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L’omosessualità è motivo di annullamento di un’ordinazione sacerdotale?

© Padre Cup 2010 / CIRIC International
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La condizione stabilita dal diritto è che il sacerdote sia un uomo

La Chiesa, attraverso il Diritto Canonico, indica al canone 1024 quale sia la prima condizione per ricevere validamente l’ordinazione, sia essa diaconale, sacerdotale o episcopale.

In base a questo canone, la prima condizione del soggetto per l’ordinazione è quella di essere uomo: “Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile”.

Da ciò deriva il fatto che, in via di principio, la condizione omosessuale di un chierico non può essere addotta come causa di nullità della sua ordinazione, perché a livello “materiale” rispetta la condizione stabilita dal diritto, trattandosi fisiologicamente di un maschio.

È ovvio che se un omosessuale arriva ad essere ordinato, tra le altre cose gli si richiede, come a tutti gli omosessuali, la castità ­ “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2359) ­, e il sacerdote in questione ne deve essere ben consapevole.

Nei casi in cui il comportamento del chierico omosessuale potesse essere motivo di scandalo, gli si dovrà proibire l’esercizio del ministero a favore del bene personale, del bene comune e del buon nome della Chiesa.

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