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“Le autorità islamiche prendano le distanze dalla violenza”

Vatican Insider - pubblicato il 19/07/16

Il cardinale Cristoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, ha dichiarato di attendere «prese di posizione più chiare da parte delle autorità musulmane» contro il terrorismo di matrice jiahdista in un’intervista apparsa sul quotidiano austriaco Der Standard. «Che sia giusto o meno, il terrore ha in questo momento una etichetta islamica», afferma il porporato domenicano, e i terroristi si definiscono come aderenti all’islam, non al cristianesimo o ad altre religioni, e questo è «un grande problema per l’islam». 

Schoenborn precisa che anche la Bibbia contiene «molti passaggi crudeli», «anche nel cristianesimo si trovano radici di violenza», e il cristianesimo è stato «non a torto accusato» per la sua «brutta storia di violenza» del passato. Ma in risposta alla domanda se il cristianesimo abbia elaborato il proprio «capitolo di violenza» e ne abbia preso ora le distanze, cosa che l’islam non ha ancora fatto, il cardinale primate di Austria risponde: «Sì, è così». Il cristianesimo, puntualizza peraltro Schoenborn, ha preso le distanze dall’antisemitismo o dalle guerre di religione piuttosto recentemente: «Anche noi siamo andati attraverso un processo di apprendimento», e «senza l’orrore dell’olocalusto verosimilmente il cristianesimo non avrebbe fatto una chiara confessione dell’antisemitismo».  

Nell’intervista pubblicata domenica, prima dunque che un giovane terrorista afghano ferisse alcuni passeggeri su un treno in Germania nella giornata di ieri, il porporato sottolinea, ancora, che «il maggior numero tra le vittime del terrore sono musulmane», ma mette a fuoco la questione di attentati come quello di Nizza: «Perché una persona sceglie il terrorismo?. Come accade che qualcuno prende un camion e, superando ogni confine, semplicemente guida sulla folla e uccide uomini, donne e bambini? Da dove viene questo profondo disturbo dell’umanità?». Il fanatismo religioso è una parte della risposta, senza dimenticare che «c’è anche una componente di follia».  

Per Schoenbron, in generale, «l’esperienza dice che nessuno diventa carnefice senza prima essere stato vittima. Da questo punto di vista è vero che tra tutte le misure di sicurezza che una società può dispiegare di fronte alla minaccia terroristica l’amore e il bene, la misericordia e il perdono sono le più importanti». 

Quanto all’asilo ai rifugiati, il cardinale Schoenborn spiega: «Io stesso mi devo un po’ correggere». In passato, quando si è posta la questione dell’ultima ondata migratoria il porporato ricorda di avere fatto paragoni con passate ondate che erano arrivate in Austria, ad esempio, dall’Ungheria o dall’allora Cecoslovacchia: «Ma c’era una differenza», secondo l’arcivescovo di Vienna: «Quei rifugiati erano europei, avevano più o meno la stessa cultura, molti la stessa religione. Anche l’integrazione dei bosniaci, che per lo più erano musulmani, è stata più veloce a causa della comune appartenenza culturale. Ora abbiamo a che fare con una migrazione dal Medio Oriente, dall’Africa, e in questo caso la differenza culturale e religiosa è sicuramente un fattore che crea preoccupazione».  

Quanto alle prossime presidenziali austriache, da ripetere dopo l’annullamento della corte costituzionale, Schoenborn fa un appello alle parti: «C’è già stata una campagna elettorale di un mese, non bisogna ripetere tutto». 

Quanto alle questioni relative alla Chiesa, «abbiamo un dibattito interno in questo momento» e dentro la Chiesa «c’è una opposizione significativa e molto forte a Papa Francesco, impegnata in modo attivo e sonoro. Mentre Papa Francesco gode di una grande accettazione in ambienti che altrimenti non avrebbero molto a che fare con la Chiesa, all’interno della Chiesa c’è una polarizzazione». Per l’arcivescovo di Vienna «la maggioranza è d’accordo con il Papa e felice di quello che fa. Ma ci sono anche molte voci preoccupate. Nelle scorse settimane ho avuto un colloquio con Papa Francesco. Tra l’altro ha detto una cosa che mi ha molto colpito: dobbiamo cercare di vincere gli oppositori interni amorevolmente».  

Schoenborn spiega: «Siamo nel mezzo di un grande dibattito interno alla Chiesa, ed è un bene che ci sia. Ci siamo troppo abituati che ci siano semplicemente conservatori e progressisti. Ma il Vangelo non è né conservatore né progressista, è una sfida». Le opposizioni frenano le riforme del Papa? «Credo che già molte cose sono successe. Papa Francesco innesca processi. Lo ha già fatto con il sinodo di due anni fa. Questa è una strada e bisogna molto discutere. Il cambiamento non arriva alla fine, ma lungo la strada. Un semplice esempio: nel sinodo del 2014 i discorsi erano incredibilmente astratti. Un anno dopo si è parlato della realtà, anche i vescovi hanno parlato della loro famiglia. In un certo modo la meta è la strada».  

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