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Polonia, il primate: “L’arrivo del Papa è un’occasione per risvegliare la nostra fede”

Vatican Insider - pubblicato il 28/07/16

Dopo la visita di cortesia al presidente polacco Duda, Papa Francesco ha incontrato ieri, 27 luglio, i vescovi del Paese nella Cattedrale di Cracovia. Un incontro molto familiare, riferisce Radio vaticana, in cui il Pontefice ha risposto ad alcune domande dei presuli. Le domande dei vescovi hanno toccato diversi argomenti. La prima sulla secolarizzazione in Polonia. Il Papa ha detto che occorre soprattutto vicinanza alla gente e la vicinanza dei pastori ai sacerdoti: i vescovi siano molto vicini ai preti. Parlando dei giovani, il Papa ha detto che è molto importante il loro rapporto con i nonni, perché soprattutto i nonni sono quelli che trasmettono la fede. Un’altra domanda era su come applicare la misericordia. Il Papa ha parlato del problema dell’idolatria del denaro. Oggi tutto si può comprare, tutto si può vendere. Avvicinandosi alla gente con misericordia, bisogna essere liberi da questa idolatria. Un’altra domanda ha riguardato la questione delle parrocchie: un vescovo ha chiesto al Papa se la parrocchia, oggi, è ancora valida. Secondo il Papa, la parrocchia è sempre insostituibile. La parrocchia rimane la casa del popolo di Dio. E l’ultima domanda si riferiva ai rifugiati: il Papa ha detto che non c’è una formula che dica come comportarsi verso i rifugiati; dipende dal Paese, dalle sue possibilità, dalla sua cultura. Ma è importante essere aperti, accoglienti per quanto possibile. Monsignor Wojciech Polak, arcivescovo di Gniezno e primate di Polonia, è stato intervistato dall’emittente vaticana.  

Che cosa rappresenta questa visita del Papa nel Giubileo della misericordia? «Penso – risponde l’arcivescovo – che per noi sia una grande occasione, anche per risvegliare nei nostri cuori, nelle nostre coscienze un entusiasmo per la fede. Si vede che i ragazzi hanno lavorato tanto: li abbiamo seguiti, accompagnati, anche, nei diversi luoghi di questi lavoro; anche in questa ultima settimana quando nelle nostre diocesi sono venuti ospiti da tutto il mondo. Si vedeva una grande emozione, ma era anche il frutto di un grande lavoro. E vogliamo che tutto questo, in futuro, ci porti frutto, cioè che sia non soltanto un bel ricordo, ma anche un buon segno per il futuro della nostra fede, della responsabilità dei giovani per la nostra Chiesa, di essere i veri protagonisti della vita di fede in Polonia». 

Quanto al clima che si è respirato nell’incontro con i vescovi, Polak non ha dubbi: «Veramente un clima fraterno, veramente un clima di dialogo che, pur non toccando la realtà del nostro Paese, della nostra pastorale, ci ha dato piuttosto lo sguardo più ampio condividendo anche con noi tutte le angosce, tutte le sfide del mondo di oggi, vedendo anche nella cornice di tutto il mondo, anche delle sue esperienze pastorali – e lui ne ha molte – condividendo con noi, dunque, anche questa strada. Secondo me è stata una bellissima esperienza di comunione e un segno fraterno».  

Per la prima volta in Polonia c’è un santo di questa terra, insieme a Santa Faustina, durante la visita di un Papa …«Siamo molto grati già dall’inizio, ma anche da prima che il Papa venisse, quando ci inviò quel messaggio per la Chiesa in Polonia in cui diceva: “Vado nella terra dell’architetto della Gmg”: noi ci siamo sentiti molto toccati da queste parole … Poi, anche quando lui è venuto oggi, quando parlava al Castello Wavel, quando parlava di Giovanni Paolo II, quando diceva della sua sensibilità per la storia, per la storia della salvezza, per la storia del popoli … Allora nella mia mente sono venuti tanti pensieri di ringraziamento, perché si sente questo Santo in mezzo a noi. Anche quando è apparso in quella finestra, poi ha ricordato Giovanni Paolo II, di un dialogo con lui, con questo santo. Ha invitato i giovani a raccogliere anche questo. E allora, questi sono i bellissimi segni di riconoscenza, di vicinanza ma anche del fatto che lui ci ha insegnato a seguire le orme del nostro Santo …». 

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