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Quel ponte tra Torino e Cracovia

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Quant’è vicina a Cracovia, questa Torino. I musulmani vanno a messa con i cattolici ma ci sono duemila posti vuoti, nelle parrocchie della città: i ragazzi sono con il papa al ‘Campus Misericordiae’, per fare la stessa cosa dei loro genitori rimasti a casa. Guardarsi negli occhi, rispettarsi, sostenersi. Un segno: i giovani di Francesco torneranno stasera e dovranno cominciare l’opera. “Costruite ponti”, ha ripetuto ieri Bergoglio, per l’ennesima volta. Quella preghiera ecumenica ha preparato il terreno.

La Giornata della Gioventù si era aperta con il dramma di Rouen, martedì scorso. Si è chiusa ieri con un miracolo: mentre 180 paesi si abbracciano sulla spianata di Brzegi nelle chiese di mezza Europa si compie un altro storico gesto di fratellanza. È una domenica di speranza. Molti pellegrini sono informati della coincidenza: hanno meno connessione internet all’estero. Ma sanno usarla per le cose importanti.

Il popolo della Gmg vive un’unione spirituale straordinaria, racconta Emanuele Bertolini, seminarista torinese: “La veglia, con tutte le candele accese per Gesù, è stata meravigliosa, ci ha ricordato che siamo insieme per lui”. È una sensazione condivisa dalla maggior parte dei fedeli. Però c’è dell’altro. Ai ragazzi è chiaro il valore sociale del raduno e la portata globale del messaggio di Francesco. I ponti non devono collegare soltanto i cristiani.

“Il papa l’ha detto – ricorda Leonardo Zanchi, 20 anni, dalla Val Brembana – il volto di Dio è nei profughi, oggi aiutare il prossimo significa aiutare i migranti. Che in gran parte sono musulmani”. Dalla provincia bergamasca ai porti del Sud, l’appello della Gmg all’accoglienza è già arrivato in tutta Italia. “È un dono vedere questo gesto della comunità islamica da qui – commenta Amos Martino, 33 anni, professore di Reggio Calabria – il mondo ha bisogno di segni immediatamente comprensibili come questo”. E come la catena umana della veglia di sabato sera, quando il pontefice aveva chiesto a quel milione e mezzo di giovani davanti a lui di prendersi per mano.

“Bella notizia, questa vicinanza dei musulmani. Per la mia generazione è normale stare con persone diverse – spiega Luca Pipino, 16 anni, da Carignano – mi accorgo però che i più vecchi faticano”. La Gmg lo ha segnato soprattutto sul piano culturale: “Pensavo che fosse soltanto un incontro religioso, mentre è pure un incontro di popoli. Ci siamo sentiti uniti”. Ricreare questo clima in Italia non sarà semplice, avverte Chiara Possenti, 18 enne di origini milanesi che abita a Torino. “Il papa è un po’ idealista, fare quello che dice è complesso, ma bisogna provarci”. È contenta dell’iniziativa islamica, e rilancia: “Per me la Gmg è universale: si chiama Giornata della Gioventù, senza aggettivi. Non dev’essere solo cattolica. Alla prossima mi piacerebbe incontrare ragazzi di tutte le religioni”. Appuntamento a Panama nel 2019.  

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