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I cristiani chiedano scusa per le persone gay emarginate, i poveri, le donne sfruttate, le tante armi benedette

Andrea Tornielli - Vatican Insider - pubblicato il 26/06/16


Benedetto XVI è Papa emerito, lui ha detto chiaramente quell’11 febbraio che dava le sue dimissioni a partire dal successivo 28 febbraio. Che si ritirava ad aiutare la Chiesa con la preghiera. Benedetto sta nel monastero, pregando. Sono stato molte volte a trovarlo, ci sentiamo per telefono, l’altro giorno mi ha scritto una letterina facendomi gli auguri per questo viaggio. Ho già detto che è una grazia avere in casa il nonno saggio. Lui per me è il Papa emerito, è il nonno saggio, è l’uomo che mi custodisce le spalle e la schiena con la sua preghiera. Mai dimentico quel discorso fatto ai cardinali il 28 febbraio quando disse: “Tra voi c’è il mio successore: prometto obbedienza a lui”. E lo ha fatto! Poi ho sentito, ma non so se è vero, dicerie su alcuni che sarebbero andati da lui a lamentarsi per il nuovo Papa e li ha cacciati via con il suo stile bavarese. Se è vero, è ben trovato, perché è un uomo di parola, è retto. È il Papa emerito. Ho ringraziato pubblicamente Benedetto per aver aperto la porta ai Papi emeriti. Oggi con questo allungamento della vita si può reggere una Chiesa a una certa età e con gli acciacchi? Lui ha aperto questa porta. Ma c’è un solo Papa, l’altro è emerito. Forse in futuro potranno essercene due o tre, ma sono emeriti. Dopodomani si celebra il 65° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Benedetto. Ci sarà un piccolo atto, con i capi dicastero, perché lui preferisce una cosa piccola, molto modestamente. Io dirò qualche cosa a questo grande uomo di preghiera e di coraggio, che è il Papa emerito, non il “secondo Papa” e che è fedele alla sua parola ed è molto saggio».

Lei ha incoraggio il concilio pan-ortodosso di Creta. Che giudizio ne dà?

«Un giudizio positivo! È stato fatto un passo avanti, non con il cento per cento, ma un passo avanti. Le cose che hanno giustificato la mancata partecipazione di alcune Chiese sono sincere, sono cose che si possono risolvere: i quattro primati che non sono andati volevano fare il concilio un po’ più avanti. Ma il primo passo si fa come si può. Come i bambini, il primo passo lo fanno come i gatti, poi camminano. Il solo fatto che queste Chiese si siano riunite per guardarsi in faccia, pregare insieme e parlare, è positivissimo, io ringrazio il Signore. Al prossimo saranno di più».

Oggi lei ha parlato dei doni condivisi delle Chiese. Visto che andrà in ottobre in Svezia per commemorare il 500° della Riforma, pensa sia il momento giusto non solo per ricordare le ferite da entrambe le parti, ma per riconoscere i doni e forse anche per ritirare la scomunica a Lutero?

«Credo che le intenzioni di Lutero non fossero sbagliate, era un riformatore, forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se leggiamo la storia del Pastor – un tedesco luterano che si è convertito e si è fatto cattolico – vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era corruzione, mondanità, attaccamento ai soldi e al potere. E per questo lui ha protestato, era intelligente e ha fatto un passo avanti giustificando il perché lo faceva. Oggi protestanti e cattolici siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su questo punto tanto importante non aveva sbagliato. Lui ha fatto una medicina per la Chiesa, poi questa medicina si è consolidata in uno stato di cose, in una disciplina, in un modo di fare, di credere, e poi c’era Zwingli, Calvino e dietro di loro c’erano i prìncipi, “cuius regio eius religio”. Dobbiamo metterci nella storia di quel tempo, non è facile capire. Poi sono andate avanti le cose, quel documento sulla giustificazione è uno dei più ricchi. Ci sono divisioni, ma dipendono anche dalle Chiese. A Buenos Aires c’erano due chiese luterane e pensavano in modi diversi, anche nella Chiesa luterana non c’è unità. La diversità è quello che forse ci ha fatto tanto male a tutti e oggi cerchiamo la strada per incontrarci dopo 500 anni. Io credo che per prima cosa dobbiamo pregare insieme. Secondo, dobbiamo lavorare per i poveri, i profughi i rifugiati, tanta gente che soffre, e infine che i teologi studino insieme cercando… Questa è una strada lunga. Una volta ho detto scherzando: io so quando sarà il giorno dell’unità piena, il giorno dopo la venuta del Signore. Non sappiamo quando lo Spirito Santo farà questa grazia. Ma intanto dobbiamo lavorare insieme per la pace».

Nei giorni scorsi il cardinale Marx parlando a Dublino ha detto che la Chiesa cattolica deve chieder scusa alla comunità gay per aver marginalizzato queste persone.

«Io ripeto il Catechismo: queste persone non vanno discriminate, devono essere rispettate e accompagnate pastoralmente. Si possono condannare, non per motivi ideologici, ma per motivi di comportamento politico, certe manifestazioni troppo offensive per gli altri. Ma queste cose non c’entrano, il problema è una persona che ha quella condizione, che ha buona volontà e che cerca Dio.

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