Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

La pessima abitudine di chiamare l’altro “eretico”

Condividi

Attenzione a quando chiami "eretico" un fratello: a peccare, in questo caso, potresti essere proprio tu

Un problema serio: anche oggi, come al solito, c’è chi ha chiamato “eretico” il proprio fratello! Niente di più scorretto. La gente ha una percezione sbagliata di cosa sia l’eresia, e regolarmente muove al prossimo questa gravissima accusa.

Non tutte le sciocchezze che si dicono o si fanno sono un peccato contro la fede della Chiesa.

Il Codice di Diritto Canonico, al canone 751, dichiara:

“Vien detta eresia, l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa”.

Vale a dire che dopo che le è stata spiegata la fede, la persona persiste nel suo errore. E, nuovamente ammonita, persevera nella negazione: solo allora incorre nel peccato di eresia. Solo se c’è la consumazione del peccato (cioè se la persona si ostina dell’errore). E ci si riferisce alle verità che devono essere credute per fede divina e cattolica, che spiega meglio il canone 750: il deposito della fede e della tradizione.


LEGGI ANCHE: Correggere un fratello che sbaglia? 8 consigli per farlo in modo adeguato 


Da ciò che dice il canone, ne deduciamo che soltanto i fedeli cattolici possono incorrere nell’eresia. Le persone non battezzate, di altri religioni o credi, non sono degli eretici.

Consideriamo anche l’ignoranza, colposa o meno. Se un fedele non conosce l’integrità della fede, non può essere chiamato eretico. Perché affinché si incorra nell’eresia, l’errore deve essere dimostrato e spiegato e la persona deve essere avvertita da un’autorità ecclesiastica.

Va detto che l’eresia è diversa dall’apostasia, che invece nega tutta la fede.

Ecco perché bisogna fare attenzione a non chiamare il proprio fratello o la propria sorella “eretici”. Il peccato, in questo caso, potrebbe essere soltanto tuo.

Il Magistero della Chiesa insegna che il peccato di eresia può essere perdonato nella Confessione Sacramentale.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni