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3 pratiche cattoliche per le persone “spirituali ma non religiose”

© Sutham / Shutterstock

Suor Theresa Aleteia Noble - pubblicato il 27/07/16

Molte persone “spirituali” sono assetate di qualcosa di più... cosa potrebbe essere?

Come la maggior parte di voi sa, sempre più persone hanno iniziato ad identificarsi come “spirituali ma non religiose”. Ho sempre sospettato che questa frase riguardi in realtà un gruppo diverso di persone, alcune più vicine all’agnosticismo ma che non vogliono ammetterlo, altre che praticano periodicamente una fede ma non ci si vogliono identificare troppo.

Ho anche creduto aneddoticamente che la definizione “spirituale ma non religioso” venga usata raramente da persone che implementano davvero molte pratiche religiose nella propria vita. Penso, però, che chi usa questa frase voglia davvero essere più spirituale, e per questo si definisce in questo modo. Questa definizione comunica simultaneamente un’alienazione da Dio (esibita nel distacco dalle pratiche più spirituali) e un desiderio autentico di avere un rapporto con Lui.

Di recente ho letto uno studio interessante condotto qualche anno fa da una sociologa della religione, Nancy Ammerman, che lo ha confermato. Il suo studio ha rivelato che la maggior parte delle persone “spirituali” dipende molto da tradizioni e pratiche religiose. La ricercatrice ha infatti scoperto che le persone “più attive nella religione organizzata sono anche le più impegnate in pratiche spirituali e in una visione spirituale del mondo”, e che “le persone con il più forte senso della presenza sacra sono quelle che partecipano ad attività religiose che permettono conversazione e relazione”.

In altre parole, sembrerebbe che lo “spirituale” nello “spirituale ma non religioso” dipenda abbastanza dalla partecipazione a una tradizione religiosa.

La nostra cultura individualista e relativista ci porta naturalmente a un desiderio gnostico di separare le pratiche religiose (il corpo), associate a dogma e regole, dalla spiritualità (l’anima), associata al rapporto con Dio, ma la nostra realtà umana semplicemente non lo permette. Siamo fatti sia di corpo che di anima. Se non usiamo il nostro corpo nella vita spirituale, la nostra anima ne soffre.

Un modo semplice per spiegarlo risiede nella nostra comprensione secolare del formare un’abitudine. Se vogliamo che sia sana, non basta desiderare che lo sia, o anche sviluppare mentalità sane. La salute coinvolge sia il corpo che la mente, e questi sono correlati.

Perché dovremmo pensare che la spiritualità sia diversa?

Una persona “spirituale ma non religiosa” assomiglia a una persona molto matura a livello emotivo che guarda Netflix tutto il giorno, mangia cibo-spazzatura, non ha un lavoro e passa la maggior parte del suo tempo sul divano. Non esistono molte persone del genere, perché la salute della mente e quella del corpo sono collegate, come spiritualità e religione sono inseparabili.

E diciamocelo, le tradizioni religiose stabilite hanno migliaia di anni di esperienza e conoscenza accumulata nel campo della crescita spirituale. Non ha senso respingere questa saggezza se il rapporto con Dio è davvero importante per la persona.

Visto che questo è vero, credo che ci siano molte persone “spirituali ma non religiose” che anelano a più “spiritualità” ma non sono sicure di come raggiungerla. E la risposta semplice è: religione.

Sei stato allevato nella religione cattolica ma ti identifichi come “spirituale ma non religioso”?

Conosci qualcuno che è “spirituale ma non religioso”?

Vai a Messa regolarmente o semi-regolarmente ma stai cercando qualcosa di più?

Ecco tre pratiche religiose che puoi sviluppare che possono essere d’aiuto nella tua vita spirituale:

1. Pratica un esame quotidiano. Questa pratica ha antiche radici ed è stata portata avanti per secoli da persone che avevano serie intenzioni di sviluppo spirituale. In genere implica cinque passi in cui ci mettiamo alla presenza di Dio e rivediamo la nostra giornata. Questa preghiera non è un momento per “autoflagellarsi”, ma un’occasione per rivedere la giornata in senso di ringraziamento e chiedere a Dio la grazia di fare meglio nelle aree in cui non siamo spiritualmente maturi. Questa preghiera ci aiuta a crescere nella virtù e a sviluppare un atteggiamento di gratitudine. Se volete farlo in modo efficace, stabilite un momento per la preghiera e assicuratevi di attenervici ogni giorno.

2. Intraprendete una via del Rosario. Le persone “spirituali ma non religiose” trovano Dio nella natura, e questo è del tutto comprensibile. Mi sono convertita poco dopo aver lavorato ogni giorno in una fattoria per vari mesi; non è stata una coincidenza. Un modo per combinare le pratiche religiose con la natura è pregare, non solo per provare un senso di gratitudine e stupore sul momento, ma anche per pregare in modo meditativo mentre si cammina o si fa un’escursione. Il Rosario è una grande revisione di alcuni degli eventi di base dei Vangeli, e ho capito che camminare all’aperto recitando il Rosario è uno dei miei modi preferiti per recitare questa antica preghiera.

3. Adorazione eucaristica. Cercate una cappella nella vostra zona. Se non riuscite a trovare una cappella, scoprite quando è aperta la vostra chiesa. Potete non credere all’Eucaristia. Potete non sapere nemmeno cosa sia, al di là di vaghi ricordi della Prima Comunione, ma provateci. Andare in una cappella di adorazione eucaristica è un ottimo modo per strutturare un momento di preghiera. Impegnatevi ad andarci una volta a settimana per un’ora. Sedetevi alla presenza di Dio. Non sottolineate troppo ciò che dovreste fare o pensare. Parlate con Dio come parlereste a un amico. Poi sedete in silenzio e permettete che la presenza di Dio vi abbracci. Non lottate contro i dubbi che possono affacciarsi alla vostra mente. Lasciateli svanire mentre siete avvolti nel silenzio.

Ovviamente, diciamocelo: sono una suora, e quindi se siete un cattolico che non va a Messa da un po’ spero che consideriate l’ipotesi di tornare alla Chiesa, ma se siete diffidenti ma assetati di integrare davvero alcune pratiche spirituali nella vostra vita, è un buon inizio e non tanto impegnativo quanto tornare a Messa la domenica e sedervi nel banco all’ultima fila. Anche se forse non è un’idea tanto cattiva.

——

Suor Theresa Aletheia Noble, fsp, è autrice di The Prodigal You Love: Inviting Loved Ones Back to the Church. Di recente ha pronunciato i primi voti con le Figlie di San Paolo. Ha un blog su Pursued by Truth.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
spiritualità
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