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La più antica copia dei Vangeli trovata su una maschera funeraria egiziana?

W. Schubart, Papyri Graecae Berolinensis. Bonn, 1911 – Dominio pubblico

Daniel R. Esparza - pubblicato il 02/08/16

Si tratta di un frammento del Vangelo di Marco, per ora fatto risalire tra l'80 e il '90 d.C., ma c'è ancora molto lavoro da fare

Non tutte le maschere funerarie dell’Antico Egitto erano realizzate con materiali pregiati o metalli preziosi. Se i faraoni e gli ufficiali si potevano permettere maschere funerarie in oro, la maggior parte delle persone doveva accontentarsi di maschere composte da fogli di lino o di papiro incollate tra loro, una sorta di cartapesta dell’epoca. Ma se consideriamo che comunque il papiro non era proprio economico, spesso venivano riciclati fogli già usati. E quindi non era raro che venissero utilizzati fogli di papiro su cui era già stato scritto qualcosa. Ecco come questa copia del Vangelo di Marco è finita in una maschera funeraria egiziana.

Il professore Craig Evans, dell’Evangelist Acadia University del Canada, ha detto che sono state da poco scoperte alcune tecniche per rimuovere la colla, usata per attaccare tra loro i vari fogli di papiro, senza danneggiare l’inchiostro. Gli esperti hanno quindi potuto recuperare non solo scritti biblici (come nel caso di questa copia del Vangelo di Marco), ma anche copie di testi classici greci e documenti personali, usati per fare le maschere.

La scoperta di questa copia del Vangelo di Marco ha un’importanza particolare, dato che la più antica copia del Nuovo Testamento finora disponibile è stata scritta nel secondo secolo. Il frammento nella maschera funeraria potrebbe essere dunque il più antico testo neotestamentario mai trovato, dato che è stato fatto risalire al primo secolo, in particolare tra gli anni ’80 e ’90.

È risaputo che Marco ha scritto il suo Vangelo a Roma, mentre accompagnava Pietro. Questa copia sarebbe poi stata spedita da Roma all’Egitto, come spiegato dal professore Evans: “Nell’Impero Romano il servizio postale lavorava quasi alla stessa rapidità di quello di oggi. Una lettera scritta a Roma sarebbe riuscita ad arrivare in poche settimane in Egitto. Marco ha scritto il suo Vangelo verso la fine degli anni ’60, dunque sarebbe possibile che una copia degli anni ’80 si trovi in Egitto”.

Ci sono però ancora alcuni dettagli da confermare. In linea di principio, sebbene si supponga che si tratti di un frammento del Vangelo secondo Marco, nessuno (oltre al team che ha fatto la scoperta) conosce esattamente quale testo si trovi nel frammento. Presumibilmente la scoperta è stata fatta nel 2013: è stata tenuta nascosta in attesa di conferme ulteriori, ma un membro dell’equipe ha inavvertitamente causato una fuga di notizie.

Risalire alla data utilizzando tecniche paleografiche tende a dare sicuramente risultati inaccurati, principalmente perché la paleografia stessa non è una scienza esatta, come ha detto il papirologo Brice Jones alla CNN. L’esperto ha accennato al fatto che anche la tecnica del Carbonio-14 ha un margine di errore, a volte anche di un secolo. Inoltre il professor Evans non è un archeologo, né un papirologo né un paleografo, ma uno studioso del Nuovo Testamento. Dunque, almeno secondo Jones, potrebbe non avere l’autorevolezza necessaria per dire ufficialmente che il frammento in questione è davvero la copia più antica del Vangelo. Almeno per il momento.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

Tags:
archeologiabibbiaegittostoria
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