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Quando non ci sono parole

©Marcin Mazur/catholicnews.org.uk
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Papa Francesco si è raccolto in silenzio e preghiera davanti alle vittime dell'Olocausto

Oggi Papa Francesco ha visitato Auschwitz. È stato un momento emozionante, incentrato sul silenzio e sulla preghiera. Non ci sono parole per poter spiegare quanto avvenuto nei campi di concentramento, né per definire il sentimento provato da papa Francesco durante la sua visita.

Il Santo Padre ha attraversato, lentamente e in solitudine, la porta del campo di concentramento. Lì, in un luogo dove si entra leggendo “Il lavoro rende liberi”, sono stati sterminati oltre un milione di ebrei. Il Pontefice ha voluto pregare in silenzio, nella forma più elevata di rispetto per le vittime.

E dopo pochi metri si è nuovamente fermato per pregare in silenzio, nel luogo in cui 75 anni fa San Massimiliano Maria Kolbe ha offerto la propria vita al posto di quella di un altro prigioniero. Silenzio e raccoglimento. Preghiera interiore. Invocazione a Dio. E tante domande, su come sia potuto succedere questa tragedia. Dolore per quanto avvenuto nella Shoah e negli altri genocidi del XX sec.

Podo dopo ha avuto luogo un incontro con chi ha vissuto quegli orrori. Un incontro personale con 15 superstiti al campo di concentramento. Lo aspettavano seduti, attendendo un gesto. E papa Francesco si è avvicinato a loro, per condividere il suo dolore. Il dolore di tutta l’umanità di fronte al nazismo. “Ogni ebreo che veniva ucciso era uno schiaffo al Dio vivo in nome degli idoli”, ha ricordato papa Francesco in uno dei suoi discorsi più famosi allo Yad Vasehm di Gerusalemme.


LEGGI ANCHE: È possibile ancora pregare dopo Auschwitz?


Poi un regalo: una lampada, la luce. Papa Francesco si è lentamente adoperato per accenderla. È stato il simbolo della vita che si manifesta nelle rovine dell’Olocausto, della redenzione della storia dell’uomo grazie alla Pasqua di Cristo. Nella lampada arde il fuoco della carità che supera ogni dolore, vince le paure e rende i cristiani testimoni del Dio vivente.

Infine papa Francesco è entrato nel cuore del dolore, nella cella del martire San Massimiliano Maria Kolbe. Non ha avuto nulla da dire. Lì papa Francesco si è raccolto nella preghiera interiore, davanti al dolore e alla sofferenza. Una preghiera profonda davanti alla tragedia dell’Olocausto.

Papa Francesco, in questi giorni di permanenza in Polonia, sta mostrando molti lati della sua persona. A volte parla molto, altre volte mostra vicinanza morale. Alcuni atteggiamenti aiutano i giovani a crescere nella fede, altri (più festosi) mostrano la gioia di essere testimoni di Cristo. Ma quanto avvenuto questa mattina è stato speciale. Un momento iniziato e terminato nella preghiera. A volte il silenzio dice più di qualunque discorso, e le parole si rivelano inutili.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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