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Musulmani in chiesa: ci stanno solo ingannando come previsto nel Corano?

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 03/08/16

Musulmani in chiesa con i cristiani. Domenica 31 luglio dalla Francia al resto d’Europa si sono moltiplicate le celebrazioni con la partecipazione di fedeli di entrambe le religioni in risposta al massacro di padre Jacques Hamal a Rouen ad opera di un estremista islamico.

FATWA E MENZOGNA

Eppure il gesto di solidarietà compiuto dai musulmani è stato strumentalizzato da diversi portali web. Addirittura c’è chi ha parlato di un rinnegamento della propria fede, o di dissimulazione e menzogna nell’atteggiamento di chi ha varcato la porta dei luoghi sacri cristiani. Ad esempio, c’è chi ha notato in una Chiesa romana, durante la messa, che un musulmano avrebbe cantato dall’altare un versetto del Corano (chiesapostconcilio.blogspot.it, 31 luglio).

Ma la posizione di chi ha aderito, nel mondo musulmano, a questa giornata è davvero così dissimulante? Sapevano di commettere un atto grave e illegittimo ma ci sono comunque andati in chiesa? E dunque rischiano una fatwa, una scomunica, un provvedimento disciplinare? Cerchiamo di fare chiarezza.

IL MASSIMO DISONORE

Anzitutto va detto che un musulmano è ben consapevole della gravità che rappresenta una menzogna. Come spiega ad Aleteia il professore Paolo Branca islamista, docente all’Università Cattolica e responsabile della sezione per i rapporti con l’islam per l’arcidiocesi di Milano, «la menzogna è ritenuta dal Profeta la colpa massima, poiché mancare di parola nella prassi persino dei beduini preislamici era il massimo disonore. Purtroppo fu proprio con la divisione in sette contrapposte nell’islam delle origini che la pratica della dissimulazione divenne non solo permessa, ma addirittura doverosa per le minoranze che altrimenti sarebbero state eliminate».

Nel Corano stesso si paventa che conflitti e dissidi possano danneggiare luoghi di culto anche non islamici: “Se Dio non respingesse gli uni per mezzo degli altri, sarebbero ora distrutti monasteri e chiese, sinagoghe e moschee nei quali il Nome di Dio è spesso menzionato” (22, 40)

SINCERITA’ E AFFIDABILITA’

Come riporta anche il portale musulmano http://www.islamquest.net «secondo gli insegnamenti islamici la sincerità e la lotta contro la menzogna sono molto importanti. L’imam Sadiq disse: “Non guardate le lunghe genuflessioni e prosternazioni delle persone, poiché è possibile che sia diventata una loro abitudine e se la trascurassero s’irriterebbero; guardate invece alla loro sincerità e affidabilità nel custodire le cose” [Safinat al-Bahar, termine “sidq”; Al-Kafi, vol. 2, pag. 104, Dar al-Kutub al-Islamiah, Teheran, 1986]. Questo vuol dire che la sincerità e l’affidabilità sono i criteri della positività e della fede delle persone».

PEGGIORE DELL’ALCOOL

«In un hadìth dell’imam Baqir – si legge ancora – è stato riportato che: “Iddio l’Altissimo per il male ha stabilito delle serrature la cui chiave è l’alcol (poiché l’ostacolo principale dei mali è l’intelletto e l’alcol lo indebolisce)”. Quindi aggiunse: “La menzogna è peggiore dell’alcol” [Usul Kafi, vol. 2, pag. 339]».

LA VISITA NEL LUOGO SACRO

Fin qui la menzogna. Ma chi domenica ha partecipato alla santa messa non ha avuto un atteggiamento menzognero o dissimulante! E vi spieghiamo perché.

Si legge in Fatawa al-Lajnah ad-Da’imah (2/117) Fatwa #6876: “Non è ammissibile per un Musulmano entrare in luoghi di culto non musulmani dato che questo potrebbe accrescere il numero di persone che lo fa. Inoltre, Al-Baihaqi ha narrato, con una catena autentica, che ‘Umar (che Allah si compiaccia di lui) ha detto: “Non andate nelle chiese o nei luoghi di culto dei politeisti, perché lì scende l’ira di Allah su di loro”. Tuttavia, se vi è un beneficio religioso in tal modo, o lo scopo è quello di invitare all’Islam, o qualcosa del genere, allora non c’è problema [nell’entrare in una chiesa]”.

NESSUN FASTIDIO!

Il professore Branca chiarisce meglio la questione: «Persino Maometto accolse cristiani nella sua moschea a permise loro di pregare». Basti pensare all’incontro con la delegazione di cristiani di Najran. «Il problema di entrare in templi di altre religioni – prosegue l’islamista – è legato per i musulmani alla presenza di immagini o sculture sacre che potrebbero esser considerate idolatriche, ma non tutte le scuole giuridiche concordano. Nella prassi comune si può rilevare che invece i credenti comuni spesso visitano luoghi specie dedicati alla Madonna e non sembrano disturbati dalla sua effige, che anzi venerano e invocano in varie parti del mondo musumano».

Insomma nessun reato, nessuna dissimulazione, nessuna fatwa all’orizzonte. Una iniziativa, anzi, come ha spiegato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, di cui «siamo molto lieti e molto grati» (Aleteia, 31 luglio).

Tags:
islamPadre Jacques Hamel
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