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Come posso sconfiggere invidia e bramosia? I consigli di Dio…

Pixabay.com/Public Domain/ © mehedi

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 15/07/16

CIÒ CHE CONTA

Il valore di una persona non si misura dai beni materiali, né dal fulgore della sua intelligenza, né dall’irraggiamento delle sue opere apostoliche, ma unicamente dal livello della sua fiducia e del suo amore. Ciò che conta, ciò che dev’essere oggetto del nostro desiderio e della nostra gioia, non è il possesso dei beni, ma avere un’anima da poveri. Ciò che conta non è dominare il mondo, ma essere dolci e umili di cuore. Ciò che conta non è essere risparmiati dalla sofferenza e dalle lacrime, ma credere fermamente nell’amore di Dio e trovare in lui la nostra consolazione.

I CARISMI SONO PER LA COMUNITÀ

Bisogna pensare che i carismi sono per la comunità: questo è un altro principio evangelico deve aiutarci a vincere la tentazione dell’invidia. Lo ha messo in risalto san Paolo nella prima lettera ai Corinzi: è per l’utilità di tutto il corpo che il Signore concede carismi a questo o a quello dei suoi membri. I santi hanno imparato a non gloriarsi dei doni ricevuti.

2) “IL NOSTRO SGUARDO A VOLTE ÈIMPURO”

Il nostro sguardo diventa impuro quando riduce qualcuno a oggetto di desiderio, da possedere senza amore, per soddisfare la sensualità. Qualunque sia il nostro stato – celibi, fidanzati o sposati, sacerdoti, religiosi o religiose – sentiamo che un simile sguardo viola in qualche modo l’intimità altrui, sulla quale non abbiamo alcun diritto. Gesù ha denunciato con vigore la malizia di questi sguardi adùlteri: «Io invece vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, già ha commesso adulterio con essa nel suo cuore» (Mt 5,28).

LA CASTITÀ DELLO SGUARDO

La gioia della contemplazione estetica è possibile solo con l’accantonamento dei nostri desideri sensibili. Se vogliamo favorire la castità dello sguardo, abituiamoci a privilegiare sempre il volto di coloro che incontriamo. Incrociando il loro sguardo, ci sentiamo davanti a delle persone che si attendono il nostro rispetto.

LE “ARMI” DEL CRISTIANO

Il cristiano possiede armi meravigliosamente efficaci per difendersi e contrastare la tentazione di uno sguardo “impuro”: tutto discende dalla sua fede nel Cristo risorto.

Da secoli, migliaia e migliaia di cristiani si sono conservati puri levando gli occhi verso Gesù e lasciandosi illuminare dal suo affascinante sorriso e dal suo sguardo. Uno sguardo colmo di misericordia che offre il perdono dei peccati – compresi i desideri e gli atti impuri – e che invita a posare sui fratelli e sulle sorelle uno sguardo tenero e rispettoso. Dalla contemplazione assidua del volto santo di Gesù, nasce il desiderio di assomigliargli, e la violenza della passione cede a poco a poco alla dolcezza della compassione.

Inondato dalla bellezza raggiante del Risorto, lo sguardo del cristiano si purifica e si acquieta: “Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire” (Sal 34,6).

3) “MI SENTO SCHIAVO DEL DENARO”

Non mancano formule che esprimono in modo lapidario il cinismo con cui la maggioranza degli uomini giustificano la brama di arricchirsi con tutti i mezzi: gli affari sono affari.

Ma la saggezza umana ha sempre colto anche il valore relativo della ricchezza e la schiavitù che incombe su quelli che ne godono: il denaro non fa la felicità; il denaro è un buon servitore e un cattivo padrone. Gesù non dice mai che la ricchezza è un inconveniente: può effettivamente permetterci di fare buone cose… Ma ne denuncia i pericoli: può impedirci di riuscire nella nostra vita!

MISERIA INVISIBILE

I ricchi non hanno per natura un cuore più duro degli altri, ma il genere di vita che conducono e il “mondo” che frequentano possono impedir loro di vedere la miseria che regna fuori della loro porta. Oltre a diventare indifferente verso i poveri, il ricco rischia di diventare insensibile anche alle esigenze della propria anima, dimenticando completamente il significato dell’esistenza.

Il Vangelo ci chiede di avere, nei confronti dei beni, non una mentalità da proprietario sovrano, che non deve rendere conto a nessuno, ma da amministratore. Dio è il vero proprietario di tutti i beni dell’universo e dovremo rendergli conto della gestione di quelli che ci avrà affidato (Mt 24,45­-51; 25,14­-30).

BENI PER TUTTI GLI UOMINI

Da oltre un secolo le encicliche sociali dei papi ci ricordano i due grandi princìpi che devono guidare la nostra condotta nei confronti del denaro.

a) I beni della terra sono destinati a tutti gli uomini

Questa verità è stata solennemente riaffermata dalla costituzione pastorale Gaudium et spes del concilio Vaticano II (1965).

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carismicompassioneconsiglidenaroinvidiaumili
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