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Accordi in Colombia e crisi in Venezuela, Gallagher: dalla Santa Sede appoggio e sostegno, pensando soprattutto a chi soffre

Vatican Insider - pubblicato il 02/07/16

La firma di pace colombiana è una «tappa da consolidare con misure di fiducia». La Santa Sede e il Papa continueranno a dare sostegno al processo di riconciliazione tra le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e il governo, in corso dopo la svolta cruciale degli accordi del 23 giugno. In Venezuela invece da parte vaticana c’è preoccupazione «per le sofferenze della gente comune» e perciò c’è la disponibilità «a dare risposta a ogni richiesta proveniente dal paese» che possa aiutare a superare la crisi. In entrambe le situazioni, si pensa soprattutto a chi è più in difficoltà. Parola di monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, intervistato dall’agenzia Afp.  

Colombia

Quello del Presule è il primo commento pubblico specifico proveniente da Oltre Tevere dopo gli Accordi di pace, con l’unica eccezione di quanto Francesco ha affermato, il 24 giugno, sull’aereo diretto in Armenia: «Sono felice di questa notizia che mi è arrivata ieri: più di 50 anni di guerra, di guerriglia, tanto sangue versato…  

È stata una bella notizia e mi auguro che i Paesi che hanno lavorato per fare la pace e che danno la garanzia che questo vada avanti, “blindino” questo a tal punto che mai si possa tornare, né da dentro né da fuori, a uno stato di guerra. E tanti auguri per la Colombia che adesso fa questo passo». Gallagher, nell’intervista diffusa ieri, ha descritto l’accordo come una «tappa da consolidare con misure di fiducia», testimoniando la soddisfazione e la gioia della Sede apostolica per la fine di questo conflitto interno, che ha provocato più di 220mila morti in mezzo secolo. Ecco poi un augurio: «Un accordo finale entro un tempo ragionevole».  

Ha spiegato il Prelato: «La Sede apostolica è stata coinvolta sul piano diplomatico e ha fornito sostegno e incoraggiamento, ma non ha preso parte direttamente ai negoziati». Gallagher ha dedicato un pensiero speciale, oltre che alle vittime e ai loro familiari, anche ai milioni di sfollati (si calcola che sono oltre 6 milioni). Dopo, ha sottolineato: «Le prospettive di un accordo tra le Farc e il Governo, così come con altri gruppi guerriglieri, sono ancora questioni che generano dibattiti nella società. Ci sono molte persone che non sono convinte del tutto. Perciò è necessario consolidare il processo, prendere le misure che consentano di ristabilire la fiducia con azioni positive».  

Prosegue il diplomatico, insistendo sul bisogno di «guarigione» delle «ferite» delle parti: «Non sarà facile. Occorre conquistare i cuori e le menti e dare inizio a un nuovo processo seppure sarà necessario un tempo molto lungo».  

Venezuela

Innanzitutto, ha ripetuto concetti espressi nei giorni scorsi da monsignor Aldo Giordano, nunzio a Caracas. «La Santa Sede è molto preoccupata per le sofferenze della gente comune e perciò è disponibile a dare risposta a ogni richiesta proveniente dal Paese». Ha ricordato che «abbiamo provato diverse iniziative. Il Santo Padre ha scritto diverse volte al presidente Nicolás Maduro. Il nostro Nunzio è molto attivo e ha il rispetto di tutte le parti. Stiamo facendo tutto ciò che è possibile per promuovere il dialogo». Gallagher spera «di poter visitare il Venezuela e scoprire che molti problemi sono stati già affrontati e sono state individuate soluzioni a beneficio di tutti».  

Il Responsabile vaticano dei Rapporti con gli Stati aveva in programma una visita in Venezuela per la consacrazione episcopale di un nuovo nunzio, monsignor Escalante, dal 24 al 29 maggio, ma poi ha dovuto cambiare piani: cinque giorni prima della sua partenza le autorità ecclesiastiche del Venezuela hanno comunicato che «si è visto obbligato ad annullare il suo viaggio per motivi che non dipendono dalla Santa Sede». 

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