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Il valore della riforma liturgica è nello “slancio nuovo” dato all’Eucaristia

© Public Domain
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Il percorso dal Concilio ad oggi apre alla "partecipazione attiva" al momento clou della messa. Il teologo Grillo: così il popolo incontro il Corpo di Cristo

In queste ore i riflettori sono accesi sulla riforma liturgica dopo le dichiarazioni del cardinale Robert Sarah che invitava a partire dalla prima domenica di Avvento, il prossimo novembre, a celebrare la messa «versus Orientem», cioè con l’altare rivolto verso Oriente, dando le spalle al popolo, come si usava prima della riforma conciliare. Una Nota della Sala stampa ristabilisce le priorità del Concilio Vaticano II.

Il Concilio Vaticano, spiega ad Aleteia il professore Andrea Grillo, docente di Teologia (sacramentaria e liturgica) presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo a Roma, «ha concentrato molte attenzioni sulla liturgia, riscoprendo una forma di partecipazione in cui tutto il popolo è coinvolto in essa. La premessa è che l’esperienza rituale è un’esperienza di tutto il popolo di Dio».

PATRIMONIO ACCESSIBILE

Sulla base di questa evidenza «il Concilio ha impostato la riforma liturgica, che ha come obiettivo di rendere accessibile il grande patrimonio della liturgia, anzitutto dell’eucaristia ma di tutti i sacramenti, alla comunità ecclesiale tutta, superando una lettura clericale della liturgia». Una lettura che «si era affermata negli ultimi secoli, dal tardo Medioevo in avanti».

LETTURA CLERICALE

Cosa significa “lettura clericale della liturgia”? Secondo il teologo è «pensare che la liturgia riguardi i preti e non i laici. Nel senso che per molti secoli la concezione della liturgia è stata quella di un linguaggio di cui solo il prete poteva essere competente, mentre ai laici era tenuto un “ruolo” differente, essenzialmente la preghiera personale, che procedeva in parallelo alla messa, senza un vero rapporto con essa».

GLI ALTARI

Il Concilio, prosegue Grillo, «capisce che questa è una forma di “s-figurazione” della liturgia: e in seguito a indicazioni che derivano da esso, ecco che si staccano gli altari dalla parete e si rimettono al centro della Chiesa, poiché intorno ad essi celebrino tutti i fedeli, secondo le antiche testimonianze dei padri. Non parliamo di una mera questione architettonica, ma di una questione di fondo, che riguarda il senso del sacramento e della Chiesa».

“PARTECIPAZIONE ATTIVA”

Il Concilio, in sé, non dice nulla sulla posizione dell’altare, ma, evidenzia lo studioso di teologia sacramenterai, «dando delle linee guida sul concetto di partecipazione attiva alla liturgia, fa in modo che avvengano dei cambiamenti anche architettonici, l’altare o la posizione del tabernacolo, per citare un altro esempio, che stimolano in quella direzione».

LITURGIA E POPOLO DELLA CHIESA

In tale contesto la liturgia eucaristia nel suo insieme assume una funzione di grande rilievo perché diventa fase di interazione profonda, autentica tra il popolo di Dio e Dio stesso. «Dobbiamo pensare – esorta Grillo – che la liturgia è fatta dal popolo, quindi non è la consacrazione in sé il momento clou, ma è quando il corpo e il sangue di Cristo si identificano con tutta l’assemblea. Nella liturgia eucaristica tutta, si raggiunge il punto più alto di questa partecipazione del popolo di Dio. Negli ultimi cinquant’anni, dopo il Concilio, quest’aspetto ha assunto sempre più una maggiore importanza».

L’EUCARISTIA

La sottolineatura dell’onore da riservare all’eucaristia «non è sufficiente – continua il teologo – ma sta al servizio della possibilità di riconoscere il corpo e il sangue di Cristo come Chiesa. Non basta averlo di fronte, bisogna starci dentro, come diceva sant’Agostino».

Il punto più alto dell’eucaristia non è «quando sentiamo il campanello. il campanello è un antico retaggio perché avrebbe la pretesa di dire: è il “momento chiave. Invece, sulla scorta della lezione della Chiesa Primitiva e dopo il Concilio, possiamo riconoscerci in quanto Chiesa come corpo e sangue di Cristo. Questo è il vero fine della messa».

CORPO E SANGUE DI CRISTO

Quindi, ragiona Grillo, deve maturare la coscienza che il rito di comunione in sé è «l’azione rituale di una preghiera eucaristica che vuole riunire tutti in Cristo: dopo il Padre Nostro si diventa corpo e sangue di Cristo, un momento da vivere spiritualmente e musicalmente, come punto più alto della santa messa».

La liturgia eucaristica, passando anche attraverso la natura corporea, è fatta di «atti e azioni, come ascoltare la parola, portare doni, disporsi a ricevere il perdono, accedere all’unico pane e calice».

“ENTRARE” NELL’EUCARISTIA

Inoltre, osserva il teologo, ci sono almeno tre momenti che nell’attuale liturgia si possono approfondire. «Il primo è come fare entrare giovani e meno giovani nella logica della liturgia eucaristica. E’ un atto complesso che va compreso e in cui si entra lentamente. Ma è un atto iniziatico decisivo».

L’ANNO LITURGICO E LE “ORE”

Poi ancora l’anno liturgico e la liturgia delle ore: «ovvero dobbiamo ancora imparare a scandire come una grande articolazione di feste religiose e a vivere la giornata secondo la preghiera. Oggi – chiosa – questi aspetti fanno molta molta fatica ad entrare nel vissuto delle famiglie e dei singoli cristiani».

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