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Il Dio dei millennials

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Young people standing against each other
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Sempre più giovani (tre su dieci) si dichiarano non credenti ma non per questo sono lontani dalla spiritualità

La ricerca di Garelli ci mostra che se è vero che trenta ragazzi su cento non pregano mai, la pulsione verso il Padre Eterno può muovere anche una parte dei giovani non credenti, che magari rinunciano al Pater Noster ma non al silenzio, alla meditazione, alla lettura della Bibbia o all’attraversamento dei meandri sconosciuti della propria interiorità. E il modo di pregare cambia anche tra i cattolici più convinti. Tra credenti e non credenti possono esistere zone di contiguità impensabili qualche decennio fa. Ed è questa un’ altra cifra originale dei millennials, che abbattono muri e perimetri del passato sostituiti con flussi continui tra un campo e l’ altro «E’ una generazione postideologica », dice Garelli. «Questi ragazzi si sono liberati dalle zavorre della storia. E si aprono alle ragioni degli altri pur non condividendole ». L’ anticlericalismo vecchio stile appare una moda decaduta, i professionisti dell’ ateismo militante figure superate e un po’ indigeste. «Pur ben convinti di non avere un cielo sopra di sé, molti giovani non credenti ritengono legittimo credere in Dio anche nella società contemporanea, negando quindi l’ assunto che la modernità avanzata sia la tomba della religione. E viceversa molti credenti sono consapevoli di quanto sia difficile professare una fede religiosa nelle attuali condizioni di vita». Cosa induce un ragazzo ad allontanarsi da Dio? L’ agnosticismo annida soprattutto tra i figli dei separati, «tra chi ha vissuto la rottura dei legami famigliari o la perdita della certezza affettiva», spiega Garelli. A incrinare la fede possono intervenire le fratture esistenziali, come la perdita del lavoro o una condizione precaria. Ma può incidere anche l’ estraneità a una Chiesa percepita come pomposa e ingiusta gerarchia, regno del privilegio e della ricchezza e non degli ultimi. E questo nonostante la rivoluzione di Francesco, il papa delle periferie e dei semplici. Anzi, un dato che sorprende è che vi siano sacche di resistenza verso una figura come Bergoglio, che però viene criticato non tanto dagli atei quanto da una piccola parte della minoranza dei credenti convinti. Ed è così che il papa argentino appare più avanti di alcune zone della società italiana che lo rimproverano di «privilegiare il sociale rispetto al sacro», «di mettere sullo stesso piano credenti e non credenti» e «di incoraggiare una presenza straniera sempre più ingombrante ». Contraddizioni interne a chi si professa cattolico praticante.

Il Dio dei millennials non sta troppo bene, ma restiamo pur sempre il paese dove «anche gli atei sono cattolici», si sposano in chiesa e preferiscono il funerale religioso. Il nostro zoccolo duro dei ragazzi non credenti (28%) resta poca cosa rispetto a paesi come Svezia, Germania, Olanda, Belgio e Francia, dove «il vento della morte di Dio è già soffiato con forza» raggiungendo tra i più giovani percentuali intorno al 50/65% (mentre nei fervidi Stati Uniti gli scettici non raggiungono quota 18%). Quel che da noi colpisce è il ritmo di crescita degli agnostici (non arrivavano al 10% nel passaggio di secolo), forse favorito dal mutato clima culturale. Oggi i ragazzi italiani si sentono più liberi di negare Dio, avvertendo «che è venuto meno lo stigma che prima colpiva increduli e miscredenti». E poi la religiosità resta comunque sullo sfondo, «anche se è un fondale sempre più lontano dal palcoscenico della vita». Al momento, in sostanza, non si registrano tracolli. In attesa di vedere come sarà il prosieguo della recita.

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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