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Un pianoforte che conduce a Dio

© Chiara Bertoglio
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Chiara Bertoglio: musica, spiritualità e teologia

 

Quale ruolo ha la fede nella sua vita?

Per la fede devo tantissimo alla mia famiglia, che è una famiglia credente e praticante, i miei genitori ci hanno dato un’educazione cristiana, positiva e concreta, vissuta serenamente nel quotidiano. L’interesse che nutrivo dal punto di vista culturale per la religione ha trovato modo di essere appagato con gli studi teologici. Poi ho avuto il desiderio di far dialogare due parti fondamentali di me e della la mia vita: la musica e la fede. In certi momenti questi due aspetti sono stati anche in forte concorrenza l’uno con l’altro. Infatti coltivare professionalmente la musica fa correre il rischio di perdere di vista l’importanza dell’umiltà, in quanto un buon interprete – come ho cercato di essere io negli anni – deve dimostrare molta autorevolezza nel suo rapportarsi con le persone, molta sicurezza di sé.  C’è voluto quindi del tempo affinché mi rendessi conto che questo necessario atteggiamento del musicista non confligge con la vera umiltà, che non consiste nell’auto-svalutazione o nella commiserazione di sé.

Come vive il rapporto tra passione per la musica e spiritualità?

La musica oggi è l’aiuto più grande per la mia vita spirituale. Posso dire che il maggior stimolo nel vivere la mia spiritualità quotidiana proviene dalla musica di Bach, applicandomi con passione alla quale mi permette di cogliere e godere le “tonalità” espressive che riconducono a Gesù Cristo.

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© Chiara Bertoglio

 

Quale legame intercorre secondo lei tra teologia e musica?

La musica racchiude in sé sia un aspetto emozionale che razionale: essi sono profondamente integrati fra di loro, tanto che la musica rappresenta una forma particolare di teologia perché dovrebbe nascere dalla contemplazione e riportare ad essa. Rappresenta inoltre un modo di pensare e vivere le verità della fede in maniera simbolica, dove il termine  simbolico non si deve tradurre con fittizio, ma nel senso di avere la capacità di racchiudere insieme molti aspetti e significati anche non immediatamente logici.

Recentemente mi è capitato di fare uno studio su una cantata di Bach in cui una complessità incredibile di discorsi teologici vengono veicolati dalla musica e rivelati in una maniera molto discreta, nel senso che sono presenti ma si fanno apprezzare solo da chi li cerca. Per chi non li cerca la musica si offre unicamente come bellezza e fascino.

Nello stesso tempo da credente sono convinta che anche l’ascoltatore disattento, inconsapevole o non credente riesca in quale modo a percepire  il messaggio estremamente profondo, intenso e vero che la musica contiene e veicola.

Nella mia attività quotidiana di esecutrice sperimento che molti sono positivamente “vulnerabili” alla musica, perché la musica emana e trasmette una forza profondamente spirituale, religiosa e teologica. Spesso di fronte a un testo sacro o a una predica le persone si rivelano più refrattarie e distanti mentre la musica con la sua straordinaria capacità attrattiva è mio avviso una risorsa incredibile di cui dovremmo essere più consapevoli per sfruttarne adeguatamente le potenzialità di risveglio religioso. Questo è un mio grande sogno: poter condividere la personale esperienza di vita e di studio, e renderla uno strumento in più per l’evangelizzazione.

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