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Brexit, i cattolici bocciano l’uscita dalla Ue

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“La sconfitta del bene comune”. Ecco cosa accade per gli italiani

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La Brexit ha vinto: la Commissione elettorale della Gran Bretagna conferma la vittoria dei Leave con il 51,9% dei voti e il ‘Remain’ il 48,1%. Per la Brexit hanno votato 17.410.742 elettori mentre per restare nell’Ue i voti sono stati 16.141.241.

L’affluenza al referendum viene fissata al 72,2%. Nove delle 12 macroaree che compongono il Regno Unito hanno votato in favore di Leave e contro l’Ue. Remain e’ prevalso soltanto in Scozia, a Londra e in Irlanda del Nord.

Preso atto del risultato, David Cameron ha annunciato le sue dimissioni da premier britannico parlando davanti a Downing Street. Ha assicurato che sarà ancora primo ministro per i prossimi tre mesi e che verrà organizzata in ottobre l’elezione del nuovo leader del partito conservatore.

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COSA ACCADE ORA?

Da 2 a 10 anni

Le norme europee dicono che servono due anni per sciogliere tutti gli obblighi contrattuali prima che un Paese possa ufficialmente uscire dall’Unione. Ma il negoziato per stabilire un nuovo rapporto tra Bruxelles e Londra indipendente potrebbe durare molto di più. Tusk ha avvertito che per ottenere il via libera di tutti i 27 Stati restanti, più il Parlamento europeo, potrebbero volerci altri cinque anni, per un totale di sette. A febbraio il governo di Londra ha detto che per sistemare tutto potrebbero volerci 10 anni.

Si cerca una corsia preferenziale – I promotori del ‘Leave’ mirano a un negoziato veloce e a lasciare l’unione entro fine 2019 (Tgcom.it, 24 giugno).

Posti di lavoro

Secondo molti analisti sono in gioco 3 milioni di posti di lavoro. L’economia britannica rappresenta il 17 per cento della potenza economica della Ue. Londra dovra’ rinegoziare 35 accordi commerciali con altrettanti Paesi mentre nell’attesa gli interscambi obbedira’ alle regole del Wto. Ma i cambiamenti saranno epocali: i pensionati britannici residenti all’estero perderanno i vantaggi garantiti ai membri della Ue, primo fra tutti l’assistenza sanitaria gratuita (Avvenire 24 giugno).

Cambio euro-sterlina

Gli economisti si aspettano una svalutazione della sterlina rispetto alle altre monete: per gli stranieri sarà più conveniente andare a fare le vacanze a Londra e gli inglesi pagheranno un po’ di più i prodotti di importazione.

Italiani in Gran Bretagna

Sono 600.000 gli italiani che lavorano in Gran Bretagna.

1) Chi paga le tasse da più di 5 anni in Gran Bretagna può richiedere un permesso di residenza e la cittadinanza. Molti lo hanno già fatto, prendendo la doppia cittadinanza, britannica oltre che italiana, come consente la legge. Molti di più verosimilmente lo faranno ora, ingolfando la burocrazia del ministero degli Interni britannico: il procedimento, attualmente, richiede tempo e denaro, un anno e almeno mille sterline.

2) Chi non intende restare per sempre, o comunque non ha fatto piani precisi per il domani, potrà probabilmente ottenere un visto di lavoro, da rinnovare ogni due-tre o anche cinque anni, presentando una richiesta da parte del proprio datore di lavoro: come si fa, per esempio, per lavorare negli Stati Uniti (La Repubblica 24 giugno).

Italiani che vogliono emigrare

Per chi vuole emigrare nel Regno Unito, in futuro, le cose saranno più complicate. Tanti ragazzi italiani non potranno più venire a Londra, trovare una sistemazione provvisoria e mettersi a cercare un lavoro. Il lavoro bisognerà cercarlo e ottenerlo prima di partire. Fare il free-lance in Inghilterra, in qualunque campo, diventerà più difficile

Italiani turisti

Quelli che ci vengono per turismo. Non cambierà niente: si continuerà a poter andare in vacanza a Londra. Sembra inconcepibile che, almeno per paesi come l’Italia, la Gran Bretagna richieda un visto turistico, anche perché altrimenti pure gli inglesi avrebbero bisogno di un visto per andare in vacanza in Italia. Molti paesi al di fuori dell’Unione Europea, del resto, possono visitare per turismo la Gran Bretagna senza un visto. Gli italiani andranno in vacanza a Londra come vanno negli Stati Uniti e in tanti altri posti: senza visto.

 

Gli umori quest’oggi in Rete

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