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Gesù, esempio supremo di leadership

SFIO CRACHO

Adenilton Turquete - pubblicato il 05/07/16

Forse alcuni appartenevano a famiglie benestanti, come i figli di Zebedeo, ma nessuno di loro avrebbe potuto essere considerato ricco. Non avevano formazione accademica nelle arti e nella filosofia dell’epoca. Come il Maestro, l’educazione formale che avevano ricevuto consisteva appena in quello che si imparava nelle scuole delle sinagoghe. Molti erano cresciuti nella zona più povera della Galilea.

Apparentemente, l’unico dei Dodici allevato in una regione più privilegiata era Giuda Iscariota.

È difficile comprendere come Gesù potesse usare delle persone di questo tipo. Erano uomini impulsivi, temperamentali, che si irritavano facilmente ed erano vittima di ogni tipo di preconcetto nel contesto in cui vivevano. Insomma, gli uomini scelti dal Signore per essere i suoi “assistenti” rappresentavano il profilo medio della società dell’epoca. Non erano persone dalle quali ci si potesse aspettare di guadagnare il mondo per Cristo.

Nonostante questo, Gesù ha visto in quegli uomini semplici il potenziale di leadership per il Regno. Erano “senza istruzione e popolani” in base allo standard del mondo (At 4, 13), ma avevano la capacità di imparare. Anche se sbagliavano nei propri giudizi ed erano lenti a comprendere le questioni spirituali, erano uomini onesti, pronti ad ammettere le proprie debolezze. Il loro comportamento poteva essere grossolano e le loro capacità limitate, ma tranne il traditore avevano tutti un gran cuore.

Forse il fatto più significativo relativo agli apostoli era la loro grande ansia di Dio e delle cose divine. La superficialità della vita religiosa attorno a loro non ha ucciso la speranza che nutrivano nella venuta del Messia (Gv 1, 41,45,49; 6, 69). Erano stanchi dell’ipocrisia degli aristocratici legalisti. Alcuni si erano già uniti al movimento di “ravvivamento” promosso da Giovanni il Battista (Gv 1, 35). Quegli uomini cercavano qualcuno che li guidasse nel cammino della salvezza. Gente di quel tipo, disposta a lasciarsi modellare dalle mani del Maestro, avrebbe potuto guadagnarsi una nuova immagine. Gesù può usare chiunque desideri essere usato.

Una delle lezioni che ci lascia Gesù è che non dobbiamo voler iniziare con un gran numero, né dobbiamo sperarlo. Il miglior lavoro di formazione sarà sempre svolto solo con pochi. Non importa quanto possa sembrare piccolo e timido l’inizio; ciò che conta è che quelli a cui diamo la priorità imparino a trasmetterla ad altri. Nessuno deve ritenersi sottovalutato, perché ciascuno ha un potenziale noto a Dio.

Rimanendo uniti

L’unico modo realistico di ottenere il successo di un progetto è far sì che leadership e membri stiano insieme, ovvero un lavoro di unità della Chiesa, tutti con lo stesso proposito. E così l’evangelismo sarà visto come uno stile di vita e non come una norma religiosa.

Possiamo ispirarci al caso dei primi discepoli dell’era cristiana. Consegnarono il Vangelo alle folle, ma per tutto il tempo si affaccendavano nella costruzione della comunione di coloro che credevano. Gli apostoli, seguendo l’esempio del Maestro, formavano uomini che riproducessero il suo ministero fino ai confini della Terra. Il libro degli Atti degli Apostoli, in realtà, è solo un dispiegamento graduale, nella vita della Chiesa in crescita, dei principi dell’evangelismo che ci hanno raggiunto secoli dopo e che continuano fino alla venuta del Signore.

L’evangelismo non è fatto attraverso cose, ma attraverso persone. Si tratta di un’espressione dell’amore di Dio, e Dio è una persona.

Visto che la natura di Dio è personale, può essere espressa solo attraverso qualche personalità – essendo stata all’inizio rivelata pienamente in Cristo, e ora espressa attraverso il suo Santo Spirito, nella vita di coloro che si sono sottomessi volontariamente a Lui. Le commissioni possono aiutare a organizzare e a indirizzare gli sforzi evangelistici, e con questa finalità sono sicuramente necessarie, ma il lavoro può essere svolto solo da uomini che guadagnano altri uomini per Cristo.

Dobbiamo fare attenzione a non “vendere” un prodotto. Quello che offriamo non è qualcosa di commerciale, ma la Vita Eterna. C’è un pericolo molto grande e grave insito nelle offerte che facciamo in nome dell’evangelismo: non siamo qui per promettere, siamo coloro che mantengono le promesse.

Dobbiamo essere obbedienti alla Voce di Dio e guidati dallo Spirito Santo. Siamo ambasciatori del Regno di Dio, dobbiamo presentarlo, e a chi accetta di farne parte tutte queste cose “saranno date in aggiunta”.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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gesù cristoleadership
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