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Come si concilia l’inferno con l’amore di Dio?

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Iulian Dragomir/Shutterstock

don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 27/07/16

Caro don Antonio, la mia bambina mi ha chiesto cos’è l’inferno. Per me l’idea che esista uno “stato” simile è inconciliabile con un Dio misericordioso. Qual è la posizione della Chiesa? Cosa dovrei rispondere alla mia bimba?

Manuela

L’insegnamento della Chiesa è sintetizzato nel Catechismo (n. 1033-1037), dove si afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. E’ uno stato di “definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati”, determinato da “una nostra libera scelta”. La pena principale “consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira”.

Ma come conciliare tutto ciò con la misericordia di Dio? In realtà Dio ci ama e ci perdona tutto, ma non ci può costringere ad accettare il suo perdono, la sua misericordia. Dio ci rispetta e ci lascia liberi. Siamo noi perciò, con la nostra libertà, a rifiutare e dunque ad autoescluderci dall’eterna felicità. Che cosa dovresti rispondere, allora, a tua figlia? Penso che prima di tutto dovresti spiegare che Dio ci ama, ci vuole bene, desidera che siamo felici. Tutto questo è il paradiso, di cui possiamo vivere un anticipo già su questa terra quando vogliamo bene agli altri, soprattutto ai più poveri e ai più deboli, quando siamo gentili verso tutti, generosi, comprensivi. Non dobbiamo, dunque, aver paura dell’inferno, ma piuttosto affidarci a Dio con fiducia. Tuttavia esiste la possibilità del rifiuto, della chiusura nel male, nell’odio, nella malvagità. A tutti Dio offre la possibilità di cambiare, di accogliere il suo perdono, fino all’ultimo. Ma a chi rifiuta anche allora, cosa succede? San Giovanni Paolo II rispose così: “La dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere, senza speciale rivelazione divina, quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti”. E concludeva: “Il pensiero dell’inferno – tanto meno l’utilizzazione impropria delle immagini bibliche – non deve creare psicosi o angoscia, ma rappresenta un necessario e salutare monito alla libertà, all’interno dell’annuncio che Gesù Risorto ha vinto Satana, donandoci lo Spirito di Dio, che ci fa invocare ‘Abbà, Padre’”. Che cosa dobbiamo fare, allora? Vivere bene, nell’amore verso tutti. E pregare per tutti, anche per i cattivi e i peccatori. Con una grande speranza, che ci viene da Gesù morto in croce per noi e che Joseph Ratzinger ha ben scritto nel suo libro Introduzione al cristianesimo: nel Credo apostolico professiamo che Gesù è disceso agli inferi, cioè “ha varcato la soglia della nostra ultima solitudine, calandosi con la sua passione in questo abisso del nostro estremo abbandono. Là dove nessuna voce è più in grado di raggiungerci, lì egli è presente. Con ciò l’inferno è vinto”. Adesso “soltanto la chiusura in se stessi, voluta di proposito, è l’inferno o – per dirla con la Bibbia – la seconda morte”.

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