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Il tempo del raccolto: cosa c’è di bello nell’essere anziani?

© Ruslan Guzov
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Invecchiare è un'arte che richiede preparazione. Come ti stai preparando tu?

Ogni tappa della vita ha i propri compiti, il proprio incanto e la sua bellezza, così come pericoli e limiti, ma più la vita avanza, più si vedono chiaramente i suoi assi fondamentali. Herman Hesse ha scritto che “solo chi è pronto a partire e a peregrinare potrà eludere la paralisi che provoca l’abitudine… di fronte a nuovi spazi che dobbiamo percorrere, le chiamate della vita non finiranno mai per noi”.

Come ha insegnato Heidegger, l’uomo è un essere­per­la­morte, che non solo muore, ma sa che morirà e questo lo angoscia, perché la morte è l’unica possibilità presente in tutte le possibilità della sua esistenza. E ancor di più, la vita autentica è possibile solo quando non si nega la realtà della morte vivendo nella frivolezza, ma si vive con la consapevolezza del proprio essere finiti. Conoscere le proprie limitazioni è la possibilità di condurre un’esistenza autentica. Questa consapevolezza diventa più reale in particolare nella vecchiaia, e le domande sul senso della vita non sono più tanto facili da eludere.

Vivere la vita come dono

“La vecchiaia si offre all’uomo come la possibilità straordinaria di vivere non per dovere, ma per grazia” (Karl Barth). È vero che la vecchiaia è il momento del ricordo grato, in cui si ha bisogno di narrare, di raccontare la propria storia per assumerla come dono, come grazia, come trasmissione di un’esperienza di fede, di speranza e d’amore, che a sua volta arricchisce la vita di altri. Il racconto può essere sempre l’occasione per benedire la vita altrui con fede e saggezza, con speranza e sensibilità.

La consapevolezza del fatto che è possibile una vecchiaia feconda e piena di dolcezza, pur tra le difficoltà proprie dell’età, ci fa cantare con il salmista “Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi” (Sal 92, 15).

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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