Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

Iscriviti alla Newsletter

Aleteia

Riconoscersi umanamente “malati” per essere guariti

Pixabay.com/Public Domain/ © towbar
Condividi

Ripercorrendo l’esperienza dei discepoli di Emmaus riscopriamo il senso autentico della nostra umana debolezza

Il libro “Solo i malati guariscono. L’umano del (non) credente” (San Paolo edizioni) di don Luigi Maria Epicoco fonda la sua riflessione sull’episodio del Vangelo di Luca dedicato ai discepoli di Emmaus.

Il libro si caratterizza per il nobile intento di rimettere al centro l’umanità e la debolezza dell’uomo, che nella società attuale appaiono come limiti, “sventure” da eliminare e nascondere, mentre rappresentano per l’autore  quella “malattia” che salva la nostra vita perché permette l’intervento di Gesù Cristo, “venuto per i malati e non per i sani”. Infatti ad accomunare credenti e increduli vi è, secondo don Luigi Maria Epicoco, la meraviglia di essere umani:

«Abbiamo tutti un sentiero di ritorno. Sono quei sentieri che percorriamo a testa bassa con la coda tra le gambe, con addosso l’amara espressione della tristezza e la smorfia della sconfitta. Io li conosco fin da piccolo, cioè da quando magari perdevo tutte le mie figurine con gli amici, o quando smarrivo qualche biglia nella concitazione di una corsa. Abbassavo la testa come a volermi condannare a guardare solo i piedi, e stringevo i pugni chiusi nelle tasche. Rallentavo quasi sempre il passo, e sceglievo la strada più lunga per tornare a casa. Forse volevo darmi anch’io il tempo di elaborare il mio lutto. (…) Insomma, fin da piccoli facciamo esperienza dei sentieridi ritorno. Alcuni le chiamano delusioni. A me piace chiamarle esperienze di autenticità».

LEGGI ANCHE: Abbecedario della fede

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni