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I 155 anni dell’Osservatore Romano raccontati da Giovanni Maria Vian

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 01/07/16

Gli aneddoti più curiosi sul quotidiano della Santa Sede raccontati dal direttore ad Aleteia. Dal giornale "specialissimo" all' "Amico della verità"

A Roma, inizia le pubblicazioni L’Osservatore Romano, fondato da due avvocati, il forlivese Nicola Zanchini ed il bolognese Giuseppe Bastia. Entrambi si erano trasferiti nello Stato Pontificio dopo i plebisciti di annessione con i quali le Legazioni pontificie erano passate definitivamente al Regno di Sardegna (marzo 1860).

A Roma i due fondatori trovarono un appoggio politico in Marcantonio Pacelli (nonno del futuro papa Pio XII), dirigente del ministro dell’Interno (Il Messaggero, 1 luglio)

Con finanziamenti privati e con l’appoggio del Papa, nel 1861 il giornale poté vedere la luce. L’iniziativa dei due fondatori si incrociava con l’esigenza del governo pontificio di dare vita a un giornale che rappresentasse autorevolmente la posizione della Santa Sede e che potesse contrastare efficacemente la stampa liberale.

“AZIONISTA UNICO”

«Oggi – spiega ad Aleteia il direttore Giovanni Maria Vian – l’Osservatore Romano riveste il ruolo che ha sempre avuto nella storia. Nella sua configurazione è un piccolo giornale, ma la sua importanza è inversamente proporzionale alle sue dimensioni. E’ un’importanza enorme, perché l’editore del giornale, cioè il Papa, è un editore del tutto peculiare. Me lo disse una volta con una battuta molto azzeccata Ferruccio De Bortoli quando dirigeva Il Sole 24 Ore: “Tu hai un’azionista unico”. Ed è così».

CONTINUITA’ E TAGLIO INTERNAZIONALE

L’edizione odierna, secondo Vian, è in forte continuità con il giornale originario. «D’altro canto la continuità è una caratteristica della Santa Sede», sottolinea Vian. «Per i primi 25 anni, fino al 1885, il giornale non è di proprietà della Santa Sede, poi viene acquistato d Leone XIII. Da quel momento acuisce un’importanza sempre maggiore il resoconto dell’attività del Papa, della Santa Sede, oltre ad accrescere un taglio internazionale. Queste due caratteristiche si rivedono anche nell’edizione odierna».

“GUARDA LONTANO”

«Come disse Benedetto XVI nel 2011 quando venne in redazione – ricorda il direttore – “questo è un giornale che guarda lontano”, come a sottolineare lo sguardo largo al mondo, che è lo sguardo della Santa Sede. Certo, è compito arduo, ma noi proviamo a portarlo termine quotidianamente»·

DA TWITTER AD INSTAGRAM

Sguardo al mondo significa anche incrociare il digitale. «Lo abbiamo fatto da diversi anni. Sul sito www.osservatoreromano.va, l’edizione cartacea del giornale si legge integralmente e va in rete appena chiudiamo il giornale. Il portale, inoltre, presenta le notizie principali del giornale in sette lingue; siamo su twitter, facebook, e anche con buoni riscontri. Altrettanto importanti sono i risultati che stiamo conseguendo su instagram pubblicando immagini di qualità. Ecco cerchiamo di essere all’avanguardia, nel solco di un’altra caratteristica che è propria della Santa Sede, da sempre sensibile al mondo della comunicazione».

“DONNE, CHIESA, MONDO”

Avanguardistico si può definire anche l’esperimento che va avanti da cinque anni con il mensile “Donne, Chiesa Mondo”, «che personalmente considero la più importante innovazione editoriale degli ultimi anni – puntualizza il direttore dell’Osservatore – ora è un magazine di 40 pagine a colori con una redazione internazionale guidata da Lucetta Scaraffia, storica nostra giornalista. Al suo interno anche Anna Foa, storica non cristiana, laica, teologhe, giornaliste. Sia nella realizzazione, che nella diffusione c’è una forte impronta internazionale».

PRONTO IL POMERIGGIO

Ma come si arriva a confezionare questo prodotto con uno sguardo così ampio sul mondo, e al contempo, così “multitasking”? «Cominciamo alle 7 la nostra giornata. I primi colleghi organizzano il lavoro che va avanti fino alla chiusura del giornale alle 15 circa». Un giornale, insomma, che rompe gli schemi rispetto a qualsiasi altro «specialissimo», come lo definì’ papa Montini nel 1961, in occasione del centenario.

600 RISPOSTE

Quel suo essere “specialissimo” lo possiamo desumere ulteriormente da tre “aneddoti” che ci racconta Vian. Il primo riguarda i resoconti dell’attività papale, tutte le interviste e le risposte del pontefice ai giornalisti, puntualmente riportate in maniera integrale dall’Osservatore. Sono state raccolte, fatto unico nella storia, in una sorta di almanacco edito da Marsilio “Risponde papa Francesco. Tutte le interviste e le conferenze stampa”. Ben 600 risposte, tradotte pure in francese e spagnolo: un successo planetario dell’ “iper comunicativo” Francesco.

L’AMICO DELLA VERITA

Un altro fatto “speciale” riguarda l’origine del nome. «Secondo un esame della documentazione presso l’Archivio Stato di Roma, si era pensato di chiamarlo inizialmente “L’amico della verità”, poi quel nome fu cancellato e divenne Osservatore, cioè che osserva da Roma. Anche questo dice qualcosa sulla natura del giornale, un giornale che non grida! Diceva Montini che la testata doveva tenere una fraternità di linguaggio e di rapporti con tutti. Insomma, cerchiamo di dire la nostra, anche polemicamente, ma senza ferire alcuno»

IL FREGIO PER PAPA FRANCESCO

Infine, è “speciale” la prima pagina più bella mai realizzata: quella dell’edizione 13 marzo 1978, con l’elezione di Papa Giovanni Paolo II. 150mila copie vendute, «è diventato un numero da collezione». La particolarità di quella prima pagina è che in caso di elezione papale viene circondata da una decorazione che nel 1978 fu un fregio giallo, «mentre la sera dell’elezione di Bergoglio – conclude Vian – abbiamo stampato un fregio, preparato da un’artista donna napoletana Isabella Ducrot. Dal punto di vista artistico il risultato è stato unico ed eccezionale».

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