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Come essere felice

© Unsplash
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Semplice e allo stesso tempo molto difficile

Non ha chiesto aiuto, lo ha fatto lui personalmente. Si è coinvolto. Si è macchiato con il sangue del ferito. Si è esposto. Ha perso il suo tempo per amore. Ha amato con tenerezza. Ha bendato le sue ferite. Le ha lenite con l’olio. Le ha guarite da dentro e da fuori. Ha calmato la sua pena e il suo dolore. La sua rabbia e la sua ferita.

È la stessa cosa che ha fatto Gesù, quando per le strade guariva il corpo e l’anima. Curava e perdonava.

Non sappiamo chi fosse questo samaritano. Non importa il suo incarico, la sua missione. Ci sono solo un uomo ferito e un uomo misericordioso. Due uomini che si incontrano. Uno che soffre e l’altro che si commuove.

Ha messo il ferito sul suo cavallo. È la stessa cosa che Gesù fa con me. Mi fa salire sulle sue spalle quando ho bisogno di aiuto. Lui è così. A volte non lo chiedo. Chiedo solo che da lontano faccia il miracolo.

Ma Dio si commuove davanti al mio dolore. La mia tristezza, la mia solitudine, la mia paura, la mia malattia, il mio vuoto, la mia delusione, la mia perdita toccano il suo cuore. La mia vita tocca il suo cuore. Si commuove davanti a me e si avvicina. Si abbassa, si spoglia per arrivare a me.

Non aspetta sul suo trono che io vada da lui. Viene e benda le mie ferite. Quelle che mi infliggono gli altri, o io stesso, o la vita. Le benda, dicendomi nell’orecchio che mi vuole bene, di non temere, che non mi lascerà solo, che mi perdona, che ha fiducia in me.

Quando ho sentito questa vicinanza di Dio? Mi porta sulle spalle. Sulla sua cavalcatura. Lo fa senza chiedermi niente. Lo fa gratis. Nella parabola c’è solo gratuità. Un amore traboccante che va al di là del minimo e di quello che ci si poteva aspettare.

Oggi ci sono tante ferite dovute all’abbandono, alla solitudine. “Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?” Ci sono tanti prossimi sul ciglio della strada che hanno bisogno della mia vita, del mio tempo, della mia tenerezza, del mio amore…

Ma io guardo l’atteggiamento del samaritano e mi sembra eccessivo. Il samaritano ha praticato la misericordia. Ha smesso di pensare ai suoi progetti, al suo cammino. Anch’io voglio praticare la misericordia. Gesù mi insegna a guardare così. Si ferma davanti a chiunque.

Voglio che questa sia la norma della mia vita. “Va’ e anche tu fa’ così”. Voglio che la mia vita sia questo, fare lo stesso. Ma non so farlo. Come farlo? Dove farlo? A volte non lo so. Non vedo nemmeno dove sono necessario.

Forse sono troppo concentrato su quello di cui ho bisogno, sul mio cammino di felicità, e dimentico le cose importanti. Il mio prossimo è chiunque abbia bisogno di misericordia. Penso a Gesù. Mi pace quel samaritano che che consegna l’uomo ferito all’albergatore e gli dice “Al mio ritorno”. Tornerà.

Dio torna sempre a cercarmi, e nel frattempo mi lascia alle cure di altri che mi amano: i miei genitori, il mio coniuge, i miei figli, i miei amici, i miei fratelli. Mi lascia perché si prendano cura di me. Ed Egli torna sempre.

A chi mi ha affidato Dio perché abbia cura di me?

Allo stesso tempo, io sono l’albergatore. Mi chiede di prendermi cura di tanti feriti. Chi mi ha affidato perché me ne prenda cura?

Penso che l‘unico modo di vivere davvero sia stando vicino agli altri, essendo prossimo. Così ci ha pensati Dio – vicini, che si aiutano, portandosi gli uni agli altri per arrivare a Lui.

Ma a volte vivo lontano, chiuso nel mio gruppo di uguali. E parlo di Dio, ma la sua legge non è altro che nella mia mente – non nel mio cuore, non nella mia vita. Il cammino è stare vicini. Sollevare chi soffre. Sostenere chi ha bisogno di me. E smettere di costruire muri difensivi nell’anima.

Non voglio più passare oltre. Voglio uscire dal mio percorso e da me stesso. È così che voglio vivere.

Forse alla fine della giornata, al tramonto, il sacerdote e il levita non hanno ricordato di aver fatto nulla di male. Hanno compiuto il proprio dovere. Non hanno deluso nessuno. Non hanno smesso di fare quello che avevano promesso.

Forse hanno avuto successo. Forse non hanno peccato molto. Ma la gratuità? Non c’è stato niente di straordinario, niente fuori del normale, i loro piani non sono stati rovinati. Ma forse è mancato loro l’amore. Un amore senza misura, traboccante. Non hanno fatto nulla di folle per amore.

Dal canto suo, forse, il samaritano, in ginocchio davanti a Dio, riconosce di aver provato rabbia per quello che hanno fatto quegli uomini che hanno evitato il ferito. Forse nel suo cuore ha criticato e ha avuto la tentazione di non lasciarsi coinvolgere tanto.

Non lo so. Forse la sua giornata non era perfetta come quella degli altri. Forse è arrivato tardi al lavoro, macchiato di sangue. Può essere che il denaro che ha investito in quello sconosciuto fosse destinato ad altro. Forse ha perso qualcosa.

E forse alcuni lo criticano per essere stato così poco responsabile e aver perso il suo tempo sulla via con uno sconosciuto. Può essere. Ma quello che è vero è che il suo cuore quel giorno è diventato più grande. Era un uomo buono. Forse conoscere il ferito e sperimentare la gratuità gli ha fatto bene.

C’è più gioia nel dare che nel ricevere. Si è svuotato e ha sperimentato quell’allegria profonda di dare al di là della giusta misura.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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