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L’origine dei segni di interpunzione

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Dalla “scriptio continua” fino all'Etymologiae di Sant'Isidoro di Siviglia, i punti e le virgole hanno fatto un percorso lungo e lento

Nei primi sistemi politici parlamentari-assembleistici di Grecia e Roma, la migliore arma di cui poteva disporre un politico senza potere militare era un discorso convincente.

Tuttavia, fare un buon discorso in quei tempi era difficile quanto oggigiorno, se non di più: leggere un testo direttamente all’assemblea, nell’agorà o nel Senato comportava una serie di disagi.

La scriptio continua (cioè scrivere testi senza punteggiatura) imponeva all’oratore di leggere il testo in anticipo, per poter quindi conoscerne il contenuto e riuscire a mettere enfasi nei punti più importanti.

Nel III secolo a.C. Aristofane, bibliotecario della Biblioteca di Alessandria, suggerì delle annotazioni da porre sui testi per determinarne il ritmo, introducendo delle pause nei testi da dover leggere in pubblico.

Aristofane introdusse infatti il punto, da inserire in tre posizioni diverse (nella parte superiore, media e inferiore di ogni riga: rispettivamente comma, colon e periodus) in base all’intonazione che si voleva dare alla lettura.

La codificazione di Aristofane, tuttavia, cadde in disuso perché tendenzialmente i romani preferivano pronunciare i discorsi “dal vivo”, invece di leggere un testo davanti al pubblico.

Va detto, a loro favore, che i dibattiti nel Senato esigevano la capacità di saper rispondere in modo immediato (come succede ancora oggi nei nostri parlamenti).

Sant'Isidoro di Siviglia
Sant’Isidoro di Siviglia non ha soltanto ripreso il sistema creato da Aristofane, ma lo ha anche ampliato, introducendo ad esempio anche dei segni aggiuntivi per indicare la durata della pausa
Gli scribi e i copisti cristiani, tuttavia, hanno portato l’arte di scrivere ad un livello superiore. Non soltanto decorando i testi con elaborati motivi (derivati da diverse tradizioni iconografiche), ma anche cercando di salvaguardare gelosamente il significato originale del testo copiato. Per fare questo era fondamentale usare la punteggiatura.

Nel VI sec., Sant’Isidoro di Siviglia non ha soltanto ripreso il sistema creato da Aristofane, ma lo ha anche ampliato, introducendo ad esempio anche dei segni aggiuntivi per indicare la durata della pausa

Queste modifiche sono descritte nella prima parte della sua opera “Etymologiae”, interamente dedicata alla grammatica.

Il punto inferiore era una pausa breve, il punto medio dava luogo a una pausa media e il punto superiore a una pausa più lunga. Il punto inferiore di Isidoro è diventato la nostra virgola, e il punto superiore equivale al nostro punto fermo.

Nel frattempo la separazione spaziale delle parole è stata uniformata dalla tradizione monastica dei copisti irlandesi, e sono poi ricomparse le lettere minuscole quando Carlo Magno ha cercato di attuare l’unificazione dell’alfabeto con lo scopo di rafforzare la nascente formazione universitaria prodotta dall’apertura delle scuole monastiche.

Nel corso del tempo sono stati gradualmente aggiunti altri segni di interpunzione rivelatisi necessari.

È il caso del punto e virgola (punctus versus), preso in prestito dalle partiture del canto gregoriano; del punctus elevatus, corrispondente ai due punti odierni; e dal punctus interrogativos, antecedente del nostro segno di domanda.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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