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S. Maria Goretti, l’Assassino e la Vendetta di Dio

CattoNerd - pubblicato il 07/07/16

Una vendetta “da Dio”

Finora questa storia è solo una tragedia: un giovane che prova a violentare una bambina di 12 anni, premeditando di ucciderla qualora lo rifiutasse, finché preso dall’ira all’ennesimo rifiuto si scaglia su di questa pugnalandola a morte per 14 volte. Non è molto lontana dalle tante storie di violenza e morte che si leggono anche oggi sui giornali. Eppure è una storia diversa. Perché se dovessi dire di che parla, non direi che tratta di un omicidio, direi che parla di una cosa strana: di una bambina di 12 anni che salva la vita al suo assassino, e lo fa con una semplice e scandalosa frase:

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Il dialogo del perdono tra Maria ed il suo confessore

-Maria, volete perdonare anche voi al vostro uccisore?-Sì, per amore di Gesù, gli perdono e voglio che venga in paradiso con me

E se la vendetta di Dio fosse…il paradiso?

Bella roba, allora facciamo tutti il male mi direte XD. Infatti la questione nella sua semplicità è più profonda. Vi faccio un esempio: pensate di incontrare una persona. Non la sopportate, la vostra avversione per essa cresce sempre di più finché non iniziate ad odiarla ed a farle tutto il male possibile, di qualsiasi tipo: fisico, verbale, morale. Un giorno però dopo tutto il male che le avete fatto, lei si prende carico di un vostro problema grave, e vi aiuta ad uscire fuori e senza chiedere niente in cambio. Così rimanete spiazzati ed iniziate a vedere qualcosa di buono in lei, iniziate a vedere che forse avete esagerato, vi intenerisce…e senza capire come, iniziate ad amare davvero tanto questa persona. Quel giorno però non siete solo felice di questo, ma vi si spezza il cuore, perché? Perché vi ricordate di tutto il male che le avete fatto. Quel male lo iniziate a comprendere davvero, fino in fondo, ed ora che amate e lo vedete chiaramente, vorreste con tutto il cuore non averlo mai commesso. Cos’è dunque questo paradiso con cui si vendica Dio? Già l’avete capito: è la capacità di amareDio non cancella il male che facciamo, ma lo usa per liberarci il cuore. Fa soffrire questo? Terribilmente, tanto che non a caso i santi dicono che il Purgatorio, che sarebbe il luogo in cui veniamo definitivamente liberati dal male prima di essere in Paradiso, equivale in sofferenze all’Inferno, la cui differenza sta solo nel fatto che in Purgatorio le sofferenze sono temporanee.

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Il sogno di Alessandro Serenelli

Come si è vendicato dunque Dio di Alessandro Serenelli?

Un giorno Alessandro, in carcere, dopo anni in cui era in preda a profonde angosce, sogna Maria Goretti. In quel sogno vide che lei gli stava preparando la strada per il paradiso:

Mi sveglio di soprassalto e dico a me stesso: ormai mi salvo anch’io, perché sono certo che Marietta è venuta a trovarmi e a darmi il suo perdono. Da quel giorno non sento più l’orrore di prima per la mia vita”. E da quel giorno Alessandro si converte. Uscito dal carcere troverà il coraggio di chiedere perdono alla madre della santa, che glielo accorderà. Successivamente chiederà ai frati minori di Macerata di potersi ritirare fra di loro. I frati lo accoglieranno come un fratello, facendolo lavorare come giardiniere. Alessandro, da assassino e stupratore, morirà in pace con Dio.

Conclusione

Se fosse per noi, la vendetta finirebbe con la fine dell’altro, il suo annientamento. Ma Dio pare abbia modi diversi di agire (Ez 33,11) . In ultimo ecco a voi il testamento di Alessandro, come lui racconta la storia di Vendetta che Dio ha compiuto nella sua vita:

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«Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia prima giovinezza infilai una strada falsa: la via del male, che mi condusse alla rovina. Vedevo attraverso la stampa, gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani segue senza darsi pensiero: io pure non mi preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva per una strada cattiva.

Consumai a vent’anni un delitto passionale del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la provvidenza aveva messo avanti ai miei passi per salvarmi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per il suo uccisore. Seguirono trent’anni di prigione. Se non fossi stato minorenne, sarei stato condannato a vita.

Accettai la sentenza meritata, rassegnato: capii la mia colpa. La piccola Maria fu veramente la mia luce, la mia protettrice; col suo aiuto mi comportai bene nei ventisette anni di carcere e cercai di vivere onestamente quando la società mi riaccettò fra i suoi membri. I figli di S. Francesco, i Minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto fra loro non come servo, ma come fratello. Con loro vivo da 24 anni. Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore ed alla sua cara mamma, Assunta.

Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliono trarre il felice insegnamento di fuggire il male e di seguire il bene sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione con i suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, l’unica via sicura in tutte le circostanze, anche quelle più dolorose della vita. Pace e bene»

Macerata

5 maggio 1961

Alessandro Serenelli

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Tags:
santa maria gorettitestimonianze di vita e di fedeviolenza contro le donne
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