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Voglio chiedere la nullità matrimoniale, cosa devo fare?

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Dal parroco alla diocesi, sino al libello: ecco quali sono i primi passi da compiere

Quali sono i primi passi da compiere se una coppia decide di chiedere la nullità del proprio matrimonio celebrato in chiesa?

Ci sono tre passaggi, che possiamo definire tre livelli di “consulenze” da seguire. Lo spiega bene il volume “La riforma dei processi matrimoniali di Papa Francesco” a cura della Redazione di Quaderni di diritto ecclesiale (Ancora editrice)

PRIMO PASSO: IL PARROCO

Può essere anzitutto frequente il caso in cui la persona interessata si rivolga al suo parroco o ad altro sacerdote conosciuto, poiché con questi ha maggiore confidenza e facilità ad esprimere la propria situazione familiare. Nel nuovo regolamento di procedura varato dalla Riforma di Papa Francesco si accenna a questi operatori: «La stessa indagine sarà affidata a persone ritenute idonee dall’Ordinario del luogo, dotate di competenze anche se non esclusivamente giuridico-canoniche. Tra di esse vi sono in primo luogo il parroco proprio o quello che ha preparato i coniugi alla celebrazione delle nozze. Questo compito di consulenza può essere affidato anche ad altri chierici, consacrati o laici approvati dall’Ordinario del luogo» (art. 3, primo capoverso).

ASCOLTO ED EQUILIBRIO

Queste persone dovrebbero appurare prima di tutto se non vi sia più la possibilità di risolvere la crisi coniugale ed offrire quindi un adeguato supporto spirituale; inoltre, se richiesto o opportuno, dovrebbero rendersi disponibili a un primo ascolto per iniziare a valutare se sorgano dubbi significativi circa la validità del matrimonio.

Queste persone che per prime sono coinvolte in un’opera di consulenza dovranno offrire un parere equilibrato e, là dove ve ne siano i presupposti, inviare ad un livello di consulenza più specializzato.

SECONDO PASSO: LA DIOCESI

Ecco quindi un secondo possibile livello di consulenza: quello rappresentato da organismi o personale specializzato in questo ambito. Sempre nella Riforma si afferma: «La diocesi, o più diocesi insieme, secondo gli attuali raggruppamenti, possono costituire una struttura stabile attraverso cui fornire questo servizio» (art. 3, secondo capoverso).

Si tratta quindi di persone/consulenti preparati nel diritto matrimoniale, oltre che provvisti di particolare sensibilità pastorale. Di fatto tale servizio già da tempo viene svolto in diverse diocesi, soprattutto da parte di sacerdoti esperti in diritto canonico o mansionari di qualche ufficio di curia; oppure da parte di consulenti canonici, anche laici, che operano nei consultori familiari; si tratta quindi oggi di estendere tale servizio in tutte le Chiese particolari o di organizzarlo ancora meglio.

MOTIVI DI NULLITA’

In questo secondo livello di analisi della vicenda matrimoniale si entrerà più in profondità, cercando di precisare se in realtà emergano motivi e prove sufficienti per introdurre una causa di nullità; non si tratta certamente di esprimere già una sentenza, ma di evidenziare se esiste quel fumus boni iuris che permette di non avviare in modo azzardato una causa di nullità.

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