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L’ultima frontiera della pedofilia on line: le “chat live” dei social network

© Emin Ozkan/SHUTTERSTOCK
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Mostrarsi in diretta su Facebook Live e Periscope è eccitante per i minori. Ma si corrono dei rischi. Ecco quali.

Pedofilia nelle chat live dei social network. Fenomeno in espansione e dai contorni sempre più allarmanti, come sottolinea ad Aleteia il fondatore dell’associazione “Meter” Don Fortunato Di Noto.

IN DIRETTA SU FACEBOOK

Cosa sono le chat live? Sostanzialmente sono video in diretta: ci si filma (con la fotocamera del cellulare) mostrando agli altri ciò che si sta facendo in quel momento. Su Facebook ormai già da qualche tempo ospitano bambini, e più in generale minorenni, che si riprendono e ricevono decine di visualizzazioni e commenti in tempo reale.

LA DEVIANZA DI PERISCOPE

Ma un fenomeno deviato e in ascesa, ci spiega Don Fortunato, è quello che ormai da un anno e mezzo sta avvenendo attraverso un altro social: Periscope. «Sta prendendo il sopravvento su tutte le chat live di social network. Parliamo sempre di persone che registrano video di quello che sta facendo e li condividono». Video che si possono visionare anche se non si è iscritti al social. «E il monitoraggio che conduciamo con Meter ci ha fatto notare un dato inquietante: i minori più leggono commenti in tempo reale e più vengono eccitati emotivamente».

ESPOSIZIONE FETICISTA

Siamo di fronte ad una «esposizione feticista» in cui la parola d’ordine è «farmi vedere e stare al gioco, così ricevo più commenti e mi visualizza più gente. Posso anche spogliarmi, tirare fuori la lingua o giocare con i lego: non conta cosa faccio, purché ricevo le attenzioni in diretta».

Su Periscope – creato dagli stessi fondatori di twitter – «è presente il maggiore numero di minori, rispetto ad altre chat live, che poi ritroviamo nelle chat pedofile e pedopornografiche. E le esposizioni sempre più frequenti sono in gruppo, non più solamente come singoli!».

LE EMOZIONI E LA RETE

L’indagine conoscitiva “Emozioni e comportamenti dei minori nella Rete“, condotta da Meter evidenzia che «il 55,3% afferma di non essere “mai” giù di tono o irritabile quando non è connesso, il 21,8% “raramente”, il 13,4% “qualche volta”, il 6% “spesso”, il 3,5% “sempre”. I dati acquisiti ci consentono di confermare che la rete può a volte influenzare le emozioni dei minori anche quando non si è connessi».

Il coinvolgimento delle emozioni «avviene anche quando si è derisi su Internet: a tal proposito il 73,5% dichiara di non essere “mai” stato deriso, il 14,5% “raramente”, l’8,9% “qualche volta”, il 2,4% “spesso”, lo 0,8% “sempre”. In caso di derisione subita su Internet, il 52% (vs 48%) sostiene di parlarne con qualcuno».

 

LA CORPOREITA’ DIGITALE

«Ma il problema non è della tecnologia – avverte Don Fortunato – ma come utilizzo il mezzo che a disposizione. Dove vogliamo arrivare con il digitale? La risposta, ahimè, è abbastanza chiara. E cioè fare in modo che esso diventi reale. Quando parlai di “corporeità digitale” mi presero per pazzo. Oggi si può fare sesso con il touchscreen! Si perde ogni inibizioni e i minori rappresentano la fascia più a rischio di questa perversione».

PROBLEMI IRRISOLTI

E di problemi irrisolti per arginare questa ondata di perversione ne restano tanti. «Dall’impossibilità di effettuare controlli in tempo reale sui contenuti live in decine e decine di lingue diverse per impedire di trasformare ad esempio Periscope in un formidabile strumento di reclutamento e organizzazione per chi ha fini criminali a danno delle persone vulnerabili, all’assenza assoluta del diritto alla privacy».

I “MOBILE BORN”

In quest contesto la chat live sui social network, potenzialmente visibili a milioni di persone in contemporanea, è la sconfitta della relazione dal vivo, è «perdita della identità di una persona, ormai impersonificata dal digitale. Il corpo può’ essere manipolato, strumentalizzato e non ce ne rendiamo conto». I «mobile born», evoluzione dei nativi digitali, nascono sono «digitalizzati» sin nel grembo materno.

IL LATO POSITIVO DI UNA CHAT LIVE

Allo stesso tempo, conclude Don Fortunato, «non dobbiamo demonizzare l’uso di questi mezzi: una chat live ad esempio, «può’ essere utile per mostrare al momento la gravità di una catastrofe, incentivare una raccolta di aiuti». Ma senza «percorsi educativi» paralleli il rischio è che diventino sempre più un boomerang per i più piccoli e i meno tutelati.

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