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“In Polonia azioni politiche per creare paure verso i musulmani”

Vatican Insider - pubblicato il 23/07/16

C’è chi sta mettendo in atto in Polonia azioni politiche per creare artificiali paure verso i musulmani e gli immigrati in genere. Lo denuncia padre Pawel Rytel-Andrianik, portavoce dei vescovi polacchi in una nota diffusa il 23 luglio 2016 dalla Sala Stampa vaticana, ormai alla vigilia della Giornata Mondiale della Gioventù. 

«La Polonia è un Paese omogeneo dal punto di vista etnico – scrive padre Rytel-Andrianik – Il fenomeno dell’immigrazione in generale (dei profughi e rifugiati in particolare) è nuovo, diverso, è strano per un polacco medio. Per questo motivo, anche se secondo le statistiche ufficiali relative agli stranieri che legalmente soggiornano in Polonia, la loro percentuale sull’intera popolazione polacca è del solo 0,4%, esistono grandi paure».  

Il motivo di queste paure, afferma il portavoce dei vescovi «è da ricercarsi nella mancanza del dibattito pubblico, nella materia complicata della legge e delle procedure di migrazione, in un coinvolgimento non sufficiente degli organi di governo pubblici, delle organizzazioni non governative etc. Non esiste alcuna idea per la migrazione in UE e neanche in Polonia» 

Poi padre Pawel osserva: «Sfortunatamente queste paure sono alimentate da alcuni partiti politici, e da dichiarazioni non appropriate fatte da politici. C’è una paura dei musulmani artificialmente creata, comprensibile del resto per certi versi (attacchi terroristici). La Polonia confina con la Germania, che ha una grande popolazione musulmana, e sul confine non vengono eseguiti alcuni controlli regolari. L’agglomerato di Berlino dista 80 km dai confini della Polonia». 

Il portavoce cita alcuni incidenti «spiacevoli» accaduti di recente. Nelle città di Suwalki, Lomza e Bialystok ci sono stati «attacchi ai richiedenti asilo che risiedono in quelle zone e sono in attesa di decisione di asilo oppure sono persone a cui l’asilo è già stato concesso». 

Ci sono inoltre «“Gruppi militari” volontari che violano il diritto alla libertà e detengono rifugiati siriani a Zgorzelec, al valico di frontiera con Germania: siriani che vengono in Polonia a fare la spesa per via di prezzi più bassi». Un caso verificatosi nel febbraio del 2016. 

Sono poi avvenuti anche attacchi a studenti stranieri con la carnagione scura, arrivati in Polonia nell’ambito del Progetto Erasmus, nello scorso aprile e maggio. Infine ci sono state «marce di gruppi nazionalistici a Varsavia e Breslavia, con un messaggio chiaro agli estranei: non lasciate le vostre case». 

«Non esiste alcun programma sistematico – continua il sacerdote – che permetta di insegnare ai polacchi la diversità sulla base della religione, razza, cultura, etc. Ci sono alcuni programmi condotti a livello locale oppure focalizzati su specifici gruppi target», come ad esempio «l’organizzazione non governativa ‘Multiocalenie’: programma per gli agenti della polizia e le guardie di confine». 

Grazie alla generosità dei cattolici polacchi, ricorda il portavoce dei vescovi, è stato possibile aiutare i profughi provenienti tra l’altro dal Sudan, Nigeria, Egitto, Libano, Siria, e Iraq. «I vescovi polacchi, dal 2009, organizzano nelle loro diocesi delle raccolte di fondi destinate ai profughi e dei quali usufruiscono non solo i cristiani. E’ motivo di gratitudine nei confronti dei cattolici in Polonia l’aver raccolto solamente nel 2014 oltre 5mln di zloty (1,2mln di euro) a favore dei profughi. La Caritas in Polonia aiuta attualmente circa 3000 persone provenienti dall’Africa, Europa dell’Est e altri migranti». 

Le parole di padre Pawel Rytel-Andrianik sono particolarmente significative alla vigilia del viaggio papale in Polonia per la Giornata Mondiale della Gioventù e sottolineano come la Chiesa polacca sia preoccupata per alcuni fenomeni interni al Paese. L’accoglienza dei rifugiati che scappano dalla guerra, e dei migranti che fuggono dalla miseria, è uno di quelli ricorrenti nella predicazione di Papa Bergoglio ed è probabile che il Papa torni su questi argomenti nel corso dei suoi incontri in un Paese che è stato caratterizzato negli ultimi decenni da una fortissima emigrazione verso altri Paesi europei. 

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