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Morto padre Pedro Melesi. Dal suo sos prese il via l’Operazione Mato Grosso

Vatican Insider - pubblicato il 02/07/16

È stato sepolto in Brasile, il paese dove aveva speso gran parte della sua vita. Padre Piero Melesi – per tutti «Pedro», sacerdote originario della Valsassina (Lecco) morto l’8 aprile scorso – non era un nome noto a tanti. Di certo molto meno del fratello Luigi, anch’egli sacerdote, a lungo cappellano del carcere di san Vittore a Milano. Ma la sua storia è indissolubilmente legata a quella dell’Operazione Mato Grosso (Omg), un movimento di volontariato missionario tra i più conosciuti in Italia, fondato a metà degli anni Sessanta dal salesiano Ugo de Censi, oggi novantaduenne. 

Padre Pedro, nato nel 1924, aveva iniziato da ragazzo a lavorare come falegname. Ma era presto entrato in seminario colpito dall’esempio dello zio, monsignor Giuseppe Selva, vescovo di Guiratinga, nel Mato Grosso. Ordinato sacerdote nel 1954, l’anno successivo partì alla volta del Brasile.  

Nell’ottobre del 1964 padre Pedro tornò in Italia e condivise con amici e conoscenti la difficile situazione della sua gente e i problemi che incontrava in missione. Ai campi scuola estivi della Val Formazza, il fratello don Luigi e don Ugo De Censi lanciarono l’idea di una spedizione giovanile missionaria nel Mato Grosso. L’obiettivo era offrire quello di un servizio nella missione di Poxoreo, dove nessun prete voleva andare. Sarebbe dovuto durare pochi mesi, sta continuando da oltre mezzo secolo.  

Nel 1967 parte, così, la spedizione per il Brasile, che sarà la prima di una lunga serie. I ragazzi dell’Omg costruiscono un centro giovanile a Poxoreo. Nel giro di breve tempo richieste analoghe piovono da missionari, specie salesiani, di stanza in Brasile, Ecuador, Bolivia, Perù. Nasce ufficialmente l’Operazione Mato Grosso. Successivamente, a Poxoreo l’Omg realizza una scuola, la prima, per 200 ragazzi. Nel 1980 a padre Pedro viene assegnata la gestione dell’ospedale locale, al servizio di circa 100 mila abitanti. 

L’Omg è un movimento rivolto soprattutto ai giovani, ai quali propone di lavorare gratis per i più poveri, in uno stile di condivisione concreta: «Basta chiacchiere, veniamo ai fatti», è un motto caro all’Omg. Nell’arco di cinque decenni sono entrati nel gruppo migliaia di giovani, sia cattolici sia non credenti, desiderosi di «mettersi in gioco». 

Oggi l’Operazione Mato Grosso è presente in quattro Paesi del Sudamerica con un centinaio di missioni, in ciascuna delle quali operano volontari, non di rado con la famiglia, e sacerdoti; a sostenere il loro operato sono alcune migliaia di volontari in Italia, adulti delle «prime generazioni» e giovani. Gli interventi condotti in missione si muovono soprattutto nell’ambito della formazione professionale (scuole per intaglio del legno, lavorazione della pietra, tessile…), dell’educazione (animazione giovanile), e nel campo sanitario (ospedali e ambulatori).  

Capillarmente diffusa in tutt’Italia, specie in Lombardia ed Emilia Romagna, l’Omg, tra le esperienze nate nel periodo del Sessantotto, è una di quelle che continua con maggiore vivacità, nonostante alcuni periodi difficili.  

L’Omg, infine, ha dato alla Chiesa due martiri, entrambi uccisi sulle Ande peruviane: il volontario laico Giulio Rocca, valtellinese, ucciso nel 1992 dai terroristi di Sendero Luminoso, e don Daniele Badiali, faentino, rapito e ammazzato nel 1997, del quale recentemente è stato aperto il processo di beatificazione.  

Quando lanciò il suo sos in Italia, nel lontano 1964, don Pedro Melesi non poteva immaginare che dal suo piccolo seme sarebbe nato un albero così fecondo. Ora, dal cielo, contemplerà con gioia i frutti di tanta generosità. 

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