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Lettera a chi non ha invitato mio figlio alla sua festa perché è Down

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Javier Ordovás - pubblicato il 06/07/16

“Le persone con la sindrome di Down vogliono le stesse cose che vogliamo io e lei”

In Canada, un bambino organizza una festa di compleanno a casa propria. La sua famiglia invita tutti i compagni di classe tranne Sawyer, che ha la sindrome di Down ed è il figlio di Jennifer.

In molte occasioni scopriamo che l’uomo, anche se è chiamato essere umano, manca di umanità. Si lascia trasportare dai pregiudizi, respinge chi è diverso e pensa solo a se stesso.

Sono molti i casi che mostrano chiaramente quello di cui stiamo parlando, e l’ultimo è diventato virale in rete.

Ci riferiamo a quello relativo a un bambino con la sindrome di Down che è stato l’unico della classe non invitato a una festa per via della sua alterazione genetica.

Questo rifiuto ha provocato grande dolore – e non poteva essere altrimenti – alla mamma, Jennifer Engele, che non ha esitato a raccontare l’accaduto su Facebook a giugno e a indirizzare questa lettera ai genitori del festeggiato, che hanno deciso che suo figlio non doveva divertirsi con tutti i suoi compagni:

“Salve!

So che non ci conosciamo molto bene, ma mio figlio Sawyer e suo figlio sono nella stessa classe. Ho saputo che suo figlio di recente ha consegnato degli inviti per una festa di compleanno a tutta la classe tranne che a Sawyer, che non era invitato. Capisco che non è stata una distrazione da parte vostra, ma la decisione di non includere mio figlio.

Vorrei che sapesse che non ci aspettiamo di essere invitati a ogni festa di compleanno. Quando Sawyer ha festeggiato il suo l’anno scorso ha invitato solo alcuni amici stretti perché volevamo fare una cosa raccolta. Nel suo caso, però, il motivo non è lo stesso. Lei ha invitato tutti e 22 i ragazzi della classe tranne mio figlio.

So che non è perché non è divertente. Ha uno spiccato senso dell’umorismo e una risata contagiosa. So che non è perché lui e suo figlio non vanno d’accordo, perché Sawyer ha parlato di suo figlio varie volte. L’unico motivo per il quale ha deciso non era il caso di invitare mio figlio alla festa di compleanno è perché ha la sindrome di Down.

Mi dispiace che non sappia cosa significhi che ha la sindrome di Down ­ o forse ha paura, o si sente insicuro. So che se sapesse di più della sindrome di Down non avrebbe preso questa decisione.

Non sono arrabbiata con lei. Piuttosto, credo che sia un’opportunità per poter conoscere meglio mio figlio. Avere la sindrome di Down non significa non voler avere amici. Non vuol dire non avere sentimenti. Non significa che non gli piaccia andare alle feste di compleanno.

Le persone con la sindrome di Down vogliono le stesse cose che vogliamo io e lei. Vogliono avere rapporti stretti, vogliono sentire l’amore di Dio, vogliono contribuire, vogliono avere una vita piena di senso, e vogliono andare alle feste di compleanno”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

LEGGI ANCHE:Annalisa Sereni, 7 figli, l’ultimo con sindrome di down… il più amato

Tags:
amiciziapregiudizisindrome di downtestimonianze di vita e di fede
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