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Bambini e social media: una lezione su come non essere cattivi online

Pixabay.com/Public Domain/ © Rainer_Maiores
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C’è tutto uno spettro di possibilità tra il silenzio e il vetriolo su Internet. Il nostro compito è trovarlo e insegnarlo ai nostri figli

O avrei potuto gettare al vento ogni cautela ed essere completamente onesta e dar vita a un momento formativo: a volte le interazioni online sono difficili e richiedono un approccio sensibile.

Scavando sotto la superficie, mi accorgo che scegliere l’onestà non sembra accattivante come dovrebbe essere. Mi sono trovata davanti al problema di capire cosa voglio che mia figlia sappia sullo sconfortante stato di Internet. È troppo da capire per un bambino – le conversazioni aggressive, le opinioni incrollabili e il difficile compito di trovare l’equilibrio quando la nostra tranquillità mentale è minacciata ogni giorno dal vetriolo.

Sono stata tentata di liquidare la sua domanda e trovare la via d’uscita più semplice

Sarò del tutto onesta con voi, e ammetterò che nel corso degli anni ho fatto tutte queste cose, e quella mattina ho visto i pregi di ogni scelta.

Rimanere in silenzio di fronte alla cattiveria che vediamo online è quello che molti di noi scelgono per tenersi lontani da quella cattiveria. C’è un senso molto reale di sentirsi schiacciati dalla quantità di stimoli (sia negativi e che positivi) che riceviamo online, e quando si parla della negatività, evitare tutto è un meccanismo di difesa ragionevole. È efficace, ma non ero certa che fosse la via giusta da scegliere in questo caso.

Sarebbe andata bene anche una spiegazione di una riga sul trovare l’equilibrio tra il modo online e quello “reale” o partecipare solo alle conversazioni gradite. Niente di troppo difficile o scomodo. Una vittoria genitoriale semplice, con tanto di banalità, per iniziare la giornata.

Ma ci sono preoccupazioni più profonde, che non possono essere risolte con banalità

I nostri figli si aggirano nel mondo online, e questo nuovo terreno è oscuro per loro quanto lo è per noi, se non di più. E hanno bisogno di aiuto per essere guidati.

Il modo in cui interagiamo sui social media conta tanto quanto quello in cui interagiamo di persona. Parlo molto di questo fenomeno nel mio lavoro, e questa era l’occasione per insegnare qualcosa a mia figlia.

Ecco quello che volevo dire

Devo dirti che non riesco a spiegare perché la gente è così volubile online, spesso come non sarebbe mai di persona. Sono confusa quanto te circa il motivo per il quale la gente dice tante cose brutte sugli altri esseri umani.

La spiegazione migliore che ho è che sono passionali, e pensano che sostenere quello in cui credono equivalga a screditare chi non crede nelle stesse cose.

Ma dovevo anche dirle che la verità è che essere passionali circa ciò in cui si crede non dovrebbe equivalere a screditare chi crede in altre cose. Né di persona né online.

C’è tutto uno spettro di possibilità tra il silenzio e il vetriolo. Il nostro compito e trovarlo e insegnarlo ai nostri figli. Devono capire che evitare la cattiveria non la fa scomparire, e che rappresentare una voce calma e ragionevole a favore della giustizia e del senso comune è un obiettivo nobile.

È quello che ho provato a fare quella mattina. Le ho detto cosa succedeva nelle notizie. Le ho spiegato da dove veniva la mia amica. Ho dato la mia opinione. I nostri figli sono ben consapevoli di quello che vedono e ascoltano, e questo include ciò che accade nel mondo e online. Quando non diamo loro il nostro input su queste cose, sono lasciati a cercare di capirne il senso da soli. A fare supposizioni. A ripetere (spesso) degli errori.

Quando ho parlato con mia figlia quel giorno, le ho detto cosa sta succedendo nel mondo online che fa sentire la mia amica Kristin vulnerabile al punto da aver bisogno di una pausa da Facebook, e le ho detto la mia opinione su quegli eventi. E poi le ho detto cosa voglio che faccia quando posta qualcosa online.

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