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I Giochi e la fede, un’alleanza possibile

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I Giochi Olimpici da sempre sono un grande veicolo di promozione della fratellanza e anche le prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro, città meravigliosa, che ha ospitato la Giornata mondiale della gioventù nel 2013 e in Brasile i Mondiali di Calcio nel 2014, tra mille contraddizioni, è quasi pronta perché il 5 agosto la cerimonia di apertura darà l’avvio alla prima olimpiade sudamericana. I Giochi dureranno fino al 21 agosto, poi dal 7 al 18 settembre si svolgeranno le Paraolimpiadi per gli sportivi con disabilità. Previsti 3 miliardi di telespettatori mentre sono attesi 10 mila atleti e circa 300mila visitatori che saranno ricevuti da un paese immerso in una crisi istituzionale ed economica, una società nella quale sono milioni i poveri e i disperati e comunque difficile il compito di chi amministra e governa la comunità. 

La Chiesa brasiliana i Giochi e i luoghi di preghiera  

La comunità cristiana del Paese e in particolare di Rio è ovviamente mobilitata da tempo. Tanti vescovi condividono riflessioni sull’importanza dello sport nella promozione di alcuni valori. Sono stati organizzati eventi ed iniziative per chiedere di mettere a tema, nei giorni delle Olimpiadi, l’esclusione sociale, la lotta al traffico di esseri umani, al lavoro schiavo e allo sfruttamento. Un centro interreligioso con luoghi di culto per cristiani, musulmani, ebrei, buddisti ed indù è stato già costruito nel villaggio olimpico che ospiterà 10mila atleti, una collaborazione tra Comitato olimpico internazionale e arcidiocesi di Rio de Janeiro. Sul sito della diocesi carioca è anche ospitata la piattaforma “Meu lugar no Rio” per tutti coloro che vorranno mettersi a disposizione come volontari o aprire le porte di casa all’accoglienza durante i Giochi. La Chiesa locale approfitterà inoltre del grande evento per l’evangelizzazione. Centinaia di giovani, formati dalla “Comunità do caos à gloria”, andranno a parlare del Vangelo ai turisti durante i weekend. 

Contro la tratta e lo sfruttamento un impegno dei religiosi  

All’avvicinarsi del 5 agosto sta crescendo l’impegno contro la tratta di persone in tutte le sue forme. Ancora una volta le Olimpiadi diventano un momento di crescita economica per il Paese che le ospita, ma si trasformano anche in occasione propizia per la criminalità, per i trafficanti di esseri umani per lo sfruttamento sessuale o lavorativo. Per questo la campagna “Play for Life” (Gioca a favore della vita), come riferisce l’agenzia Fides, mira a informare e responsabilizzare i cittadini, la stampa e le agenzie di viaggio su un fenomeno che può essere prevenuto e contrastato. A sostenere la campagna è “Talitha Kum”, la Rete internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone, e l’Unione internazionale delle Superiore generali. “La campagna verrà realizzata da 26 gruppi della rete, presenti in 26 Stati del Brasile, e in modo speciale a Rio de Janeiro, con attività principalmente di prevenzione, di divulgazione di materiali prodotti per la campagna, ma anche con attività di tipo educativo rivolte soprattutto ai giovani e agli adolescenti, che sono i gruppi principali a rischio di tratta. È un lavoro fatto insieme con diverse Chiese, non solo la Chiesa cattolica: è un lavoro di stampo ecumenico ma anche di collaborazione con le organizzazione governative preposte a un lavoro contro la tratta”, ha detto nella presentazione della campagna a Roma, suor Gabriella Bottani, una delle coordinatrici di “Talitha Kum” 

A Rio anche una squadra di rifugiati  

Tra le notizie positive la presenza di una squadra di dieci rifugiati di diverse nazionalità (Siria, Sudan, Kenya) che parteciperà ai Giochi, in diverse discipline. Un gesto per attirare l’attenzione sulla gravità della crisi migratoria in tutto il mondo. Grande attenzione, come esperienza consolidata nella cultura e prassi brasiliana, sarà data al tema della sostenibilità ambientale e allo smaltimento e recupero dei rifiuti. 

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