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Il tempo del raccolto: cosa c’è di bello nell’essere anziani?

© Ruslan Guzov

Miguel Pastorino - pubblicato il 01/07/16

La solitudine

Per molte persone anziane, la solitudine è un dramma che arrivano a risolvere solo con grande difficoltà, soprattutto quando il coniuge è venuto a mancare. “Nessuno mi viene a trovare”, “Nessuno ha bisogno di me”, “Mi hanno dimenticato” sono espressioni ricorrenti.

Ci sono tuttavia testimonianze di persone che fanno fronte alla propria solitudine non cercando di sfuggirla, ma affrontandola direttamente, accettandola e trasformandola in un’opportunità di crescita interiore. Chi sa vivere la solitudine come un invito ad andare al di là dei propri limiti e a scoprire tesori dentro di sé ancora sconosciuti trova grande pace e vive la propria solitudine come una benedizione. Ci sono persone che approfittano della propria solitudine per renderla spiritualmente feconda e vivono i rapporti con gli altri con profondità e ricchezza, senza reclami o amarezze, con un cuore grato per l’opportunità di crescita che implica questa esperienza.

Le virtù della vecchiaia

“Come s’addice il giudicare ai capelli bianchi, e agli anziani intendersi di consigli! Come s’addice la sapienza ai vecchi, il discernimento e il consiglio alle persone eminenti! Corona dei vecchi è un’esperienza molteplice, loro vanto il timore del Signore” (Sir 25, 3­-6)

Gli autori di spiritualità della tradizione ebraica e cristiana sostengono che per invecchiare bene bisogna coltivare alcune virtù proprie della vecchiaia. Tra queste possiamo trovare la pazienza, che nella sua origine greca (hipomoné) significa mantenersi saldi, resistere, ed è una virtù con cui gli anziani sostengono i giovani che nonostante le loro forze disperano e non sanno sopportare. I pazienti sono come colonne che sostengono quanti non sanno aspettare, sono persone che regalano speranza.

La benevolenza è un ampliamento del cuore, uno sguardo che non giudica e che regala misericordia perché accetta la fragilità nella propria storia personale. Le persone il cui cuore è diventato come una grande casa in cui tutti possono entrare senza sentirsi giudicati irradiano tenerezza e dolcezza quando si rapportano agli altri.

Una virtù più facile da coltivare nella vecchiaia è la libertà, perché le persone non hanno più bisogno di lasciarsi guidare dalle aspettative altrui ed esprimono le proprie opinioni senza timore. Non hanno bisogno di creare un’immagine, sono libere di essere chi sono davvero. Anche se si sentono più dipendenti a livello fisico, possono crescere in un’indipendenza interiore che in gioventù non è facile da raggiungere. Doversi distaccare da molte cose fa loro guadagnare la libertà per non attaccarsi a nulla. Non devono dimostrare niente! Seminano uno spazio di libertà laddove altri hanno paura di essere se stessi.

Coltivare un cuore grato determina la qualità della vita. La gratitudine ci fa vivere felici, mentre la lamentela ci secca interiormente. Goethe ha scritto che l’ingratitudine è sempre una forma di debolezza, e Cicerone diceva che la gratitudine non solo è la virtù più grande, ma è la madre di tutte le altre. Nella vecchiaia, la gratitudine è una luce sui ricordi, perché chi ha qualcosa per cui ringraziare ha un tesoro di cui nessuno lo potrà privare, neanche nei momenti di maggiore sofferenza.

Una virtù che oggi la società ha bisogno più che mai di ricevere è la serenità. Non un’indifferenza stoica, ma la capacità di vedere con maggiore profondità eventi e persone, di contemplare la realtà senza volerla cambiare lasciando che le cose si manifestino per come sono. La serenità è necessaria per poter conversare con profondità, per poter arrivare al cuore degli altri. La serenità è una consapevolezza matura del tempo e non si lascia trascinare da pressioni di alcun tipo.

Il teologo tedesco Karl Rahner era convinto del fatto che un compito importante degli anziani è quello di essere un ponte tra le generazioni e di mediare tra la vecchiaia e la gioventù, essendo appunto mediatori che insegnano a vedere la vita con maggiore apertura e più profondità. Gli anziani non devono vivere isolati, ma in mezzo alla società, offrendo la ricchezza della loro saggezza e delle loro virtù.

Molti dicono anche come la vecchiaia li abbia resi più sensibili agli altri, ai gesti quotidiani di attenzione e amicizia, e come abbiano acquisito una maggiore sensibilità per ringraziare per alcuni dettagli della vita che in altre tappe dell’esistenza passano inosservati. Un mondo che ha bisogno di compassione e tenerezza ha bisogno di uomini e donne che ci restituiscano la sensibilità nei confronti degli altri e della natura.

L’arte di invecchiare

Invecchiare è un dono, ma anche un compito. Accompagnare molte persone in varie tappe della vita mi ha confermato quello che mi hanno insegnato tanti anziani: che invecchiare è un’arte che richiede preparazione. Da bambini ci preparano per la nostra giovinezza, nella giovinezza ci prepariamo per la nostra vita adulta, ma non si parla molto – anzi, per niente – della preparazione all’invecchiamento.

Da poco tempo alcune imprese hanno iniziato a scoprire l’importanza dellaformazione pre­pensionamento per evitare tante crisi e depressioni di quanti non sanno cosa fare in una tappa chiamata “passività”. Altri iniziano a farlo di propria iniziativa quando cercano di trovare un senso a questo nuovo periodo della propria vita e provano molteplici vie per cominciare una vita nuova. Coltivare virtù che diventano più forti nella vecchiaia è un’arte che ci prepara ad essere forti interiormente quando ci indeboliamo a livello fisico.

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