Aleteia Team - pubblicato il 03/08/16

Le ultime parole di padre Jacques rivelate dall'arcivescovo di Rouen, che invita a una giornata di preghiera speciale il 15 agosto

Quella che segue è una rapida traduzione dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun, durante la Messa funebre di padre Jacques Hamel, assassinato mentre celebrava la Messa in Normandia. Seguirà una traduzione più accurata

“Dio è imparziale, dice l’apostolo Pietro. Accoglie qualsiasi Nazione che lo teme e le cui opere sono giuste”.

Cari amici,

il sacerdote Jacques Hamel non ha più di che temere Dio. Ora si presenta con le sue opere buone. Ovviamente non siamo i giudici del cuore del nostro fratello, ma tante testimonianze non possono essere sbagliate. Padre Jacques Hamel aveva un cuore semplice. Era lo stesso con la sua famiglia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, con le sue nipoti e i suoi nipoti, in città con i suoi vicini e nella sua comunità con i fedeli cristiani.

58 anni di sacerdozio! 58 anni al servizio di Gesù come sacerdote, ovvero servitore della sua Parola, della sua Eucaristia – la sua Eucaristia e la Sua carità. [Davanti a questo] mi sento molto piccolo. Di Gesù, Pietro ha detto “Ovunque andasse, faceva del bene”. Jacques, sei stato un discepolo fedele di Gesù. Ovunque tu sia andato, hai fatto del bene.

In occasione della Pasqua scorsa, Jacques, hai scritto ai tuoi parrocchiani: “Cristo è risorto, è un mistero, un segreto, un segreto che Dio ci dà da condividere”. Forse questo mistero, questo segreto, questa fiducia nel Cristo risorto, è radicata nell’esperienza di morte in Algeria che, ci ricorda la vostra famiglia, avete incontrato e conoscete tanto bene. Forse questo mistero, questo segreto, è quello che vinceva i cuori nella nostra assemblea: sì, Cristo è risorto. La morte non è l’ultima parola.

Per te, Jacques, la resurrezione di Cristo non è una lezione di catechismo ma una realtà, una realtà per il nostro cuore, per il segreto del cuore, una realtà allo stesso tempo da condividere con gli altri, come una confidenza rivelata con fiducia. E Dio sa, [mentre ci troviamo] di fronte alla realtà della tua morte brutale, ingiusta e terribile, che ora devi entrare nei nostri cuori per aiutarci a trovare la luce.

Fratelli e sorelle, siamo onesti con noi stessi. Conoscete la storia di Gesù, che nessuno storico può ritenere una favola. Pietro ha detto l’essenziale: Gesù di Nazareth, giusto e buono, guariva quanti erano oppressi dal demonio, perché Dio era con lui; colui che è stato ucciso sul legno della croce, Dio lo ha risuscitato il terzo giorno.

Fratelli e sorelle, siamo semplici e onesti. È nel nostro cuore, nelle profondità del nostro cuore che dobbiamo dire “Sì” o “No” a Gesù, “Sì” o “No” alla via di verità e pace, “Sì” o “No” alla vittoria dell’amore sull’odio, “Sì” o “No” alla sua resurrezione.

La morte di Jacques Hamel mi ha chiamato a pronunciare un franco “Sì” – no, non un “Sì” tiepido –, un “Sì” alla vita, come il “Sì” di Jacques alla sua ordinazione. E dobbiamo rispondere sempre “Sì”. Dio non ci forzerà mai. Dio è paziente, e Dio è misericordioso. Anche quando io, Dominique, ho resistito e ho detto “No” all’amore, anche quando ho detto a Dio “Ci penserò, ne riparliamo dopo”, anche quando ho dimenticato, Dio è paziente. Dio mi aspetta per via della sua infinita misericordia.

Ma oggi il mondo può aspettare per forgiare la catena dell’amore che sostituirà quella dell’odio?

Ci saranno altri omicidi prima che ci convertiamo all’amore, e alla giustizia che costruisce l’amore – giustizia e amore tra individui e popoli, da qualsiasi lato del Mediterraneo si trovino? Troppe morti in Medio Oriente, troppe morti in Africa, troppe morti in America! Troppe morti violente! Basta! È abbastanza!

Il male è un mistero, e i suoi orrori trovano il loro culmine con il contributo umano. Non è quello che intendevi, Jacques, con le tue ultime parole? Sei caduto a terra dopo la prima coltellata; hai cercato di respingere il tuo assalitore con i piedi, e hai detto: “Vattene, Satana!” Hai detto ancora: “Lontano da me, Satana!” In questo hai espresso la tua fiducia nell’umanità, creata buona, ma alla mercè del demonio.

“Gesù sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”, dice il Vangelo.

Non vogliamo scusare gli assassini – quelli che stringono un patto col diavolo! Ma sappiamo, perché lo dice la Scrittura, che con Gesù ogni uomo, ogni donna, ogni persona umana può cambiare il proprio cuore con la grazia di Dio. E allora dobbiamo ricordare le parole di Gesù, anche se possono sembrare al di là delle nostre forze: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”.

Di fronte alla violenza diabolica, a queste frenesie demoniache che portano alla morte, ricordiamo nel nostro cuore che Dio ci ha modellati per l’amore; lasciamo vincere l’amore. Ricordiamo che la Madonna chiede di pregare perché Dio li liberi dalle grinfie del demonio. Preghiamo per loro in questo modo; chiediamolo a Gesù, “che sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”.

Roselyne, Chantal, Gerald e le vostre famiglie, la vostra strada è difficile. Lasciatemi esprimere la mia ammirazione e quella di tanti altri per la vostra dignità. Vostro fratello, vostro zio, era un pilastro, e continua ad esserlo. Non sta a me definire padre Jacques “martire”, ma come non riconoscere le fecondità del sacrificio che ha vissuto in unione con il sacrificio di Gesù, che celebrava fedelmente nell’Eucaristia? Le parole e i gesti di molti dei nostri amici musulmani, le loro visite, non vengono accolti a cuore leggero.

Mi rivolgo anche a voi, membri della comunità cattolica. Siamo feriti, costernati ma non distrutti. Mi rivolgo a voi, battezzati nella nostra Chiesa cattolica, soprattutto se non venite spesso in chiesa, se avete dimenticato la strada. Con il vescovo Georges Pontier, Presidente della Conferenza Episcopale Francese, al mio fianco, vi estendo un semplice appello a compiere un primo passo, semplice come la vita di padre Jacques Hamel:

In tributo a padre Hamel,
vi invitiamo a visitare una chiesa nei prossimi giorni,
a dire chiaramente che rifiutate di permettere la contaminazione dei luoghi sacri,
ad affermare che la violenza non getterà radici nel vostro cuore,
a chiedere le grazie di Dio,
ad accendere una candela in chiesa, un segno di resurrezione,
a raccogliervi e ad aprire il vostro cuore a ciò che c’è di più profondo;
a pregare, se potete.
A compiere una supplica.
Il 15 agosto, festa dell’Assunzione, è un giorno favorevole. La Vergine Maria verrà da voi nelle chiese con tutta la sua tenerezza.
Andate, pregate con tutto il vostro cuore il 15 agosto. Ricordiamo nostra madre e preghiamo:
O Maria, Dio non è insensibile alla supplica dei tuoi figli che si rivolgono a te!
Dio, porta a compimento nel nostro cuore quello che tuo Figlio Gesù ha iniziato!
Dio, grazie per il tuo figlio Jacques: consola la sua famiglia e fai sorgere tra di noi, tra i partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, nuovi profeti del tuo amore! Amen!

+ Dominique Lebrun
Arcivescovo di Rouen

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
estremismo islamicomartirioPadre Jacques Hamel
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