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Reliquie: che potere hanno?

mo pie/Flickr
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Contemplando i resti di una persona che ha dedicato la sua vita a Dio in modo così speciale da diventare santa nasce il desiderio di una vita simile

L’incontro con le reliquie deve cambiare qualcosa in me. Non si tratta di un potere magico, non è il culto per il culto. Non adoriamo le ossa, ma riconosciamo la santità della persona, spiega in questa intervista il domenicano Jacek Szymczak.

Da dove deriva il culto delle reliquie?

È una forma di devozione che è nata tra i fedeli e si è formata dal basso. È presente nella Chiesa fin dall’inizio, dai primi secoli, anche dai primi decenni, dell’esistenza del cristianesimo.

All’epoca abbiamo avuto molti martiri. La gente ha iniziato ad accorrere spontaneamente sulla loro tomba per onorare i resti che vi erano sepolti.

Non tutti, però, avevano questa opportunità. Da ciò è derivata l’idea che le parti del corpo viaggiassero per il mondo e in un certo senso peregrinassero fino a noi.

Tutti i cattolici dovrebbero venerare le reliquie?

Non c’è alcun ordine da parte della Chiesa. Questa forma di culto non è obbligatoria.

Quando una reliquia arriva nella propria parrocchia e ad esempio c’è una processione o l’adorazione e ci si sente distanti, si sente che non è una cosa che attira, non succede niente se si resta seduti.

Sentirsi distanti è dire poco. Molti cattolici semplicemente non lo capiscono, e alcuni la ritengono addirittura una forma di sciamanesimo.

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