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Paraguay, i giovani chiamati a riparare la Chiesa e la società

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Vivere il Vangelo nella quotidianità per essere testimoni credibili e trasformare così la società stessa incancrenita da molti mali. Domenica 10 luglio, durante la Messa nella Basílica di Caacupè per l’anniversario della visita di Papa Francesco, monsignor Ricardo Valenzuela, il vescovo responsabile della pastorale giovanile in Paraguay, ha presentato, davanti al cardinal Beniamino Stella, «Abbracciati da Cristo», il triennio (2017, 2018 e 2019) della gioventù. La Chiesa locale risponde così alla chiamata del Signore che chiede, si legge nel messaggio ufficiale, «un’opzione speciale e preferenziale per i giovani». E lo fa in un luogo simbolico, nel santuario mariano, che ogni anno, l’8 dicembre, accoglie più di un milione di pellegrini che desiderano mantenere fede a una promessa. L’invito del Vangelo di Marco ad annunciare nel mondo la Buona Novella ha, questa volta, come «principali destinatari tutti i giovani di questo caro Paese». Ognuno di noi, come dice il profeta Isaia, è prezioso agli occhi di Dio. La Conferenza episcopale desidera raggiungere il «cuore di ogni giovane, uomo o donna» per seminare il regno di Dio nella vita di ciascuno. Oggi si sente ancora più pressante l’invito, caro a San Francesco e a molti altri Santi, a riparare la Chiesa. Per accogliere la chiamata, diventa inevitabile l’ascolto attento della Parola di Dio attraverso «la preghiera, la partecipazione assidua e comunitaria ai sacramenti e nel servizio al prossimo, quello che soffre e ha più bisogno, e ai poveri».  

Riparare la Chiesa non significa non osservare quello che sta succedendo nella società: non bisogna, infatti, «rimanere chiusi nelle nostre comodità, nelle nostre sacrestie o nella paura delle minacce che possono venire dal mondo o dalla società attuale. I cristiani, e in modo speciale i giovani, devono essere protagonisti del cambiamento», protagonisti nella storia e costruttori di una realtà «più giusta e più fraterna».  

Nel testo la Conferenza episcopale non tace i mali sofferti dal Paese. «Dobbiamo andare necessariamente contro corrente, perché molti valori del Regno di Dio si contrappongono ai non valori presenti in questa società»: la corruzione come cancrena, la povertà che amplia l’anello della miseria delle grandi città e moltiplica le persone scartate, gli indigeni e i campesinos che lamentano la mancanza dei loro diritti. «Crediamo – continuano i Vescovi – che con la forza dello Spirito Santo sia arrivato il momento di dire basta a tanta corruzione umana, culturale e sociale. È arrivato il tempo di cambiare la nostra logica di pensare». C’è la profonda convinzione che «un altro mondo è possibile», che si può trasformare la società partendo dalla giustizia, dalla pace, dall’amore e dalla riconciliazione.  

L’appello dei Vescovi è rivolto a tutti, senza distinzioni ed esclusioni, perché solo con l’iniziativa di tutti si può davvero costruire «una nazione dove ogni persona possa avere tutte le possibilità e le condizioni necessarie per una vita degna dei figli di Dio». A tutti i cittadini la chiesa offre «una proposta differente di vivere la vita», una vita che pone al centro Dio, la famiglia, i senza casa, i poveri e tutti quelli che soffrono la fame e hanno sete di giustizia. 

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