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Cos'è davvero la carità? 10 situazioni in cui la confondiamo con altro

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Catholic Link - pubblicato il 28/06/16

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7. Prendersi cura del prossimo è anche permettere che le sue ferite siano sanate

Sono certo che conosci la storia dell’uomo che insegna a pescare invece di regalare pesci. La carità espressa in atti di solidarietà viene spesso confusa con l’assistenzialismo. Il nostro prossimo ha valore in se stesso e non può dipendere interamente da noi né dal nostro aiuto.

La nostra carità non deve invalidare l’altro, bensì portarlo a sanare le sue ferite. A prendersi cura di se stesso affinché possa poi vivere la carità non soltanto persona amata, ma anche come colui che ama. Abbiamo tutti la capacità di amare.


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8. Amare il prossimo significa riconoscere il suo valore

Non amiamo per pietà. Né perché il nostro prossimo è un essere limitato che non può badare a se stesso e non capisce nulla della vita.

San Paolo ci dice: “Ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Filippesi 2, 3-5). Amare caritatevolmente implica che chi è al mio fianco ha valore, è importante e degno di essere amato. Perché Gesù stesso lo ha amato.


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9. La carità è disinteressata

Molto spesso vengono confuse carità e solidarietà. Molti compiono atti di solidarietà per esprimere carità e le associazioni di beneficienza fanno sì che la solidarietà sia visibile e sotto gli occhi di tutti. Spesso vengono dati addirittura degli oggetti che testimonino l’azione compiuta (un adesivo, un braccialetto o un bigliettino) affinché tutti sappiano del tuo bel gesto.

Amiamo perché Gesù l’ha istituito come comandamento. Amiamo perché è il centro della vita cristiana. Amiamo perché abbiamo sperimentato l’amore di Dio. Non facciamo nulla di tutto questo per interesse, per apparire, per dare mostra di noi stessi o per ottenere dei riconoscimenti.


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10. La carità non è soltanto un sentimento buono

L’amore, inteso come dono di Dio, può essere di tre tipi:
– Riconoscente: quando l’intelligenza ci fa capire che Dio è il bene supremo e la nostra volontà l’accetta coscientemente.
– Efficace: quando lo dimostriamo con le azioni.
– Sensibile: quando lo sentiamo nel cuore.
Affinché la carità sia autentica deve essere riconoscente ed efficace, ma non necessariamente sensibile. Perché se siamo caritatevoli in base ai sentimenti, la carità finirà per scomparire definitivamente.
Le realtà spirituali (come la carità) sono più difficili da percepire delle realtà fisiche. Ad esempio potremmo soffrire più per una malattia che per un peccato grave, ma il fatto che non sentiamo dolore per quel peccato non lo rende meno grave.

LEGGI ANCHE: Essere una “brava persona” non è sufficiente


Sant’Agostino disse: “Com’è fatto l’amore? Ha mani per aiutare gli altri. Ha piedi per affrettarsi verso i poveri e i bisognosi. Ha occhi per vedere la miseria e la penuria. Ha orecchie per sentire i sospiri e i lamenti degli uomini. Ecco com’è fatto l’amore”.

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Tags:
amoreassistenzacaritacorrezione fraterna
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