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Riconoscersi umanamente “malati” per essere guariti

Pixabay.com/Public Domain/ © towbar

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 14/07/16

Ripercorrendo l’esperienza dei discepoli di Emmaus riscopriamo il senso autentico della nostra umana debolezza

Il libro “Solo i malati guariscono. L’umano del (non) credente” (San Paolo edizioni) di don Luigi Maria Epicoco fonda la sua riflessione sull’episodio del Vangelo di Luca dedicato ai discepoli di Emmaus.

Il libro si caratterizza per il nobile intento di rimettere al centro l’umanità e la debolezza dell’uomo, che nella società attuale appaiono come limiti, “sventure” da eliminare e nascondere, mentre rappresentano per l’autore  quella “malattia” che salva la nostra vita perché permette l’intervento di Gesù Cristo, “venuto per i malati e non per i sani”. Infatti ad accomunare credenti e increduli vi è, secondo don Luigi Maria Epicoco, la meraviglia di essere umani:

«Abbiamo tutti un sentiero di ritorno. Sono quei sentieri che percorriamo a testa bassa con la coda tra le gambe, con addosso l’amara espressione della tristezza e la smorfia della sconfitta. Io li conosco fin da piccolo, cioè da quando magari perdevo tutte le mie figurine con gli amici, o quando smarrivo qualche biglia nella concitazione di una corsa. Abbassavo la testa come a volermi condannare a guardare solo i piedi, e stringevo i pugni chiusi nelle tasche. Rallentavo quasi sempre il passo, e sceglievo la strada più lunga per tornare a casa. Forse volevo darmi anch’io il tempo di elaborare il mio lutto. (…) Insomma, fin da piccoli facciamo esperienza dei sentieridi ritorno. Alcuni le chiamano delusioni. A me piace chiamarle esperienze di autenticità».

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Tags:
debolezzafedegesù cristoguarigioneincredulitàmalattiaumanita
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