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"Esclusa dalla foto di classe perché disabile", la denuncia della madre della bimba

Valerio Evangelista - Aleteia - pubblicato il 07/07/16

Dopo anni di emarginazione ed isolamento, una ragazza disabile subisce l'ennesima umiliazione: la cancellazione dalla foto di fine anno scolastico. La commovente lettera della madre

Nella foto di classe Lara non c’era. Si è scusato solo l’insegnante di sostegno.

Lara è una ragazza altoatesina, è la primogenita di tre fratelli, e da quando è nata ha difficoltà motorie e cognitive. Un dettaglio che non dovrei neanche specificare e che non dovrebbe essere una discriminante nei rapporti umani. Ma qualcuno ha permesso a questa sua condizione di determinare il modo in cui trattarla.

Da 17 anni, cioè da quando è nata, Lara combatte – e con lei anche i suoi genitori – per tentare di vivere una vita ‘normale’ (termine odioso, perdonatemi). Si parla molto di integrazione e di superamento delle barriere, ma nella vita vera – terminate le conferenze e chiusi i bei libri – spesso la retorica non è accompagnata da pratiche coerentemente virtuose.


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E proprio dove ci si aspetterebbe comprensione, sostegno e lungimiranza – cioè tra le pareti delle aule scolastiche – Lara ha vissuto una delle esperienze più sgradevoli che possano capitare: l’umiliazione di essere discriminata per la sua condizione. “Cancellata” dalla foto di classe. Letteralmente.

Daniela Plazzer, madre della ragazza, ha scritto al quotidiano Alto Adige una lettera in cui denuncia l’accaduto:

«Sono rimasta indignata e mortificata, perché nella foto della terza classe, Lara non c’era. Ho chiesto spiegazioni al preside che con molta superficialità mi ha risposto che probabilmente quel giorno mia figlia non era presente in classe. Solo l’insegnante di sostegno si è scusato. La verità è che nel percorso scolastico, fatto finora da mia figlia, la famosa integrazione non c’è mai stata. E il fatto che Lara non fosse su quella foto, assieme agli altri, ne è la conferma. Troppi ragazzi come mia figlia sono messi in disparte e ciò non è né giusto né corretto».

Nella lettera Daniela non si è concentrata soltanto sul singolo fatto, ma ha condiviso in generale le frustrazioni e le delusioni vissute nei tre anni di scuole medie e, successivamente, alle superiori.

«Mia figlia ha difficoltà motorie e cognitive: fin da piccola abbiamo cercato di farle capire che lei può fare tutto, ma con tempi più lenti rispetto ai suoi compagni. Nonostante ciò è autonoma, tranquilla e affettuosa. Dopo le medie, abbiamo deciso di iscriverla in un istituto ad indirizzo professionale, scegliendo una scuola di piccole dimensioni nell’illusione che fosse più accogliente. Durante il consiglio di classe integrato del primo anno, ci siamo accordati con la scuola su quali cose fare con Lara, tra queste c’erano appunto l’integrazione e l’autonomia».

Ma tra il dire il fare c’è di mezzo il mare. E quindi, grattando leggermente la superficie delle buone intenzioni, si scopre tutta l’inefficienza di un sistema scolastico che si limita ai grandi proclami.

«Quando non c’era l’insegnante di sostegno, la sua giornata scolastica finiva. Non poteva stare in classe con i compagni, perché a detta dei professori c’erano troppi ragazzi non adatti a lei. Quindi l’anno è scivolato via, così in solitaria».

Nel secondo anno la classe di Lara si è ridotta notevolmente, e i genitori hanno fatto di tutto per farla stare insieme agli altri ragazzi. Ma ancora una volta, come si può leggere dalla lettera della madre, le aspettative sono state tradite.

«Risposta: nostra figlia non poteva fermarsi in classe, perché gli insegnanti non se la sentivano e comunque si sarebbe annoiata. Ma la migliore scusa è stata che i compagni erano in un’età difficile e non sarebbero riusciti a comportarsi in modo tale da stare assieme a lei. Forse, mi dico, gli insegnanti avrebbero potuto insegnare a questi ragazzi un po’ di umanità e senso civico ».

Il secondo anno è stato quindi trascorso, come il primo, dentro un’aula di sostegno. Nuovamente ghettizzata, insieme ad altri quattro ragazzi diversamente abili.


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“Il terzo e ultimo anno”, come riporta Antonella Mattioli di Alto Adige, “la famiglia riesce ad ottenere qualche ora in classe con i compagni, ormai però è troppo tardi”.

«Lara esclusa da sempre dal gruppo è in difficoltà e va in crisi. Finalmente comincia lo stage, ma il gruppo rimane invariato: disabili da una parte, ragazzi (normali) dall’altra».

“Il 16 giugno, la fine della scuola”, continua il quotidiano locale, “ha coinciso per la giovane con la fine di un incubo”.

«Mia figlia è stata male e per più giorni mi ha chiesto sempre la stessa cosa: “Mamma, non devo più tornare lì, vero?”».

“Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo” – Maria Montessori, Da Educazione per un mondo nuovo

Tags:
disabilitàdiscriminazioneeducazioneistruzionescuola
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