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Come continuare ad amare Dio quando mi sembra ingiusto?

© Jeffrey Bruno / ALETEIA

padre Carlos Padilla - pubblicato il 27/07/16

A volte penso di non essere in grado di sopportare il male

Dio è buono e a volte mi dà ciò che Gli chiedo. Dio mi conosce, sa cosa sto attraversando e desidera il meglio per me. Ma spesso sono io a non sapere qual è la cosa migliore per me. Quante volte gli chiedo miracoli che poi non succedono! Gli chiedo di realizzare ciò che voglio, ma non accade nulla. Mi ribello e mi arrabbio con Dio. E nonostante preghi molto, spesso non ottengo comunque ciò che chiedo.

So di poter chiedere sempre ciò che desidero. Ha detto il Santo Curato d’Ars: Un’anima pura può chiedere tutto a Dio. Anche un miracolo. Ma se poi non succede nulla, mi ribello.

A che serve la mia preghiera se poi avviene ciò che vuole Dio, e non quello che io desidero? Ho iniziato a pormi questa domanda, e a fare sogni dominati dalla frustrazione.

Desidero la salute di una persona cara. Chiedo che chi non ha lavoro possa trovarlo. Credo che superare un esame sia una cosa positiva. Desidero sempre cose buone. Ma forse non chiedo ciò che è adatto a me. Sono sincero. Mi concentro su quello che vedono i miei occhi miopi.

Ho occhi da mosca, che non mi permettono di vedere ciò che è lontano. Non riesco a prendere il volo come un’aquila. La mia vista è molto limitata. Vedo soltanto ciò che credo sia adatto a me in uno specifico momento. Il percorso che ho scelto, l’opzione apparentemente migliore, ciò che mi piace.

Come può la morte essere migliore della vita? Come non poter chiedere ogni giorno che avvenga un miracolo? Lo chiedo con fede. Sono certo che Dio ha misericordia e mi concede ciò che chiedo. Se sono giusto. Se amo e agisco secondo la sua volontà. Se non mi allontano da Dio e sono innocente.

A volte mi impegno particolarmente per realizzare i miei programmi, pensando che il solo agire bene possa bastare a far andare tutto per il meglio. Ma non funziona così. Dio non è così.

Amo la vita e voglio il paradiso qui sulla terra. Ma voglio tutto e subito. Una “santa impazienza” accompagna i miei passi. Guardo a Dio e mi arrabbio, mi allontano, perché non mi concede tutto ciò che chiedo. Perché non realizza tutti i miei sogni. Perché accadono cose che non mi sarei aspettato. Perché perdo le persone che amo, e non riesco ad ottenere ciò che desidero.


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Come continuare ad amare questo Dio ingiusto? Lo supplico e l’imploro, faccio ciò che serve affinché Lui faccia la sua parte, sono petulante nelle mie richieste. Ma non succede nulla. A volte penso che di non essere in grado di sopportare la croce.

Lo psicologo Dan Gilbert ha detto: “Gli esseri umani sottovalutano la propria resilienza: non si rendono conto di quanto sia facile cambiare la propria visione del mondo, se capita qualcosa di cattivo. E sopravvalutano costantemente la propria infelicità di fronte alle difficoltà”.

Sottovaluto la mia resilienza. Se fossi più fiducioso, avrei più pace nell’anima e non chiederei a Dio così tanti miracoli ogni giorno.

Una persona che conosco mi ha detto che quando prega lo fa soltanto per chiedere a Dio qualcosa per gli altri. Vive felice. E non chiede nulla per lei. Mi ha detto che ciò che chiede per gli altri, Dio lo concede sempre. Mi sono commosso nel sentire queste parole.

Conosco l’amore profondo che ha per Dio e la sua intimità con Lui. Non si è assolutamente voluta vantare con me, ha semplicemente voluto dirmi di sentirsi profondamente amata da Dio. Forse questa è la cosa più importante per affrontare le situazioni sgradevoli.

Mi sento profondamente amato da Dio. So che Dio non mi ama di più quando faccio quello che gli chiedo. Né mi ama di più quando mi dona una vita facile. Mi ama profondamente, sempre, e io non posso fare altro che essergli grato.

Prego per coloro che amo. Lo supplico e lo ringrazio. Qualsiasi cosa accada, Lui cammina con me. È ai piedi della mia croce, in mezzo al mio dolore. Sana la mia vita a pezzi. Guarisce le mie ferite.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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