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Chi non ama Madre Teresa non è una gran brava persona

Foto: AFP Photo

O Catequista - pubblicato il 28/06/16

Alcuni lettori ci hanno chiesto di confutare il documentario “Angelo dell’inferno”.

Curiosamente, la BBC lascia disponibile il film su Youtube ma non lo splendido Something Beautiful For God, prodotto dalla stessa emittente nel 1969. L’interesse della BBC nel coprire le buone azioni di Madre Teresa e infangare la sua memoria è emerso in modo ancora più evidente quando l’emittente si è rifiutata di autorizzare la trasmissione del documentario del 1969 in un festival cinematografico gratuito svoltosi nel 2010 per celebrare il centenario della nascita di Madre Teresa (Fonte: The Hindu).

Alcuni dicono che Hitchens era ossessionato dalla figura di Madre Teresa. Personalmente, preferisco pensare che ne fosse affascinato ma si rivoltasse contro questo sentimento tentando di soffocarlo con furia. Furia e amarezza erano tutto ciò che aveva, visto che il suo libro e il suo documentario hanno delle basi piuttosto povere. Dio abbia misericordia della sua anima. Spero che anche se solo all’ultimo respiro si sia pentito dei suoi errori.

Invece di ribattere al documentario di Hitchens, in cui Madre Teresa è perfino accusata di combattere fortemente aborto e divorzio, preferiamo presentare in questa sede la testimonianza del nostro lettore Harun Salman, che ha imparato ad amare Gesù grazie alla suora di Calcutta.

“Madre Teresa non faceva proselitismo; evangelizzava”

Harun Salman

teresa_calcuta

Figlio di una famiglia cosmopolita, sono cresciuto tra il Sussex (Inghilterra) e Sringeri (India), con vacanze in Brasile. Un giorno ho sentito qualcuno dire che “il santo è la creatura umana pienamente realizzata”. Benissimo. Ho deciso di essere santo. I miei primi riferimenti sono stati Swami Chinmayananda, un leader induista, e Madre Teresa.

Ho vissuto con entrambi. Con Swami Chinmayananda ho imparato il sanscrito e la vedanta, con Madre Teresa ho imparato ad amare Gesù. Studiare con Swamiji (un modo affettuoso di chiamare Swami) è stato facile. Lui e i suoi discepoli insegnavano vicino casa. Lavorare con Madre Teresa è stato ben più complicato. Si recava in ambienti pericolosi, lavorava molto e non poteva perdere tempo catechizzando un moccioso con pretese di santità.

Ho dovuto aspettare l’autorizzazione dei miei genitori. Finalmente è arrivata. Era il 1979. Avevo studiato infermeria, parlavo hindi, sanscrito, tamil e malayalam ed ero l’allievo migliore della scuola, campione di matematica. Sembravo un ragazzino assennato. Ero un bravo attore. I miei genitori ci hanno creduto, e a 15 anni ho conosciuto la mia eroina.

Ero solo uno degli allievi di una grande classe di studenti inglesi che volevano “fare la propria parte”. Madre Teresa ci ha guardati con simpatia e gentilezza, ma non senza una certa contrarietà. All’inizio ci ha assegnato piccoli compiti: spazzare il dispensario, lavare il pavimento… A poco a poco, quelli che mostravano resistenza si guadagnavano altri compiti. La maggior parte desisteva. Di quella classe iniziale solo io ho perseverato.

Madre Teresa arrivava per la Messa e io ero lì. Testardo. Penso che abbia iniziato a trovarlo divertente. Ho ottenuto più responsabilità. Sono stato autorizzato a lavorare a Nirmal Hriday, un luogo fondato da lei perché le persone più derelitte (“i più poveri tra i poveri”) non agonizzassero come animali in strada, ma vivessero i loro ultimi momenti circondati dall’amore.

Madre Teresa non faceva proselitismo; evangelizzava. Ogni moribondo riceveva attenzione in base alla sua fede. Quando era necessario, chiamavamo sacerdoti induisti e pandit. Spesso non venivano, per questo ho memorizzato il “Garuda Purana”, un testo induista che parla del post­mortem, con l’equivalente induista del Paradiso, dell’Inferno e del Purgatorio. Un moribondo mi ha chiesto di recitarlo. L’ho fatto. Mi ha chiesto come lo conoscessi, e io ho detto che anche Gesù insegnava sullo Swarga (il Paradiso). “Chi è Gesù?”, ha chiesto, volendo evidentemente una risposta filosofica, visto che gli induisti sono molto introspettivi. Io ho risposto: “Gesù è l’inizio e la fine”. Lui ha sospirato: “Oh! Amo Gesù!”, ed è morto.

La maggior parte delle persone era lì per morire. Ho alzato gli occhi per chiamare qualcuno e mi sono trovato di fronte Madre Teresa. Devo aver fatto qualcosa di positivo, perché mi vennero affidati nuovi compiti. Aiutai a separare quelli che in realtà non stavano morendo ma avevano solo bisogno di assistenza medica. Non potevamo pagare i taxi (il denaro era sempre un problema), e quindi quando un paziente aveva bisogno di essere portato all’ospedale lo prendevo in braccio. Sono forte, non è mai stato un problema.

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santa teresa di calcutta
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