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Papa Francesco è euroscettico?

© Antoine Mekary / ALETEIA
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Il pontefice ha preso sempre più le distanze dall’attuale gestione dell’Ue. Sino alle affermazioni dure sul volo di ritorno dall’Armenia dopo il referendum pro Brexit

«Per me sempre l’unità è superiore al conflitto, ma ci sono diverse modi di unità. La fratellanza è migliore delle distanze. I ponti sono migliori dei muri. Tutto questo ci deve far riflettere: un Paese può dire sono nell’unione europea, voglio avere certe cose che sono mia cultura.. Il passo che l’ Unione deve dare per ritrovare la forza delle sue radici è un passo di creatività e anche di sana “disunione”, cioè dare più indipendenza e più libertà ai paesi della Ue, pensare a un’altra forma di unione» (Il Sole 24 Ore, 26 giugno).

Sul volo di ritorno dall’Armenia Papa Francesco ha usato parole durissime contro l’Unione Europea. Addirittura le più dure da quando è iniziato il suo pontificato. Due giorni prima c’era stato il referendum che ha determinato l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

L’UNIONE “MASSICCIA” CHE NON PIACE

E quel risultato, secondo l’Huffington Post (6 luglio), avrebbe incentivato il giudizio tagliente del pontefice:

“C’è qualcosa che non va in quell’unione massiccia…”. Se la Brexit ha investito l’Europa con effetto paragonabile a uno tsunami atlantico (…) le parole di Bergoglio – scrive Piero Schiavazzi – somigliano invece alle bunker – buster: bombe che penetrano in profondità e puntano dritto al cemento armato, destabilizzando i capisaldi dell’edificio, dalla zona “franca” del volo papale (…).

Francesco inverte drasticamente la rotta: dall’integrazione delle istituzioni a quella delle motivazioni. Rafforzando i legami spirituali e attenuando di converso i vincoli materiali. Restituendo sovranità tradite e restaurando identità sbiadite. Rinunciando all’egemonia culturale e rilanciando l’omogeneità spirituale. Lavorando cioè ad innalzare e “allargare l’anima”, con espressione di Antonio Spadaro, piuttosto che lo spazio e il fabbricato di una Unione anonima.

Agli occhi di Bergoglio, cinque secoli dopo, la Brexit deve avere in qualche modo evocato lo scisma di Enrico VIII. Un contenzioso disciplinare sull’autorità sfuggito di mano e degenerato in eresia dottrinale sulla verità. Quello che potrebbe accadere sulla scia di Nigel Farage e Marine Le Pen, degli Orbán e degli Hofer, pronti a raccogliere il malcontento diffuso e a estremizzarlo, sciogliendo i legami contratti nell’ultimo mezzo secolo e tornando all’Europa di cento anni fa, incubatrice di due guerre mondiali (…).

Di fronte al rischio di un divorzio generalizzato, che abiuri la verità di fede, e di fondo, del processo unitario, Francesco appare disposto a riconoscere la nullità del primo matrimonio, federalista, per vizio di forma e di consenso.

EGOISMI E RECINTI

Il giudizio di Bergoglio non è altro che la punta di un iceberg già molto appuntito. Durante il discorso del 6 maggio, in occasione del conferimento del Premio internazionale “Carlo Magno”, dinanzi ai vertici Ue, aveva detto:

«I progetti dei padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri». Per Francesco, infatti, l’Europa, «famiglia di popoli, lodevolmente diventata nel frattempo più ampia, in tempi recenti sembra sentire meno proprie le mura della casa comune, talvolta innalzate scostandosi dall’illuminato progetto architettato dai padri. Quell’atmosfera di novità, quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari. Tuttavia, sono convinto che la rassegnazione e la stanchezza non appartengono all’anima dell’Europa e che anche le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità» (vatican.va, 6 maggio).

PROGETTO DOTATO DI DIGNITA’

Di un Francesco euroscettico si era avuta traccia già nel discorso al Parlamento Europeo. A Strasburgo il 25 novembre 2014 aveva evidenziato la necessità di «vincere tutte le paure che l’Europa sta attraversando».

E per fare ciò è necessario «tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea», a un progetto politico che è partito dalla «fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente» (Polis Blog, 26 novembre 2014).

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