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Perchè è slittata l’approvazione del Ttip?

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L'accordo sul libero commercio tra Europa e Usa (già in collisione con la teologia di Papa Francesco) frenato da Brexit, un trattato con Singapore e una petizione on line

Ttip addio. A sei giorni dal via al 14esimo round di negoziato per l’accordo transatlantico di libero scambio tra Stati Uniti ed Unione europea, la Francia mette la parola fine alle trattative: «Non esiste assolutamente alcuna possibilità che si arrivi a un accordo entro la fine dell’amministrazione Obama. Penso che ormai lo sappiano tutti, anche quelli che sostengono il contrario», ha detto il vice ministro francese per il Commercio estero, Matthias Fekl.

Il nodo – spiega Fekl – dipende dal fatto che «stiamo aspettando così tante serie offerte da parte degli Usa che non c’è alcuna possibilità che qualcosa cambi entro il termine del mandato dell’amministrazione Obama» (La Repubblica, 6 luglio).

LA DELUSIONE DELL’ITALIA

A ruota è intervenuto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che dell’intesa con gli Usa è stato un grande sostenitore: «Il Ttip secondo me salta perché siamo arrivati troppo lunghi sulla negoziazione e rischia di saltare anche l’accordo con il Canada perché c’è una mancanza di fiducia verso tutto quello che internazionalizzazione e una mancanza di delega a una governance europea certa».

GLOBALIZZAZIONE IN FRENATA

«In pochi anni è cambiato l’umore complessivo delle popolazioni mondiali: lo slancio verso la globalizzazione ha subito una brusca frenata e ora si sta tornando verso il protezionismo e le chiusure nazionali», analizza Alfredo Somoza, presidente dell’ong Icei, esperto di politiche internazionali.

«Dopo anni, ora i populismi hanno aperto gli occhi, di fatto convergendo sulle stesse posizioni dei movimenti della società civile avversi al Ttip. Quegli stessi movimenti che, una volta tanto, sono stati fondamentali nell’arginare un Trattato che era rimasto colpevolmente nascosto dai Governi», continua Somoza: «è grazie alle mobilitazioni, alla petizione firmata da 3,5 milioni di cittadini europei, che il Ttip è diventando di dominio pubblico facendo così trovare spazio a chi lo giudica un errore» (Vita.it, 6 luglio).

L’AVVERTIMENTO DEGLI ANTI TTIP

La Campagna Stop TTIP Italia, rilanciata assieme ad altre 240 organizzazioni non governative di tutta Europa in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Donald Tusk e ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione (per l’Italia al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al sottosegretario Calenda) in occasione del Consiglio Europeo di qualche giorno fa aveva espresso una posizione durissima contro il prosieguo delle trattative e anche sull’approvazione del Ceta (l’accordo con il Canada gemello del Ttip) (Valori.it, 4 luglio)

IL TRATTATO CON SINGAPORE

«I Trattati europei stabiliscono che, soprattutto sugli investimenti, alcuni temi potrebbero ricadere in parte sotto la competenza esclusiva dell’Unione Europea, in parte sotto quella dei singoli Stati nazionali. Ma il Ceta, come il Ttip, è un accordo ampio e pieno di temi rispetto ai quali i Trattati possono essere interpretati in modi diversi. Per questo, a partire da una situazione simile di incertezza che si è proposta per l’accordo di liberalizzazione commerciale tra Europa e Singapore, la Commissione ha chiesto un parere alla Corte di Giustizia Europea la cui sentenza arriverà a fine 2016 o all’inizio del 2017».

Posizione netta, quindi, ribadita in modo categorico nelle parole del portavoce della Campagna Monica Di Sisto: «è necessario che si attenda la sentenza finale della Corte di Giustizia su Singapore, e che si richieda un analogo giudizio su Ttip e Ceta, rimandando la firma dell’accordo prevista per novembre 2016».

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