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Nella laica Francia, cristiani e musulmani nelle chiese tra paura e speranza

Vatican Insider - pubblicato il 03/08/16

Il fanatismo vuole dividere, ridurre l’altro a nulla. La violenza tende a portare alla violenza in una spirale discendente. Come non entrare in questa spirale? Come mantenere fiducia in se stessi e l’altro e non cadere nella trappola tesa per tutti i credenti, cristiani e musulmani? I cattolici francesi, la Chiesa d’Oltralpe, la più colpita in occidente, si interroga in profondità dopo l’efferato omicidio di padre Jacques Hamel. Le veglie di preghiera, con la presenza di migliaia di musulmani, insieme ai cristiani che vivevano il loro culto nel corso delle celebrazioni di domenica 31 luglio nelle parrocchie e cattedrali di tutta la Francia sono state un omento importante che apre una breccia e cambia la prospettiva del dialogo interreligioso. Ma in Francia tutti sono consapevoli che non sarà un percorso facile perché molte sono le differenze e forti i fondamentalismi, non solo quello islamico. 

Ai giorni del dolore e della compartecipazione interreligiosa, le diocesi francesi e le comunità dei credenti di tutto il Paese hanno risposto organizzando una serie di veglie, celebrazioni e messe fino a lunedì, 1 agosto. Dal nord al sud della Francia si pregherà «in tutte le parrocchie delle diocesi in comunione con papa Francesco – si legge in un comunicato della diocesi di Tolone – in memoria delle vittime, delle famiglie distrutte dalle sofferenze e perché tutti noi operiamo per la pace con le armi della preghiera e della fraternità». Sono state celebrate messe nelle principali cattedrali del paese, anche nel santuario di Lourdes, dove venerdì mattina nella cappella di Santa Bernardette si è pregato per le vittime del terrorismo e la pace. A Marsiglia invece, in comunione con il Papa e i giovani a Cracovia per la Gmg, si è tenuta una via crucis alla Basilica del Sacré-Cœur.  

L’Arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois, pone l’accento sul nervo scoperto del dialogo: «Dobbiamo continuare a incontrarsi noi per imparare a connettersi con gli altri attraverso un’idea di comunità aperta. La nostra democrazia deve continuare a vivere, nel rispetto delle fedi. Provare ad essere coerenti nella fede cristiana e disposti, sempre al dialogo con i fratelli, che sono figli di Dio». Il presidente dei vescovi francesi, l’arcivescovo di Marsiglia monsignor Georges Pontier, era stato il primo a lanciare da Cracovia la proposta di vivere venerdì 29 luglio «una giornata di digiuno e preghiera per la Francia e per la pace nel mondo», poi la messa aperta del 31 luglio.  

Nella diocesi di padre Jacques Hamel è stata celebrata la messa domenica mattina nella cattedrale Notre-Dame, e alle 16 si è svolto un momento di preghiera nella Basilica di Notre-Dame di Bonsecours. E qui l’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun, che fu informato del tragico attacco dei fondamentalisti islamici quando si trovava a Cracovia per la Gmg, ha ripetuto che «la Chiesa cattolica non può brandire altre armi della preghiera e di fraternità tra gli uomini . La preghiera è un grido a Dio : Perché? E ’anche una preghiera, la speranza che la violenza non avrà l’ultima parola e che rimaniamo uniti, nonostante l’orrore». Il desiderio di fraternità ha espresso che, nonostante le credenze che ci separano, condividiamo una comune umanità. 

Smain Laacher, professore di sociologia religiosa presso l’Università di Strasburgo, grande esperto di fenomeni religiosi e secolarizzazione in Francia, fornisce un’analisi interessante. A proposito di terrorismo lo studioso riflette sulle connessioni e distorsioni mediatiche. Sulla ferocia del terrorismo islamico, ma soprattutto su come frenare la radicalizzazione di masse di giovani. «Nelle ultime settimane, sull’argomento, l’automazione linguistica e gli intellettualismi riflessi, tedeschi e francesi, prima di tutto, ma di quasi tutti gli osservatori sono diventati identici. In Francia, molto prima che la Germania, frasi come “lupo solitario”, “rapida radicalizzazione”, “vicino al terrorismo”, etc. ha invaso mail e dichiarazioni», ricorda il docente che studia i fenomeni religiosi. «Come possiamo pensare per un secondo che una persona si è “radicalizzata” in pochi giorni? Si tratta di una negazione insolente di ciò che gli scienziati sociali hanno dimostrato da oltre un secolo nella famiglia e socializzazione politica».  

E’ necessario comprendere come, al contrario – ricorda Laacher – si possa essere un “lupo solitario” e mantenere allo stesso tempo connessioni, legami e collegamenti nefasti quando si tratta di terrore e omicidi di massa. Molte configurazioni, in particolare, richiedono collegamenti e l’integrazione nelle reti sociali. La negazione della realtà, la cultura della morte come liberazione, anche religiosa, sono problematiche da affrontare all’interno delle religioni, in particolare l’Islam. Vi sono due realtà fondamentali da analizzare in profondità: la prima è che siamo in presenza non di “radicalizzazione”, ma di violenza politica strutturale. La seconda è l’idea fanatica e assoluta che porta alla distruzione. Una nuova forma di terrore politico nichilista.  

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