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Perché chi non accoglie non può dirsi cristiano

Lukasz Z / Shutterstock.com
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L’accoglienza dello straniero è un principio fondante dell’Antico Testamento che non può essere omesso o ignorato per fini ideologici e politici

2. NOKRI – Il termine “nokri” si riferisce allo straniero di passaggio, come ad esempio il mercante. Il nokri non è inserito nella società, e dunque non ha i diritti e i doveri che da essa conseguono. Non è equiparato all’ebreo, ed è ancora percepibile una netta separazione (cfr. Deuteronomio 14:21), ma nei suoi confronti non c’è più paura. L’ostilità lascia il posto all’ospitalità. È famosissimo l’episodio in cui Abramo accolse tre forestieri (in realtà tre angeli) mostrando loro una calorosa accoglienza.

Leggiamo in Genesi 18:1-4: “Abramo sedeva all’ingresso della tenda, nell’ora più calda del giorno. Alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero“. Questo passaggio continua descrivendo in modo dettagliato (“Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo”) l’accoglienza nei confronti dello straniero “di passaggio”, nei confronti degli ospiti.

I testi biblici esortano ad amare lo straniero. Non a tollerarlo, ma ad amarlo “come te stesso”

3. GHER – Il vocabolo “gher” ha un significato radicalmente diverso dai due appena menzionati: il gher è lo straniero residente, colui che è di origine straniera e che vive stabilmente insieme al popolo ebraico.

Come ricorda il missionario scalabriniano Gaetano Parolin nel suo libro “Chiesa postconciliare e migrazioni: Quale teologia per la missione con i migranti”, questa figura gode di protezione giuridica (“Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese di Egitto” – Esodo 22:20) e, a differenza del nokri, viene equiparata agli ebrei. In Deuteronomio leggiamo “Ascoltate le cause dei vostri fratelli, e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere con il fratello o con lo straniero che abita da lui” (1:16) e “Non defrauderai il salariato povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nel tuo paese, nelle tue città” (24:14).

Sono numerosi i versetti veterotestamentari che mostrano la portata rivoluzionaria del testo biblico: gher ed ebrei sono uguali davanti alla legge. “Ci sarà per voi una sola legge per il forestiero e per il cittadino del paese” (Levitico 24:22). Non dunque soltanto ospitalità ed accoglienza, ma uguaglianza giuridica.

Potrebbe essere interessante sviluppare riflessioni sulle moderne forme di inclusione e partecipazione delle comunità straniere alla luce di questi versetti: “Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Levitico 19:34) e “Vi sarà una sola legge per il nativo e per lo straniero che è residente in mezzo a voi” (Esodo 12:49).

I testi biblici esortano inoltre Israele (nome con cui intendiamo una ben definita entità nazionale presente nei racconti biblici; sarebbe una forzatura storica, teologica, ideologica e logica accostarla al moderno Stato d’Israele) a non dimenticare la propria esperienza di migrante e ad amare lo straniero.

Non a tollerarlo, né a mantenerlo in una condizione di malata dipendenza. Ma ad amarlo “come te stesso”: “Dio fa giustizia all’orfano e alla vedova, ama lo straniero e gli dà pane e vestiti. Amate dunque lo straniero, poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto” (Deuteronomio 10:18-19).

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