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Perché agiamo in un certo modo anche se sappiamo che è sbagliato?

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Catholic Link - pubblicato il 22/07/16

1. Pulire l’esterno del piatto

Lo abbiamo fatto un po’ tutti, a casa. Servire un piatto che non è stato sporcato per niente, per poi dare una passata con un tovagliolo e rimetterlo a posto. Ad essere puntigliosi, quello resta comunque un piatto usato e non lavato. Facciamo la stessa cosa a livello morale e spirituale, e Gesù è stato duro verso chi –con superficialità e negligenza – si interessa solo che le cose abbiano un “aspetto di pulizia”, pur non essendo davvero pulite.

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto!» (Matteo 23: 25-26).

Rimettere le mani sulla tovaglia quando papà ti sta per guardare non significa che un secondo prima tu non fossi incollato al telefono digitando a velocità ultrasonica.


2. Il problema di fare le cose nel privato

Abbiamo tutti un aspetto privato e uno pubblico. In questi due ambiti della nostra vita ci comportiamo in modo diverso, e va bene così. Ma sbagliamo se nell’intimità ci permettiamo di fare, pensare, omettere o dire cose che sappiamo essere moralmente scorrette (ma dato che nessuno lo verrà a sapere, le facciamo lo stesso). Dobbiamo fare attenzione a come ci comportiamo nella vita privata. Le nostre azioni (a prescindere che siano private o pubbliche) devono sempre avere un impatto positivo negli altri. E, soprattutto, rispettare Dio.

Tutti controllavano il telefono, quando non erano visti dal papà. Fare qualcosa di sbagliato nel privato non lo fa diventare giusto.


LEGGI ANCHE: Guardarsi dall’ipocrisia


3. Alcune cose iniziano a essere considerate normali

Siccome siamo esseri sociali, molto di ciò che facciamo ha a che fare con quanto la nostra società autorizza a fare. Questo è il bello della vita con gli altri, perché cerchiamo accordi e siamo flessibili in merito alle reciproche differenze. Ci amiamo. La cosa triste è quando chiudiamo un occhio perché “così fan tutti” e nessuno si scandalizza.

Se vediamo che la mamma prende il telefono quando papà si gira, sebbene sappiamo che non dovremmo prendere il telefono, lo facciamo lo stesso. E se siamo dei fratelli minori e vediamo che nostra sorella maggiore segue i passi della mamma, mi permetto di fare ciò che papà non avrebbe sicuramente approvato.Quante volte agiamo come se Dio non ci stesse guardando e ci permettiamo di fare cose che fanno i nostri “fratelli maggiori”, sebbene sappiamo che siano sbagliate?

La verità è che il bene e il male non sono soggetti ai principi della democraticità. Né possono essere soggetti all’opinione della maggioranza. Se qualcosa è sbagliato, continuerà ad esserlo anche se tutti lo fanno.


4. Vogliamo il meglio dagli altri, ma non siamo disposti a essere i primi a farlo

Questo è il punto che non ci fa essere credibili come cristiani. Predichiamo Gesù, la sua buona notizia, i valori che ci insegna, l’importanza di amare il prossimo e vogliamo che il mondo intero conosca questa Verità e che dia il proprio cuore e la propria vita a Lui. Ma poi noi non facciamo il benché minimo sforzo per fare quello che invitiamo tutto il mondo a fare.

Papà vuole il meglio dalla sua famiglia e dalle azioni di tutti, si capisce che è stato lui a istituire la regola del “niente telefono a tavola”. La sua intenzione è buona e guarda tutti con sguardo severo e autoritario ogni volta che ha il sospetto che gli altri stiano usando il telefono. Ma, non visto, permette a se stesso di usarlo.

«Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito» (Luca 11:46).

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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Tags:
eticaipocrisiamorale
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