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Non dimentichiamo mai il “primo amore”

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La vita quotidiana può farci perdere la passione che ci ha spinti a fare ciò che facciamo. Un video per per ricordarci del valore del "primo amore"

di Nory Camargo

Questo bel cortometraggio parla la realtà che oggigiorno molte persone vivono nel proprio lavoro o a casa. A volte ci dimentichiamo lo scopo delle cose, mettiamo da parte gli obiettivi per i quali lottiamo e prendiamo strade sbagliate; come se la vita fosse una gara continua.

I protagonisti di questa storia sono impegnati a costruire un impero commerciale, ma nel tempo si dimenticano il motivo che inizialmente li ha spinti ad avviare la propria attività. Molti di noi hanno attraversato la stessa situazione nella propria vita. Ci siamo scordati totalmente lo scopo per cui facciamo determinate cose, per poi renderci conto – dopo tanti anni – che abbiamo perso il nostro tempo dietro a cose di poca importanza o, peggio ancora, rincorrendo un obiettivo che non era il nostro.

Quando abbiamo in mente un obiettivo è importante delineare un percorso. Un cammino con delle tappe precise, che ci possano permettere di raggiungere gradualmente la nostra meta, senza trascurare i piccoli dettali, senza dimenticare le persone che ci hanno aiutato ad andare avanti, chi ci ha dato consigli, chi ci ha corretto o chi (come la nostra famiglia) è stato sempre pronto ad aiutarci. In ambito lavorativo – per fare un esempio comune – alcune persone sentono il bisogno impellente di calpestare gli altri, di essere i numeri uno a tutti costi, non pensando alle conseguenze né a quante persone si potrebbe recar danno.

La stessa cosa può avvenire anche nelle relazioni di coppia. A volte le persone entrano in competizione e si dimenticano cosa li abbia uniti, quali siano stati i dettagli unici che li hanno fatti amare con tanto ardore o quale sia stata la ragione per la quale hanno deciso di unire le proprie vite. Un esempio abbastanza comune nell’epoca di oggi è dato da quei genitori che hanno “sete di progressi”, che cercano paranoicamente di arricchire il più possibile il proprio curriculum per poter ambire a salari più alti. Il loro obiettivo diventa guadagnare sempre di più per poter “dare il meglio ai propri figli”, finendo così per tralasciare completamente il proprio ruolo di genitori.

Si può arrivare alla situazione paradossale in cui il padre, la madre o entrambi i genitori sono assenti tutto il tempo, assorti nel proprio lavoro, nelle varie riunioni,conferenze o viaggi di lavoro pensando di fare in questo modo il bene della famiglia… ma è davvero così? Come possiamo dare il meglio ai nostri figli se non stiamo mai con loro? È fondamentale trovare un equilibrio tra gli obiettivi che vogliamo raggiungere e le persone che amiamo.

Il finale della storia è incoraggiante, oltre che molto commovente. Questa giovane coppia ci ricorda che anche dopo molti anni non è mai troppo tardi per iniziare a fare le cose nel modo giusto. Ci sono voluti molti anni prima di rendersi conto che la propria attività avesse perso il senso originario e che mancasse totalmente il “tocco umano”. Ma i due hanno saputo rinunciare a ciò che avevano costruito avviando insieme un nuovo progetto in cui le rispettive capacità siano il motore che sostiene, oltre all’attività commerciale, anche la loro stessa vita.

La malattia della dimenticanza (che purtroppo affligge molti) è il risultato della stressante strada che abbiamo deciso di intraprendere per realizzare i nostri piani. E possiamo testimoniare questo principio non solo in ambito lavorativo o di coppia, ma può essere presente anche nelle amicizie che costruiamo con gli altri.

Che gran lezione ci dà questo video! Chiediamoci cosa ci spinge a fare ciò che facciamo, perché conduciamo lo stile di vita che abbiamo e perché ci troviamo esattamente dove ci troviamo. Raggiungere i nostri sogni è molto più facile quando abbiamo presente il motivo che ci spinge a fare ciò che facciamo, ma è ancora più facile quando decidiamo di affidare i nostri piani nelle mani di Dio.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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