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I santi della GMG 2016: Santa Orsola, apostola della nuova evangelizzazione

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Miguel Cuartero Samperi - Aleteia - pubblicato il 01/07/16

Il ritorno a Cracovia e la nascita della nuova congregazione

Alla fine della guerra, nel 1920, Orsola tornò nella sua amata Polonia portando con sé diversi orfani polacchi. Qui, forte dell’esperienza vissuta a San Pietroburgo con le sue consorelle, iniziò a maturare l’idea di una nuova congregazione che si dedicasse ai più bisognosi e che contribuisse attivamente alla ricostruzione di un paese devastato dal conflitto mondiale. Nel 1923 la Santa Sede approvò, per un periodo di sette anni, gli statuti della nuova congregazione apostolica a cui impose il nome di “Orsoline del Sacro Cuore di Gesù agonizzante” (conosciute in Polonia come “Orsoline grigie”) dedicata all’educazione e a “l’istruzione cristiana dei giovani, in particolare dei poveri, degli operai e dei contadini; e inoltre, alle opere di pietà e di misericordia, sia spirituale che temporale, connesse a tale educazione ed istruzione”. La nuova congregazione – stabilitasi a Pniewi vicino Poznan – si inserì dunque come un nuovo ramo della grande famiglia delle Orsoline incarnando nel suo tempo il “radicalismo evangelico” e il carisma dell’educazione e dell’istruzione promossi da sant’Angela Merici. La definitiva approvazione arrivò il 21 novembre del 1930. Scriverà nel suo commovente Testamento Spirituale: “Il Signore si è servito di me miserabile, per dar vita a questo nuovo ramo sorto dal vecchio tronco delle Orsoline: ramo giovanissimo e debolissimo, ma proprietà esclusiva del Sacratissimo Cuore di Gesù“. Nel 1928 le suore “Orsoline grigie” (o “orsoline polacche” come vennero chiamate in Italia) arrivarono a Roma dove stabilirono la loro casa generalizia e iniziarono a prendersi cura delle studentesse polacche e italiane più bisognose. Nel 1932 intrapresero l’apostolato tra i poveri della periferia di Primavalle.

Julia Ledóchowska – Sant'Orsola
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Julia Ledóchowska – Sant'Orsola

La Polonia subì tragiche conseguenze a causa della Seconda Guerra Mondiale. Durante il regime nazista le Orsoline si dedicarono ai feriti e prigionieri di guerra; centinaia di suore furono deportate nei campi di concentramento. Ma con la fine della guerra e l’occupazione comunista le cose non migliorarono: alcune sorelle furono portate nei Gulag altre nei campi di lavoro siberiani; la congregazione dovette rinunciare al lavoro nelle scuole, molti istituti e case furono chiusi o statalizzati.


LEGGI ANCHE: La Passione della Polonia, un Papa e la Divina Provvidenza


La mia politica è l’amore

Orsola affrontò le fatiche della evangelizzazione e dell’apostolato con estrema generosità e piena dedicazione. Senza strategie prefissate ma lasciandosi guidare dalla creatività dello Spirito Santo e collaborando con associazioni e movimenti già esistenti sul territorio a livello sociale, culturale e religioso. Il sorriso, radiante e luminoso sul volto, era il biglietto da visita che le apriva le porte e i cuori delle persone che incontrava. Suo fratello Wladimiro la ricordava così: “Aveva un cuore sensibile e tenero verso ogni miseria umana (…). In breve tempo guadagnò una tale fiducia e un tale rispetto che la gente veniva, a volte da lontano, sia per ricevere da lei una medicina per i malati, sia per chiedere consiglio nelle loro difficoltà e preoccupazioni”. A chi le domandava che posizione assumeva nelle spinose controversie politiche che affliggevano l’Europa, Orsola rispondeva spiegando il suo programma d’azione: “La mia politica è l’amore”. Fu tale lo zelo apostolico che animò madre Orsola e la sua determinazione nel portare il Vangelo ai lontani, che il papa Giovanni Paolo II la chiamò “apostola della nuova evangelizzazione”.

Esempio di santità per tutti: testimoniare il Vangelo in tempi difficili

Orsola morì a Roma nel 1939, all’età di 74 anni. Riconosciute le sue virtù eroiche e registrati i miracoli di guarigione ottenuti tramite la sua intercessione, fu beatificata il 20 giugno del 1983 da papa Giovanni Paolo II e canonizzata a Roma il 18 maggio 2003. La sua festa liturgica ricorre il 29 maggio. Il suo corpo riposa nel Santuario Diocesano di Sant’Orsola nella città di Pniewi. Nel 2004 la Libreria Editrice Vaticana pubblicava una sua biografia dal titolo significativo: “Orsola Ledòchowska, Santa dei tempi difficili e segno di speranza”. Nell’omelia per la canonizzazione Giovanni Paolo II indicò sant’Orsola come “esempio di santità per tutti i credenti”. “Tutti possiamo imparare da lei come edificare con Cristo un mondo più umano, un mondo in cui verranno realizzati sempre più pienamente valori come la giustizia, la libertà, la solidarietà, la pace”.

Il segreto della sua forza: l’Eucaristia

È in Gesù Eucaristia, adorato, pregato e assunto, che Sant’Orsola trovava consolazione e sostegno per affrontare le dure prove dell’apostolato. Giovanni Paolo II sottolineava proprio questo aspetto nel giorno in cui la elevava agli onori degli altari. “Con la sua vita e con la sua attività la prova di una costante attualità, creatività ed efficacia dell’amore evangelico. Anche lei attingeva dall’amore per l’Eucaristia l’ispirazione e la forza per la grande opera dell’apostolato”. Questo spirito eucaristico volle trasmettere alla sua congregazione, diceva in fatti alle suore: “Il Santissimo Sacramento è il sole della nostra vita, il nostro tesoro, la nostra felicità, il nostro tutto sulla terra. (…) Amate Gesù nel tabernacolo! Là rimanga sempre il vostro cuore anche se materialmente siete al lavoro. Là è Gesù, che dobbiamo amare ardentemente, con tutto il cuore. E se non sappiamo amarlo, desideriamo almeno di amarlo – di amarlo sempre più”. Proprio grazie alla luce spirituale che riceveva da Gesù che “Sant’Orsola sapeva scorgere in ogni circostanza un segno del tempo, per servire Dio e i fratelli”.

La prima missione? annunciare il Vangelo

Sant’Orsola ebbe sempre chiaro quale era la prima missione della sua congregazione: quella di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini, senza mai stancarsi. Nelle Costituzione scrive: “La missione specifica della Congregazione nella Chiesa è annunciare Cristo, l’amore del Suo Cuore”. In un mondo sconvolto dalla guerra e dalle innumerevoli necessità materiali provocate dal devastante conflitto, Orsola metteva al primo posto l’annuncio della Buona Notizia. Anche il carisma dell’educazione e l’assistenza ai poveri mirava alla missione evangelizzatrice: “Compiamo questo attraverso tutte quelle attività che hanno come obiettivo la propagazione e il rafforzamento della fede, soprattutto attraverso l’educazione e formazione dei bambini e dei giovani e nel servizio ai più poveri e degli oppressi tra i nostri fratelli”.

Per approfondire:

http://www.orsolinescga.it
http://urszulanki.pl/it/

Preghiera liturgica:

Padre misericordioso, tu hai chiamato santa Orsola a imitare tuo Figlio, che tu hai inviato nel mondo per annunciare la Buona Notizia, donaci attraverso il suo esempio e la sua intercessione donaci di vivere secondo sua grazia e di aiutare il nostro prossimo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

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gmg cracovia 2016nuova evangelizzazionepolonia
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