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Turchia, solo il dialogo può assicurare un vivere civile

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In Turchia la giornata di oggi è iniziata con una calma piatta. Tutti sanno che Erdogan ha preso in mano la situazione, ma si attende di vedere come evolverà la vicenda e quali saranno le conseguenze del golpe fallito. Tuttavia, cresce il malessere, anche per le conseguenze delle guerre che stanno affliggendo la regione mediorientale, e si tratta di un incendio che potrebbe propagarsi. È quanto ha detto da Iskenderun ai microfoni della Radio Vaticana il vicario apostolico di Anatolia, monsignor Paolo Bizzeti. Il presule sottolinea anche il confronto che si fa sempre più aspro tra quanti si fanno portavoce di una più decisa laicità, come i militari, e coloro che premono per una maggiore islamizzazione della società turca. L’ultimo bilancio dopo il tentativo fallito di colpo di Stato avvenuto ieri è di 190 morti e 2.893 militari arrestati. 

«Anche se la stragrande maggioranza delle persone è sicuramente pacifica e vive tranquillamente –ha aggiunto–, non si può però negare che (in questi ultimi tempi) è stata praticata una politica dell’odio, dello scontro e questo evidentemente ad un certo momento porta ad una deflagrazione più grande. Credo che sinceramente l’unica cosa intelligente da fare è quella di non esasperare i toni per ritrovare quel minimo di calma necessaria a comprendere le ragioni anche di chi è insorto: una insurrezione, per quanto non si sappia ancora quanto sia estesa, è indice sicuramente sempre di un malessere». E «l’arma del dialogo», ha concluso, «è l’unica che può assicurare un vivere civile. Quindi da parte della Chiesa credo che sarà unanime la testimonianza che, appunto, bisogna abbassare i toni e che si deve cercare di comprendere quali siano le cause di questo malessere». 

«Stanotte, per tutta la tutta la notte –ha detto all’agenzia vaticana Fides padre Paolo Pugliese, frate cappuccino che svolge il suo servizio pastorale presso la parrocchia cattolica di Antakya– dagli altoparlanti delle moschee, oltre alle preghiere, gli imam a intervalli brevi facevano appelli invitando tutti a scendere in piazza per manifestare il proprio sostegno al governo e al Presidente Recep Tayyip Erdogan». La testimonianza proveniente dalla città, capoluogo della Provincia dell’Hatay, confinante con la Siria, conferma che anche nei centri urbani minori della Turchia ci sono state manifestazioni di piazza contro il tentativo di colpo di Stato realizzato da settori delle forze armate turche nella tarda serata di ieri. Anche a Antakya una parte considerevole della popolazione è scesa per le strade del centro lanciando slogan e suonando i clacson delle auto, ma non si sono sentiti colpi di arma da fuoco. 

Fonti del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli riferiscono inoltre a Fides che nelle ore concitate del tentativo di colpo di Stato il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, attualmente all’estero per un periodo di riposo, ha fatto pervenire un messaggio alle persone (ecclesiastici e laici) attualmente presenti nella sede patriarcale affacciata sul Corno d’Oro, a Istanbul, fornendo loro disposizioni precauzionali su come comportarsi e affrontare la situazione. 

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