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I terroristi di Dacca: nichilismo o Islam?

© AFP
A picture released by the Bangladesh Branch of the Islamic State group (IS) shows a man identified by IS as Abu Umeer al-Benghali, allegedly one ot the gunman who carried out an attack in the capital Dhaka on July 1, 2016 during which 20 hostages were slaughtered at a restaurant, posing with a rifle in front of a flag of the Islamic State jihadist group at an undisclosed location.
Bangladesh said on July 3, 2016 the attackers who slaughtered 20 hostages at a restaurant in Dhaka were well-educated followers of a homegrown militant outfit who found extremism "fashionable", denying links to the Islamic State group. The Islamic State group have claimed responsibility for the attack, saying it had targeted a gathering of "citizens of crusader states" at the Western-style cafe July 1, 2016 at night. But Home Minister Asaduzzaman Khan told AFP the killers -- six of whom were shot dead in the siege -- were members of the homegrown militant outfit Jamaeytul Mujahdeen Bangladesh (JMB), a group banned over a decade ago.



/ AFP PHOTO / -
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Individualisti e privi di una conoscenza dell’Islam autentico. Ma uccidono in nome di Allah. Ecco chi sono i rampolli del terrore

“ISLAMIZZAZIONE DEL RADICALISMO”

Quasi tutti i jihadisti francesi, evidenzia Roy, appartengono a due categorie: i francesi di seconda generazione nati in Francia o arrivati quando erano bambini e i convertiti, che già nel 1990 costituivano il 25 per cento degli estremisti e che continuano ad aumentare. Questo significa che tra gli estremisti non esiste una prima generazione, ma soprattutto non esiste una terza generazione.

Questa non è la rivolta dell’islam o dei musulmani, ma un problema che riguarda due categorie di giovani. Non è una radicalizzazione dell’islam, ma un’islamizzazione del radicalismo, è la tesi dell’esperto di questioni politiche orientali. La loro è prima di tutto una rivolta generazionale. Entrambe le categorie hanno rotto i ponti con i loro genitori e con tutto ciò che rappresentano in termini di cultura e religione.

LA DERIVA SALFITA

I francesi di seconda generazione non aderiscono all’islam dei loro genitori, ritenuti «cattivi e perdenti» (www.spiked-online.com, 4 luglio). Sono occidentalizzati e parlano francese perfettamente, osserva Roy. Hanno condiviso la cultura giovanile della loro generazione, hanno bevuto alcol, fumato hashish, rimorchiato ragazze. Molti di loro sono stati almeno una volta in prigione, e poi un bel mattino si sono (ri)convertiti scegliendo l’islam salafita, ovvero un islam che rifiuta il concetto di cultura, un islam della regola che gli permette di ricostruirsi da sé. Non vogliono la cultura dei genitori e nemmeno una cultura “occidentale”, che ormai è il simbolo del loro odio verso se stessi.

RELIGIONE TRASMESSA MALE

La chiave della rivolta è la mancata trasmissione di una religione culturalmente integrata. Questo individualismo forsennato si ritrova nel loro isolamento rispetto alle comunità musulmane. Pochi frequentano una moschea e i loro imam sono spesso autoproclamati. Quindi non gli interpreti di un islam autentico.

LEGAME TRA FRANCIA E BANGLADESH

Nell’analisi di Roy si intravede un comune denominatore nichilista tra le azioni dei giovani terroristi di Francia e Bangladesh, in cui il fattore sostanziale per spiegare il jihadismo è il nichilismo dei giovani, mentre l’ideologia salafita-jihadista è un elemento accidentale (l’unica ideologia rimasta “sul mercato”, come dice lui stesso) che si sovrappone a una radicalizzazione preesistente.

LA TESI DI KEPEL

Secondo l’altro politologo francese Gilles Kepel, invece, almeno sul fronte francese il fattore sostanziale è proprio l’ideologia, mentre il nichilismo e il disagio giovanile sono il terreno su cui si innesta la mala pianta jihadista. Si tratta di due visioni opposte, ma non necessariamente contraddittorie (www.oasiscenter.eu, 27 aprile 2016)

La tesi di Kepel, esposta nel suo libro Terreur dans l’Hexagone (“Terrore nell’Esagono”, in Francia), è che l’ascesa del terrorismo coincida con la comparsa simultanea della terza generazione dell’Islam di Francia e di quella che lui chiama la “terza ondata jihadista”.

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